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Il valore di una lettera
Lucignano 28.1.1944

Roberto Monticini (Il Monitore della Toscana n. 30)
Le "divise uniformi" degli impiegati
delle Poste Granducali - 1835

PERCORSO: Storia postale di Toscana dal 18 marzo 1861 > questa pagina > Curtatone e Montanara e la P.M. toscana

Leggi a piè di pagina la nota all'articolo di Martino La Selva.

Gran parte della mia giornata è dedicata alla gestione di www.ilpostalista.it: mi è davvero difficile trovare il tempo per consultare i cataloghi d’asta, ma per buona sorte, ho amici formidabili e solidali che mi indicano la presenza di lotti che potrebbero interessarmi.
Fabio P., qualche mese fa, mi ha segnalato un lotto, in asta Sammarinese, così descritto: Espresso da Lucignano 28.1.44 a Belluno con aeroespresso 2 l. isolato (A. 73). Non comune. Sor.


Colleziono la posta locale di Arezzo e provincia, ma ancora non ero in possesso di nessuna lettera, in partenza da Lucignano, spedita durante la Repubblica Sociale (1). L’informazione ricevuta suscita il mio interesse, che accende i motori spronandomi a cercare il lotto: identificatolo ne studio bene l’immagine e coinvolgo Fabio nelle mie note di riflessione critiche: “sicuro che sia buono? … come è possibile che si trovi un espresso per posta aerea a Lucignano, se Lucignano non ha un aeroporto? Risulta davvero strano, incomprensibile che sia stato usato proprio questo francobollo (2), infine ma … perché il lotto è così caro?”.

Fabio, con benevolenza, mi rassicura che sarà personalmente presente in asta e quindi osserverà il lotto dal vivo. Puntualmente mi giunge la telefonata: Fabio mi assicura che il pezzo è “buono” e la sua valutazione è determinata proprio dalla presenza di quel francobollo; cogliendo il mio silenzio, scherzosamente aggiunge: “saresti stato più contento se l’affrancatura fosse stata costituita da comuni francobolli dell’Imperiale, vero!?”, poi prosegue: “La lettera ha anche l’interno” (nella descrizione non era stato indicato), di seguito me lo legge e così fuga immediatamente ogni mio dubbio, tanto è che gli chiedo di rappresentarmi in asta per quel lotto.

La “cronaca” narrata è finalizzata a documentare e dimostrare come siano molti e differenziati gli elementi che portano ad elaborare e quantificare quella valutazione monetaria che, soggettivamente, ciascuno di noi può autonomamente e liberamente riconoscere ad una lettera, indipendentemente dal catalogo consultato. Al momento di un acquisto, l’unico catalogo che convalidiamo ed identifichiamo è sempre il medesimo ed è l’economia (calcoli di vantaggi ed oneri): quanto siamo pronti a spendere per beneficiare del godibile piacere (composito di emozioni e stimoli non del tutto razionali) che può derivare dal possedere quell’oggetto?

I valori che ciascuno di noi attribuisce ad un bene sono comunque molti e la loro formula chimica è composta da diversi elementi costitutivi: Fabio dà valore alla lettera perché è presente quel certo francobollo, isolato ed utilizzato in Repubblica Sociale; il mio interesse è dato dal confluire di molti elementi in quella busta: periodo storico, luogo di partenza, presenza del servizio accessorio, disinteressandomi invece al francobollo e proprio da questa carenza di giudizio derivava il mio ritenere eccessivo il prezzo di partenza dell’asta.

Il mio giudizio e, conseguentemente, la mia valutazione è mutata completamente quando ho scoperto la ricchezza storica informativa contenuta nello scritto custodito nella busta, facendo dileguare i possibili indugi ed inducendomi a ritenere congruo quanto ho poi pagato per assicurare alla mia collezione quella lettera.

Tutti i giorni passano a stormi quei cani (3) e i Lucignanesi sfollano a più non posso nelle ore del passeggio per paura che sgancino, del resto non hanno tutti i torti, ho assistito io dalla finestra di sala quanto hanno sganciato a Foiano, credi fu tremendo, ho visto alzarsi nuvole enormi di fumo proprio vicinissime a noi. Per fortuna non ci furono che poche vittime. Noi ce ne stiamo in casa...

La busta che contiene o comunque ha contenuto una lettera, se risulta “ufficializzata” perché completa dei bolli imposti: di partenza, di arrivo, di tariffa assolta, nonché con una data, che automaticamente la colloca nel periodo storico di riferimento, si qualifica come valido documento storico postale.

Una busta, per i motivi più svariati, è normalmente priva dell’interno, ma ciò non toglie che essa abbia comunque tutti gli elementi per essere ritenuta e validata come un documento storico postale. La presenza di un contenuto è ininfluente tant’è che, al momento della vendita, normalmente non ne viene riferito e, qualora sia contenuto, non viene solitamente letto.

