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Annulli muti di Massa Marittima:
quanti sono ?


di Antonio QUERCIOLI

 

 

L’argomento di questa breve comunicazione (riunione A.S.P.O.T. del 27/01/2008 – Siena) verte sui bolli “muti” che annullarono occasionalmente i francobolli toscani nell’Ufficio postale di Massa Marittima.
Di tali impronte, fino a pochi anni fa, se ne conoscevano soltanto due, ma poi ne è stata catalogata una terza alla quale è stato assegnato un indice di rarità molto alto. Dato che questa novità ha stuzzicato la mia curiosità, ho cercato da qualche tempo, ma invano, di averne maggiori notizie e soprattutto di poter acquisire delle riproduzioni fotografiche inequivocabili.
Gli annulli muti descritti erano, fino al 1996, quello quadrangolare a punti e quello rettangolare a piccoli rombi (fig. 1).
 


FIGURA 1 (da Bargagli Petrucci)
 


Il primo, assai raro, è costituito da 49 punti più o meno regolari e misura circa 16x17 mm. Questa bella lettera del 1855 ne è forse la migliore riproduzione esistente (fig. 2).
 


FIGURA 2
 

L’altro è costituito da 34 piccole losanghe (o rombi che dir si voglia) disposte in sette file parallele (sei di cinque segmenti ed una di quattro). Le sue dimensioni sono di 14x21 mm; quando è nitido risulta esteticamente piacevole (figg. 3a e 3b).


FIGURA 3a

 

FIGURA 3b
 


Questo annullo non è raro e lo si trova facilmente sui francobolli granducali a partire dal 1855 e poi su quelli del Governo della Toscana, abbinato prima al doppio cerchio granducale II° tipo e successivamente al doppio cerchio definitivo III° tipo. La lettera della figura 4 è del 18 Maggio 1855 e anticipa di quattro mesi la prima data nota al Bargagli Petrucci.
 


FIGURA 4

 


Questo annullo fu adoperato eccezionalmente anche in arrivo per evitare il riuso fraudolento di francobolli annullati leggermente, come nella lettera della figura 5, partita da Pitigliano e diretta a Massa Marittima.
 


FIGURA 5
 


L’inserimento di una nuova impronta avvenuto qualche anno fa nel catalogo Sassone degli Antichi Stati è preceduto da un piccolo antefatto che mi tornò a mente quando notai questa aggiunta.
Infatti, nel 1996, in una nota rivista filatelica, un lettore chiedeva lumi circa un inedito annullo “a sette sbarre” che compariva su una lettera in suo possesso (fig. 6). L’esperto rispondeva in senso un po’ sibillino senza accorgersi che non si trattava affatto di un’impronta a sette sbarre, bensì del comune annullo rettangolare a piccoli rombi!
 


FIGURA 6 (da “Il Collezionista-Francobolli” n° 7/8 1996)
 


Da quando però, poco tempo dopo, il Sassone ha catalogato fra gli annulli di Massa Marittima anche quello a “sette sbarre ravvicinate” di lunghezza 23 mm (larghezza e spessore delle sbarre non specificate) valutandolo prima “R” e successivamente “2R”, mi sono dato da fare per averne maggiori notizie e per ottenerne una sicura riproduzione fotografica, anche perché, avendo abitato ed esercitato la mia professione per un ventennio a Massa Marittima, sono stato sempre interessato in modo particolare a tutto quanto riguarda la storia postale di quella bella città medievale. La mia ricerca è stata inutile fino a quando, assai recentemente, è comparsa in circolazione una lettera del 1857 (fig. 7) descritta come recante il molto raro annullo a sette sbarre.
 


FIGURA 7
 


Purtroppo anche questa per me è stata un’altra delusione: infatti l’annullo altro non è che il muto rettangolare a piccoli rombi, magari non molto bene impresso e forse un po’ strisciato; tuttavia si nota benissimo il vuoto fra i vari segmenti di cui è composto. Anche le dimensioni del rettangolo non lasciano dubbi: sono le stesse. Ad una osservazione molto superficiale può dare l’impressione di essere composto da sbarre poco inchiostrate; però è strano, anzi direi impossibile, che vi siano tante interruzioni d’inchiostro su tutte e sette le sbarre. Il particolare ingrandito (fig. 8) mostra piuttosto chiaramente che l’annullo è composto da sette serie parallele di segmenti romboidali.
 


FIGURA 8
 


In conclusione, ho un forte sospetto che il “muto a sette sbarre” di Massa Marittima non esista, anche in base all’esperienza di molte lettere partite da quell’ufficio che mi sono passate tra le mani, sia del periodo granducale che di quello del Governo della Toscana.
Tuttavia, non potendone escludere del tutto l’esistenza, accetterei sicuramente di buon grado di essere smentito (magari su questa nostra rivista) se messo di fronte a prove sicure relative alla tardiva “scoperta” di questo annullo.
 

 

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