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il musicalista
il personaggio del mese: MARZO 2017
Luigi TENCO

IL PERSONAGGIO

Una vita breve, quella di Luigi Tenco. Breve e tormentata fin dalla nascita, avvenuta il 21 marzo 1938 a Cassine, un piccolo paese della bassa valle della Bormida, in provincia di Alessandria.

Qui la madre Teresa, separata dal marito e impiegata come cameriera presso una ricca famiglia torinese, era tornata dopo il licenziamento dovuto alla scoperta di una sua relazione con il figlio adolescente dei suoi datori di lavoro. Fu proprio da questa relazione che Luigi nacque, e l'opposizione delle due famiglie gli negò il riconoscimento che pure il padre naturale voleva dargli. Prese così, secondo le leggi in vigore all'epoca, e nonostante questi fosse morto in un incidente ancor prima della sua nascita, il cognome del marito della madre.

Trascorsi gli anni della prima infanzia a Cassine e nella vicina Ricaldone, si trasferì con la madre a Nervi nel dopoguerra, e a Genova studiò, prima al Liceo Classico e poi allo Scientifico, fino a conseguire la maturità nel 1956. Due successivi tentativi di carriera universitaria (Ingegneria e Scienze Politiche) si conclusero con un nulla di fatto, ma ancor prima di terminare il liceo il giovane Luigi aveva trovato la sua strada, quella della musica.

Già nel 1953, appena quindicenne, aveva infatti fondato il suo primo complesso, la Jelly Roll Boys Jazz Band, ispirata nel nome a "Jelly Roll" Morton, con un repertorio dove spiccavano Nat "King" Cole e Edouard "Kid" Ory, e nella quale si trovò a suonare un altro futuro grande esponente di quella che sarà chiamata la "scuola genovese": Bruno Lauzi.

Luigi suonava il clarinetto e il sax, e proprio in veste di sassofonista collaborò nel 1957 col Modern Jazz Group, la cui chitarra elettrica era un diciassettenne Fabrizio De André. Nel 1958 entrò a far parte dei Diavoli del Rock, dove incontrò Gino Paoli e con lui si trasferì un anno dopo a Milano. Qui conobbe il cantautore livornese Piero Ciampi e, grazie a Giampiero Reverberi, iniziò a lavorare come arrangiatore per la casa discografica Ricordi.

Come molti degli artisti che in quel periodo gravitavano intorno alla Ricordi, prese alloggio alla Pensione del Corso in Galleria del Corso 1, che divenne ben presto il ritrovo di molti cantanti destinati di lì a poco a raggiungere la notorietà, come Enzo Jannacci, Lucio Dalla e Ornella Vanoni. Fu in questo ambiente che la sua vena di musicista e autore di testi maturò definitivamente, fino alla pubblicazione del primo 33 giri nel 1962.

Impronta musicale di stampo nettamente jazzistico, che lo contrapponeva ai suoi amici genovesi più inclini a seguire vene di ispirazione francese, e testi aspri, scomodi al punto di cadere sotto la scure della censura RAI: il personaggio di Luigi Tenco era ormai quello del cantautore bello e maledetto.

Un successo dopo l'altro, da Mi sono innamorato di te a Cara maestra, da Vedrai vedrai a Un giorno dopo l'altro, da Io sì a Lontano lontano. Fino al contratto con la più grande casa discografica italiana, la RCA e alla partecipazione al Disco per l'Estate 1966. Poi l'incontro con Dalida, nata al Cairo da genitori calabresi e cantante sulla cresta dell'onda in Francia con 10 milioni di dischi venduti e il Festival di Sanremo del 1967.

Partecipò in coppia con Dalida, con la quale si diceva avesse una storia d'amore che però la cantante non confermerà mai, con la canzone Ciao amore ciao. Il brano non incontrò il gradimento del pubblico e degli organizzatori, e fu estromesso dalla serata finale in favore de La rivoluzione, di Gianni Pettenati.

Era quasi la mezzanotte del 26 gennaio 1967: poche ore dopo fu proprio Dalida a trovare Tenco morto, nella sua camera di albergo, per un colpo di arma da fuoco alla tempia destra. Sulla scena di quello che fu subito catalogato come un suicidio, venne ritrovato questo biglietto: "Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt'altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi."

Tuttavia le gravi deficienze nelle indagini (valga per tutte la rimozione e il successivo riposizionamento del corpo nella stanza) hanno contribuito negli anni successivi, e fino ai giorni nostri, ad alimentare una serie di teorie (tra cui quella dell'omicidio a scopo di rapina) più o meno plausibili.

Tra gli amici e i colleghi più vicini a lui, la tesi del suicidio sembrò attendibile. Solo pochi mesi dopo il suo amico Fabrizio De André la sposò pubblicamente dedicandogli i versi della sua Preghiera in Gennaio:
Signori benpensanti, spero non vi dispiaccia
se in cielo, in mezzo ai Santi, Iddio, fra le sue braccia,
soffocherà il singhiozzo di quelle labbra smorte,
che all'odio e all'ignoranza preferirono la morte.

LA MELODIA

Le note, le parole e l'inconfondibile e struggente "fischiato" finale di Un giorno dopo l'altro hanno accompagnato nel 1966 il commissario Maigret nelle sue lente passeggiate lungo i quais della Senna, in apertura degli episodi della seconda delle quattro serie magistralmente interpretate da Gino Cervi per la regia di Mario Landi e la produzione di Andrea Camilleri.

IL FRANCOBOLLO

Emesso dalle Poste Italiane
il 27 gennaio 2017
nel 50° anniversario della morte

Unificato 3810
Dentellatura 11