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| Ricordi delle persecuzioni fasciste subite da Arnaldo Pieraccini | |
| di Gustavo Cavallini | |
PERCORSO: Dal Fascismo alla Liberazione > questo articolo Tra l'ultimo scorcio dell'Ottocento e i primissimi del Novecento, l'anomala situazione di Arezzo, fino a quel momento privo di una struttura manicomiale autonoma, approdò a una soluzione. È a questo punto che in quella complessa e travagliata storia si innesta la straordinaria figura del nuovo direttore, Arnaldo Pieraccini. Giunto ad Arezzo nel 1904, Pieraccini azzerò il precedente progetto di costruzione del nuovo Manicomio per procedere alla realizzazione di un Istituto sotto molti aspetti all'avanguardia e gestito con trasparenza ed efficienza. Il suo inserimento sociale passa dai rapporti con gli esponenti politici, amministrativi e sanitari del tempo, fino alla sua partecipazione al governo dei Comune di Arezzo del 1911, fino al tentativo fascista di indicarlo come responsabile morale dei fatti di sangue del paese di Renzino del 1921. Nel 1920 tornò ad essere consigliere per il partito socialista, fino allo scioglimento del Consiglio comunale nel 1924. Durante il regime fu segnalato come oppositore e socialista e pertanto sottoposto alla continua vigilanza della polizia che lo sorvegliava durante i suoi frequenti spostamenti, anche se di carattere professionale, verso Firenze e Perugia, senza tuttavia dar luogo a particolari richiami. Nel 1941, in quanto non iscritto al Pnf, fu forzatamente collocato in pensione ma su immediata richiesta della Provincia venne riassunto con lo stipendio decurtato e la qualifica di avventizio interino con l’incarico di direttore in quanto ritenuto capace, esperto ed insostituibile. Fu reintegrato nel ruolo solo nel 1946. Dopo la caduta del fascismo nel luglio del 1943, analogamente al fratello Gaetano a Firenze, fu tra i promotori della ripresa socialista e il 2 settembre aderì al Comitato provinciale di concentrazione antifascista. Nel luglio del 1944, subito dopo la liberazione di Arezzo, il CLN lo chiamò per un breve periodo alla carica di vicesindaco, mentre parallelamente il fratello assumeva la carica di sindaco del capoluogo toscano. Dal 1946 al 1956 sarà di nuovo consigliere comunale.
Fonti: Wikipedia la libera enciclopedia di internet Gustavo Cavallini |
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