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Io colleziono PERFIN
(da L'Arte del Francobollo n. 60/2016, per gentile concessione Unificato/Cif)
di Gianluigi RONCETTI

Si, io colleziono “perfin”, quei francobolli in passato molto bistrattati, il più delle volte cestinati, in quanto non integri e quindi considerati difettosi.

Ho cominciato a collezionare francobolli, come usava una volta, sin da ragazzino e accumulavo tutto ciò che riuscivo a reperire, dalla corrispondenza di genitori e amici, e da qualsiasi parte del mondo pervenisse.
Crescendo mi sono iscritto ad alcune associazioni filateliche dove si effettuava lo scambio di francobolli e di informazioni sul modo migliore di classificare tutto il materiale accumulato: per paese, tematica e via dicendo.

Mi sono appassionato a studiare le serie cosiddette ordinarie in quanto, durando più a lungo il periodo di validità postale, spesso si doveva ricorrere a ristampare i valori che si esaurivano prima di altri, creando francobolli simili ma non in tutto e per tutto uguali. I francobolli, mi hanno insegnato i collezionisti più esperti, che andavano osservati davanti, dietro e di fianco per dire che occorreva osservarli sotto tutti i punti di vista, le filigrane, diverse tra loro, la loro posizione (dritte, capovolte, laterali a destra e a sinistra) per cui occorreva avere molto materiale da poter “studiare”.

In questo contesto mi approvvigionavo di francobolli ordinari, i cui prezzi per le loro tirature molto alte, erano molto bassi e quindi acquistavo le cosiddette “mazzette” (pacchetti di 100 francobolli tutti uguali) per cercare, appunto, quelli diversi dal francobollo tipo.

Di seguito esempi di confezionamento delle mazzette, legate con cordoncino molto sottile oppure, più comunemente, da una striscia di pergamino trasparente, da un elastico ecc.

E’ in queste mazzette che ho trovato moltissimi francobolli perforati che, anziché fare come facevano i più, cioè buttarli, li ho in un primo tempo raggruppati in varie buste e, dopo molto tempo, quando ho scoperto l’esistenza di un primo catalogo dei Perfin (Cerruto - Ed. 1988), ho cominciato a suddividerli e classificarli per sigla in rigoroso ordine alfabetico.


Un pò di storia per capire chi ha inventato questo sistema, il paese che per primo a cominciato a utilizzarlo, la ragione per cui venivano perforati ed infine perché si chiamano perfin.

L’inventore del primo perforatore è stato mister Joseph Sloper in Gran Bretagna nel 1858 e quindi i primi ad utilizzarli sono stati gli inglesi, seguiti successivamente da buona parte delle nazioni europee.

Lo scopo era quello di cautelarsi e prevenire furti od usi impropri da parte delle aziende che, dato l’importante numero di colonie che la Gran Bretagna possedeva, dovevano fare un uso molto cospicuo di francobolli per poter svolgere il loro lavoro dovendo comunicare costantemente con clienti, fornitori e tutte le altre attività che richiedessero scambio di corrispondenza.

Le sigle utilizzate per questo paese è in assoluto il primo come numero, infatti, ne risultano catalogate circa 25.000 seguite dalla Germania, circa 1450 poi Stati Uniti e via via altri paesi europei e d’oltremare.

Si chiamano perfin dalle iniziali della dicitura inglese PER(forated) IN(signe) cioè dalle iniziali delle ditte.
L’Italia ha cominciato a perforare i francobolli negli anni 1882 - 1883 ma sono poche le ditte che hanno cominciato ad utilizzare i perforatori in quegli anni, successivamente l’idea ha preso campo facendo si che le più importanti aziende decidessero di adottare questo sistema.

Venivano perforati, non molti per la verità, gli interi postali, le marche da bollo e fiscali in genere.

Vi sono perforazioni che hanno per sigla solo la lettera iniziale:

altri con iniziali delle aziende su una riga, su due righe, in caratteri normali e, finora conosciuta una solo sigla, in corsivo:

sigle che hanno tutto il nome per intero:

altre ancora che sono più elaborate, con perforazioni che rappresentano un marchio, un disegno o intreccio delle lettere, e che sono anche abbastanza rare.

Le più comuni sono quelle delle due banche più popolari e con maggiori agenzie in tutta Italia: Banca Commerciale Italiana e Credito Italiano che hanno una numerosa varietà di perforazioni differenti e che qui sono minimamente raffigurate.

Attualmente il numero delle sigle che sono state recensite sono circa 1350/1400 ma non per tutte si è riuscito a risalire agli utilizzatori. Per avere la certezza della paternità, occorre infatti trovare documenti intestati e cioè buste, fatture, lettere di vettura, ecc.

