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1849 - Garibaldi in Toscana

di Giuseppe Pallini

Come è noto il 29 e 30 giugno del 1849 le truppe francesi del generale Oudinot sferrarono l’assalto decisivo che pose termine alla breve avventura della Repubblica Romana e permise la restaurazione del legittimo Governo pontificio. Giuseppe Garibaldi, che si era battuto generosamente fino all’ultimo, lanciò ai suoi un epico e disperato appello e uscì da Roma la sera del 2 luglio alla testa di una colonna di quattromila uomini, che via via andarono disperdendosi tantochè dopo qualche giorno di marcia erano già ridotti alla metà. Raggiunta Terni, avanzarono verso la frontiera toscana sconfinando nel Granducato, dove il generale e i suoi non furono da tutti ben accolto: Arezzo si rifiutò di farli entrare in città, confermando, sia pure con un episodio di poco conto, la sua vocazione lealista che mezzo secolo prima aveva dato luogo alla sfortunata epopea del “Via Maria”. Garibaldi, anche per evitare il contatto con le truppe austriache provenienti da nord, dovette attraversare avventurosamente l’Appennino e continuare la fuga disperata, nel corso della quale perse la compagna Anita, e che si concluse dopo molte peripezie con l’imbarco in Maremma e lo sbarco a Chiavari.

Del suo passaggio in Toscana si trovano tracce anche nel fondo R. Poste dell’Archivio di Stato di Siena.

Il 22 luglio 1849, la Soprintendenza Generale delle Poste scrive alla Direzione di Siena: “Sapendo che Montepulciano è occupato da una banda del Garibaldi, e che lo stradale fra codesta e quella Città è infestato dal altre bande del medesimo, non dubito che S.V. Ill.ma non avrà proceduto e procederà colla dovuta prudenza nel fare le spedizioni ordinarie e straordinarie per quelle parti, dando agli incaricati del trasporto dei dispacci, e ai diversi Titolari quelle istruzioni che crederà più convenienti alle circostanze. Specialmente richiami la sua attenzione sulla spedizione delle corrispondenze officiali, politiche o militari, che potrebbero correr pericolo di essere intercettate; e riguardo ai provvedimenti da prendersi in proposito, la invito ad interessarsela con desta Autorità Politica e Militare. Il piego di codesto Uffizio del 20 corrente, come ella avrà già potuto sapere dal Nispi, fu a Montepulciano visitato per ordine del Garibaldi, e furono aperte le lettere delle quali ad ogni buon fine ed effetto, le trasmetto la nota.”
Il nominato Nispi era il R. Distributore di San Quirico, di lui però non ho rintracciato alcuna comunicazione. Le preoccupazioni del Soprintendente erano tutt’altro che ingiustificate, come dimostra un rapporto della Prefettura di Siena “sul fatto accaduto Domenica scorsa 22 corrente”, spedito al Direttore della Posta il 28 luglio.Da esso risulta come dall’Uffizio Postale di Siena fosse stato ordinato “un cavallo con Postiglione per spedirsi ad Arezzo con un plico”, preavvisando l’incaricato, Alessandro Landi, del pericolo di incontrare “gli armigeri di Garibaldi”. Giunto a Palazzolo, l’oste gli consigliò una strada traversa che conduce all’Olmo e gli dette anche una guida per un certo tratto di strada, ma arrivato all’Olmo “circa le ore 10 di sera, all’improvviso si sentì dire “chi va là” e si trovò in mezzo ad una cinquantina di armati con il grosso della colonna lì presso, e subito li fu levato il cavallo e il plico diretto alla Posta di Arezzo”. Il Landi fu messo in mezzo alla colonna “…dicendogli di volerlo fucilare”, ma il Martedì notte riuscì a fuggire “….lasciando cavallo e cappotto, e a forza di cadute saltar balze, li riuscì di ricoverarsi in una casa di un contadino, che il di lui podere si nomina San Firenze, che li fu dato ospitalità e quindi si portò ad Arezzo.”
Certamente la riferita minaccia di volerlo fucilare, se veramente vi fu, venne fatta solo per intimorirlo o per ridere alle sue spalle, ma è certo che il povero Landi si prese una bella paura, e più tardi ricevette un indennizzo. Infatti, il 4 settembre la Soprintendenza ordina alla Direzione di Siena che “…..sia corrisposta al Postiere di Siena la somma di zecchini 25 a compenso del di lui cavallo bardato che rimase in mano alle bande di Garibaldi la sera del 22 Luglio corr. E al Postiglione Alessandro Landi pel pericolo corso e pastrano perduto in quella circostanza siano dati quattro zecchini”
Risulta che il cavallo fosse di proprietà del Postiere David Magioni di Radicofani, che mandò al Direttore una lettera di ringraziamento.
C’è poi una lettera, in data 23 luglio 1849, del R. Distributore di Radicofani, Luigi Barsanti: “Mi faccio un dovere render conto a S.V. Ill.ma che atteso le circostanze di essere entrato in Toscana il gen. Garibaldi con una sua colonna, e che trovavansi in questi pressi, e tale notizie mi giunse il Venerdì 20 corrente ove io mi trovava in permesso a Pisa; dietro ciò mi decisi il Sabato portarmi alla Capitale per quindi fare ritorno al mio posto prima del tempo statomi prefisso.”
Così il “pericolo Garibaldi” dette modo a un modesto impiegato postale di dimostrare il suo zelo e il suo attaccamento all’incarico ricoperto. Altri tempi.

Rif. A.S.S. – Fondo R. Poste, N. 78


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