Nella nostra “vicenda” la presenza del contenuto è stata determinante per la vendita ed il relativo acquisto dell’oggetto e la sua lettura si è rivelata, come spesso accade, una piacevole ed interessante sorpresa.
Ogni scritto è unico sia perché riferisce cronistorie diverse, sia perché relaziona momenti di esperienze e vissuti personali, che si differenziano sempre da soggetto narrante a soggetto narrante, pur risultando essi collocati nel medesimo contesto storico. Anche l’interesse di chi legge il documento, si differenzia e si dirige automaticamente su strade personalizzate, dominate dalla propria formazione culturale o dalla “curiosità” scientifica, le quali faranno stimare ed amare uno o più aspetti dei riferimenti relazionati: storico, postale, sociale, antropologico, proprio come è accaduto al sottoscritto, che della citata lettera ha apprezzato i contenuti storici, trascurando quelli emotivi che pur vi risultavano espressi.

Comunque qualunque sia il contenuto relazionato da una corrispondenza, esso la fa assurgere a valore di “testimonianza”, in quanto permette di entrare in relazione con il mittente, in empatia tale da condividerne gli stati d’animo e vivere la sua STORIA anche se solo per un breve attimo.

Roberto Monticini
© 12-07-2019

 

NOTE

1) - La Repubblica Sociale Italiana esercitò la propria sovranità nella provincia di Arezzo per circa dodici mesi; Lucignano fu uno dei primi comuni del territorio aretino ad essere liberato: il 2 o il 3 luglio, secondo le Fonti, quindi di fatto la R.S.I. occupò quel territorio per poco più di nove mesi. Le corrispondenze di questo periodo sono molto scarse (dovute anche alle parziali aperture degli uffici pubblici), la maggior parte della popolazione si rifugiava fuori dalle città, cercando scampo e protezione nelle campagne o nelle alture boschive.

2) - Il francobollo in questione era stato emesso il 4 luglio 1934 per assolvere la tariffa di una lettera per espresso da inoltrare per posta aerea; la tassa era composta da £ 0,50 per la lettera, £ 1,25 per l’espresso e £ 0,25 per il servizio aereo, giusto un totale di £ 2. La tariffa rimase in vigore fino al 31 settembre 1944. Se la volontà del mittente era quella di far viaggiare la lettera per via aerea, non la si può considerare una affrancatura di emergenza.

3) - I bombardamenti cui fa riferimento la lettera erano stati disposti dalle truppe americane per bloccare il traffico di mezzi e truppe nell’imminenza dello sbarco di Anzio. Enzo Droandi inizia il cap.6 Quel terribile gennaio del ‘44 (in Arezzo distrutta 1943-44, Calosci - Editore, 2005, Cortona) con questa frase: “Il gennaio del 1944, anche in fatto di bombardamenti aerei, fu il peggiore dei 10 mesi (abbondanti) che intercorsero tra l’armistizio e la Liberazione”.

 

Nota a piè di pagina di Martino La Selva

Con rispetto di chi compila le didascalie della spettabile casa d'aste, l'uso non filatelico del francobollo aero-espresso da 2 lire in RSI è tutt'altro che "non comune". Più in dettaglio per quanti apprezzano e raccolgono gli usi isolati, si tratta certamente di un oggetto di difficile reperibilità.

Il suo prezzo di aggiudicazione in asta, infatti, potrebbe in qualche modo testimoniare all'acquirente l'interesse dei colleghi collezionisti. Anch'io ero in sala durante quell'asta.

Pur considerando che in RSI la posta con riscontro d'avvenuto trasporto aereo ad oggi risulta pressoché pochissima e quasi esclusivamente indirizzata all'estero (tralascerei la linea Venezia-Trieste-Zara perché non riscontro conferma del suo funzionamento), per il tuo oggetto si può ipotizzare la volontà del mittente ad aderire al servizio postale credendo che il mittente non conoscesse l'impossibilità dell'inoltro in via aerea.

La lettera è stata, dunque, trasportata per via terrestre ed è improbabile che la mancanza dei mezzi (aerei, carburante, pezzi di ricambio...) a fine gennaio del 1944 non fossero ben note agli uffici postali.

Ciò considerato, si può anche sostenere un uso emergenziale del valore, ossia 2 lire affrancate in eccesso in luogo delle prescritte 1,75 lire per il solo servizio espresso, al netto dell'invio in posta aerea, giustificabile dal perdurare della carenza di valori per ragioni belliche almeno fino al termine della primavera del 1944, ovvero fino all'ampia diffusione dei francobolli della serie "Monumenti distrutti".

Sul fronte della busta, inoltre, qualcuno (presso l'ufficio postale accettante?) ha impresso la scritta "espresso", non aggiungendo altro circa il servizio aereo.

Per quanto attiene alla prima impressione che ti ha fatto solo inizialmente dubitare della sua originalità, ad ulteriore garanzia di affidabilità aggiungo che l'oggetto faceva parte della collezione Zappalà, stimato collezionista, nonché giovane perito di storia postale.

Quando qualche anno fa essa fu proposta in asta su una nota piattaforma in internet, anch'io provai ad aggiudicarmela ma mi attestai secondo.. o forse persino terzo! Bhè... pazienza! :) .

Martino La Selva
09-03-2021


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