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Facile profeta

sedicesima riflessione di un novantenne


di Giorgio LANDMANS

 

Nel 1958, quando stavano iniziando le emissioni filateliche selvagge e non erano scoppiate le angosce filateliche attuali, io, che ero in quel momento il redattore del nostro omonimo catalogo, scrissi alle redazioni dei cataloghi Yvert & Tellier, Michel, Gibbon’s e Scott se non era il caso di cercare di tentare di emarginare nelle nostre pubblicazioni le emissioni selvagge che molti paesi stavano distribuendo.
Solo qualcuno mi rispose e vai… noi dobbiamo ecc. ecc. e in fondo ben compresi che l’ interesse di una impresa libraria non poteva essere toccata. Gli editori avevano altri interessi da difendere e non la filatelia. Io parlavo dal punto di vista filatelico e mi si rispondeva (qualcuno, ma non tutti) dal punto di vista editoriale… persone a spasso e così via …
Già la filatelia. E dietro l’ angolo il pensiero … dai, dai, facciamo soldi ….
E alla fine anche questa viene chiamata democrazia.

Così successe che io accettai, dietro insistenza di un amico giornalista, di divenire redattore della rubrica filatelica su “Il Giorno” appena nato.
Dopo vari articoli a diffusione della passione filatelica (come raccogliere, come lavare i francobolli e così via) ricevetti una lettera dal sig. Veschi, credo allora gerente delle nuove emissioni italiane, che mi chiedeva di inserire in mie rubriche anche le notizie delle nuove emissioni italiane (….che costano fatica alle maestranze addette, vi si aggiungeva…).
Io risposi che tutti i giornali riportavano in quei tempi tali notizie per cui io avevo accettato quell’ incarico per parlare di filatelia intesa come diffusione di un gioco che sarebbe dovuta sfociare in una attività apportante cultura. E per cultura io intendo conoscere la conoscenza.
Naturalmente la redazione de “Il Giorno” mi dette il ben servito.

Sia ben chiaro, io non scrivo oggi queste cose per ottenerne un qualche beneficio morale o materiale, ma … mi dispiace ora dover vedere che le poste, di tutti i paesi del mondo, sputino in continuazione nuovi francobolli e ancora nuovi francobolli e quasi sempre con tematiche di una inutilità che ben rappresenta i loro capi.
Anche se l’ uso effettivo dei servizi postali si è oggi altamente ridotto, resta in me quel desiderio di riuscire a concretizzare una corretta diffusione del “gioco filatelico” che dovrebbe svilupparsi come fatto che apporti cultura.

Oggi i servizi postali vengono affidati a …e quindi i costi postali di conseguenza aumentano …

Nel momento del boom sviluppato da incauti o affamati individui talvolta appoggiati da giornali e giornalisti dovetti subire le ansie pecuniarie che mi contornavano e tentai di fare una scuola di filatelia.
Ma tutti, ma quasi tutti erano studenti che avrebbero voluto conseguire un qualche utile finanziario e possibilmente a breve scadenza.
Essere soli in un mondo che vive in altro modo, un mondo che intende le cose attraverso un filtro particolare che vive con altro scopo, mi fece comprendere d’ essere io il personaggio “fuori” ed essere io quello che non vuole capire.
Ora riprendo in mano la penna, ora che il nero si sta diffondendo e il gioco filatelico viene scartato anche dai bambini, e ora dico che basta.
Fate la vostra collezione. Sereni, tranquilli. Evitate di collezionare valori (si chiamano ancora valori …. brutta bestia da ….) di emissioni recenti, quelle, diciamo, degli ultimi 50-60 anni.
Forse io ancora giustifico San Marino ed il Vaticano che ci devono vivere sopra, ma …
Una raccolta di francobolli si può fare anche spendendo molto poco (i valori annullati oggi sono quasi sempre dimenticati) ma quell’ attenzione sia manuale che mentale che essi ti richiedono sono un suggerimento all’attenzione (cosa questa che diventerà una sorta di inevitabile meccanismo all’ attenzione che in un giovane durerà, lui inconscio, per tutta la sua vita).
E non basta questo, ma oggi sono stanco e forse continuerò questa mia chiacchierata un altro giorno…


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