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Le nostre collezioni in Mostra
Per Espresso, la posta privata del Granducato e della Toscana dipartimentale
di Roberto MONTICINI e Franco STOCCHI

La collezione è stata esposta al Museo Nazionale del Collezionismo Storico di Arezzo in occasione della mostra: "La posta di Arezzo ed in Toscana" per ricordare quando nell'ottobre del 1816, l'"Uffizio di Posta" di Arezzo era ufficialmente entrato a far parte del sistema postale granducale.

Fino a tutto l’800 si definiva così una persona espressamente inviata a portare o recapitare una lettera. A causa del costo elevato, non era considerato un’alternativa al servizio pubblico, tanto che non rientravano nelle privativa postale “le lettere che una persona spedisce ad un’altra per mezzo di espresso” (da http://www.accademiadiposta.it/it/dizionario-postale-e-filatelico-italiano/lettera-e.html).

Quando la posta era “pressante” ed il corriere era già partito e non vi erano altri corsi giornalieri, si ricorreva a:
Pedoni e staffette espresse che andavano a piedi, coprendo anche lunghe distanze, oppure a cavallo.
Il costo era maggiore del normale corso di posta.
Vi ricorreva sia la pubblica amministrazione sia il privato, anche gli uffici postali e la Soprintendenza Generale della Posta di Firenze.
Normalmente non compaiono segni di tassa o bolli postali sulle lettere.
Non esisteva una regolamentazione, poteva pagare il mittente o il destinatario, normalmente una parte l’uno e una parte l’altro.
Pagando il destinatario vi era maggior sicurezza che il pedone consegnasse nei tempi e nei modi concordati con il mittente.

 


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