Durante il periodo bellico l’uso dei francobolli perforati è stato sospeso in quanto poteva essere veicolo di “messaggi cifrati” ed è stato ripreso poco per volta a partire dal periodo della Luogotenenza per ritornare normale a partire dalla nascita della Repubblica.

L’avvento del proliferarsi delle macchine affrancatrici ha fatto sì che le aziende e/o enti varie, non perforassero più i francobolli in quanto, lo scopo per cui era stato ideato questo sistema, è venuto meno; hanno comunque continuato a perforare le marche da bollo, ige ecc.

Si trovano ancora pochi francobolli, soprattutto delle banche, tra gli anni ‘80 e ‘90, l’unica perforazione degli anni 2000 è quella della UFS (Unione Filatelica Subalpina) che nel 2013 ha celebrato un secolo di attività stampando una cartolina che è stata affrancata, appunto, con un perfin (evidenziato in rosso per una maggiore visibilità).

I cataloghi che si sono occupati di questo settore il Cerruto (gia segnalato), Mascellaro (ed. 1991), Hammink (olandese - ed. 1995) e infine il Vaccari (ed. 2000 - aggiornamento 2005 e l’ultimo ed. 2009).

Il catalogo del 2000 del Vaccari è stato corredato dei cosiddetti “trasparenti”, cioè tutte le sigle stampate su fogli in acetato molto sottili che davano la possibilità di classificare con esattezza i perfin su documento, potendoli girare, rigirare e ruotarli sino a che i fori stampati combaciassero in modo perfetto con il francobollo apposto sul documento (in generale buste o cartoline).

Le quotazioni per gli esemplari “sciolti”(staccati), escludendo qualche sigla rara, sono abbastanza basse, salvo la perforazione sia su un francobollo di alto valore di catalogo, per contro i perfin su documento sono nel maggiore dei casi (escludendo le banche già citate) più consistenti.

I francobolli venivano perforati con una “testa”unica, prevalentemente, ed il metodo migliore e più conveniente per risparmiare tempo era quello di piegare i francobolli a fisarmonica e perforali; con questo sistema si trovano perforazioni dritte, capovolte, speculari che però, contrariamente ai francobolli con stesse caratteristiche (filigrane capovolte e/o speculari), non assumono nessun plusvalore.

Altro metodo di perforazione, sempre per risparmiare tempo, era quello di usare una “testa multipla” cioè un perforate che avesse più sigle e quindi perforasse più francobolli contemporaneamente.

 

Questi perforatori erano fabbricati in genere con due sole sigle, ma, credo, che ne esistano anche con tre e forse quattro.

L’unico perforatore che ho potuto esaminare è quello rappresentato sotto il titolo che era in dotazione presso una banca.

Infine un accenno ai perforatori che sembrano a prima vista attrezzi normali di uso corrente ma che, analizzati sotto il profilo tecnico, sono prodotti artigianali di meccanica di precisione.
I numerosi aghi perforanti di cui sono composte le sigle perforano la carta facendo fori di un diametro che va da 0,5 ad un massimo di ± 1 mm.

Naturalmente succedeva, con l’usura, gli aghi molto sottili, la cattiva manualità ecc., qualche perforatore si danneggiasse per cui le sigle potevano essere incomplete e a volte di non perfetta identificazione così come poteva succedere che, per errore, fossero perforati più volte e creare perforazioni per così dire eccentriche; alcuni esempi.

Le modalità di collezionare i perfin sono diverse, per sigle, per serie di francobolli con la stessa sigla, per francobolli emessi nel periodo del Regno o della Repubblica e così via.

Personalmente ho imbastito la mia collezione cercando di avere un francobollo perforato, qualsiasi sia la sigla, del periodo del Regno d’Italia e che si può visionare sul mio sito "Filatelia Specializzata". Anche se qualche francobollo può non essere perfetto, l’importante che la sigla sia integra.

Comunque queste collezioni di perfin, prevalentemente su documento, si possono vedere finalmente nelle manifestazioni sia nazionali che internazionali e ottengono anche punteggi molto significativi, per esempio il noto collezionista, e amico, Carlo Arlenghi ha ottenuto il massimo punteggio: oro, con la sua collezione esposta alla mondiale di Roma 2009.

Dal punto di vista, però, della grafica i perfin italiani non brillano certamente per la fantasia che le aziende hanno messo nella fabbricazione delle proprie sigle; molto lineari, escludendone solamente 3/4, naturalmente basate unicamente sulla praticità mentre i paesi esteri hanno certamente avuto più idee innovative per le loro perforazioni: animali, stemmi, monogramma, bandiere ecc. di seguito solamente una piccola parte di esempi significativi.

In definitiva l’aver raccolto per anni e non avendoli cestinati, posso dire con una certa soddisfazione “io colleziono perfin”.

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