storia postale



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Quel 25 aprile 1945 a Salutio

di Roberto MONTICINI

La Signora I.S. quando quel 25 aprile 1945 ha spedito la sua raccomandata non avrebbe mai immaginato che quel giorno sarebbe rimasto nella memoria di tutto il popolo italiano: proprio quel giorno, dopo le insurrezioni partigiane di Genova, Milano e Torino, l’esercito nazi-fascista si era arreso ed aveva iniziato a lasciare l’Italia ponendo termine all’occupazione tedesca.

Proprio quel 25 aprile 1945 verrà celebrato come data ricorrenza della Liberazione.

La Signora I.S. non sapeva neppure che quella raccomandata sarebbe stata un po’ speciale: è correttamente affrancata per L. 7 (L. 2 per la tariffa lettere + L. 5 per la raccomandata) con tre francobolli da L. 2 della vecchia serie Imperiale ed un francobollo da L. 1 della nuova serie senza fasci. I francobolli sono stati poi annullati dall’ufficio postale di Salutio riesumando il vecchio bollo corsivo di collettoria, che aveva sostituito il cerchio grande ed il guller andati probabilmente dispersi durante il periodo bellico.



Il bollo lineare corsivo di collettoria di 2ª classe risulta oggi pressoché introvabile: Salutio è una frazione del Comune di Castel Focognano che conta pochi abitanti.
Il Gaggero - Mondolfo riporta l'esistenza di un bollo esagonale di collettoria di 1ª classe, con relativo punteggio, mentre nei quaderni di Lodovico Josz (1) non troviamo il bollo esagonale, ma quello a cerchio grande come quello sopra riportato: evidentemente l'U.P. di Salutio non ha mai avuto un bollo esagonale.
L’uso del bollo raccomandato in cartella, utilizzato normalmente dei primi anni di Regno, permette alla lettera di essere ancor più apprezzata anche se sorge il dubbio che l’ufficio postale di Salutio l’abbia mai posseduto davvero in quanto il suo passaggio a collettoria di 1° classe è avvenuto il 1° luglio 1889; questa tipologia di bollo “raccomandato” è comunque presente nei quaderni di Lodovico Josz (1), quindi teoricamente lo potrebbe aver ricevuto insieme al bollo grande cerchio. Altra ipotesi è quella che, andate disperse le dotazioni dell’ufficio durante la guerra (escluso i valori postali detenuti sicuramente in casa), il Direttore della posta abbia ricevuto il bollo in prestito dal collega del vicino ufficio di Rassina.
Ho già avuto modo di osservare una lettera similare alcuni anni fa nella “posta dei lettori” di Cronaca Filatelica o de Il Collezionista. Di questo esemplare conservo la fotocopia: la lettera è pressoché simile nell’aspetto a quella or ora descritta: bollo corsivo di collettoria di Salutio utilizzato come annullatore, raccomandato in cartella, impronta di collettoria accompagnata da un datario. Questa lettera porta la data 8 febbraio 1945, quindi 76 giorni prima della nostra protagonista precedente. La tariffa è quella valida fino al 31 marzo 1945: tariffa lettere L. 1 a cui vanno aggiunte L. 2,5 di raccomandazione; cambia il numero manoscritto della raccomandata: N° 5 in quella dell’8 febbraio, N° 20 in quella del 25 aprile, l’ufficio ha trattato in media una raccomandata ogni 5 giorni.
La lettera dell’8 febbraio è accompagnata dal bollo A.C.S. che veniva apposto, nei territori liberati dagli Alleati, sulla corrispondenza che transitava dall’Ufficio di Censura senza che fosse stata ispezionata. Il bollo A.C.S. è normalmente riconosciuto nella sigla di “Allied Censorship Service” ma una recente interpretazione lo farebbe risalire ad “Allied Censorship Station” ovvero Ufficio di Censura Alleato. Sull’argomento rimando al forum dell’AICPM (2).
La lettera del 25 aprile è invece accompagnata da un bollo di censura il cui numero non è ben decifrabile, appartiene a quelli che si chiamano "Bolli a ponte", sembra si tratti del numero 8858 della Regione Toscana, individuabile dal numero 8000. I bolli indicano il transito dall’ufficio di censura, che non sempre però apriva e controllava. La regione Toscana, come creata dagli Alleati, comprendeva 4 "station": Livorno con i numeri dal 8000 al 8199, Grosseto dal 8200 al 8249; Siena dal 8250 al 8449 e Firenze con i numeri dal 8699 al 8999. L'8858 era quindi di Firenze, Arezzo non era evidentemente contemplato anche se nella serie 8000 è rimasto un vuoto, sembrerebbe forse non attribuito, dal 8450 al 8698.


(1) Lodovico Josz, a cura di Paolo Saletti, Edizione Poste Italiane – Filatelia, Roma 2013.
(2) http://forum.aicpm.net/viewtopic.php?f=28&t=151.

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