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La posta dei prigionieri di guerra |
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I Displaced Camp dopo la Seconda Guerra Mondiale |
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| Vinicio Sesso | ||||||||||||||
Prima che la Seconda Guerra Mondiale volgesse al termine, quando ormai era certo che la Germania nazista sarebbe stata sconfitta, le forze alleate si posero il problema di come avrebbero gestito nel dopoguerra l’enorme massa di persone presente nei territori occupati dalla Germania e che a causa del conflitto si trovavano lontani dalla propria patria. Di come li avrebbero ospitati e se necessario anche curati in attesa del loro rimpatrio verso i paesi di origine. E quindi fin novembre 1943 gli alleati e le Nazioni Unite firmarono un accordo finalizzato ad assicurare, al termine del conflitto, il soccorso, la nutrizione ed il rimpatrio degli stranieri a vario titolo presenti nei territori occupati dai tedeschi. Parteciparono all’iniziativa l’UNRRA cioè l’Amministrazione delle Nazioni Unite per l’assistenza e la riabilitazione e lo SHAEF, il Quartier generale supremo delle forze di spedizione alleate, che ebbe il compito di individuare e requisire le scuole, le baracche, gli edifici, le caserme che dovevano servire per accogliere quanti presenti nelle zone occupate. Una massa enorme, oltre 11 milioni di persone. Tra essi gli Internati Militari Italiani (IMI). 600.000 soldati italiani catturati dopo l’8 settembre e internati nei lager germanici. Avevano rifiutato di aderire alla RSI e per questo vennero trattati al pari degli schiavi. Lavoratori coatti al servizio del terzo reich. Inoltre prigionieri catturati dalla Germania di diverse nazionalità: francesi, belgi, polacchi, sovietici, jugoslavi. Ma anche civili trattati al pari di schiavi anche loro, rastrellati in Unione Sovietica, Ucraina e Polonia da aggiungere a civili italiani, francesi e olandesi obbligati coattivamente a lavorare nelle industrie tedesche deputate a sostenere lo sforzo bellico. Ma oltre a questi, che comunque avevano una patria e una famiglia che potevano accoglierli, vi erano ancora tanti altri soggetti che non potevano far ritorno nell’immediato ed avevano bisogno di accoglienza per periodi più lunghi. In primis gli ebrei sopravvissuti alla Shoah che dopo essere stati liberati dai campi di sterminio non avevano più un luogo dove tornare. Ma anche internati nei lager per motivi politici o religiosi. Ed infine quanti dall’est Europa erano fuggiti in occidente per non vivere sotto regimi comunisti. Polacchi, jugoslavi, ucraini, sovietici, lituani, lettoni ed estoni. La soluzione adottata fu quella di istituire una serie di campi situati in tutta l’Europa occidentale i cosiddetti DISPLACED CAMP, campi per rifugiati o D.P. Camp (Displaced Persons Camp). Inizialmente furono circa 500 ma a mano a mano che gli stranieri presenti si riducevano a causa dei rimpatri anche il numero dei campi variava in diminuzione. Nel 1950 si erano ridotti a meno di 250, ospitanti gli ebrei senza dimora certa e i profughi dell’est in attesa di ottenere i visti per gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia ed altri paesi del Sud America. La maggior parte dei campi era situata in Germania. Circa 350 campi distribuiti nelle zone di occupazione di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. In Austria, invece, vennero aperti 50/60 campi che dal punto di vista logistico consentivano agevole transito per quanti diretti a sud. 35/40 anche in Italia destinati ad ospitare quanti cercavano di emigrare verso la Palestina o verso l’America.
Il documento di storia postale qui riprodotto è una busta in franchigia militare scritta da un italiano che si trovava in Germania al termine del conflitto. Presumibilmente un IMI. La corrispondenza diretta a Melfi in provincia di Potenza e parte dal 19 D.P. Camp c/o 2.nd BATT. S.W.B. B.L.A. Il mittente, quindi, si trovava nel Campo n° 19 per Persone Rifugiate (Displaced Persons Camp) che era sotto la supervisione del 2° Battaglione del reggimento britannico South Wales Borderers (S.W.B) dell’Armata Britannica di Liberazione (B.L.A.) che operava nell’Europa nord occidentale. Impressi a stampa i timbri CENSURED a dimostrazione che la corrispondenza era stata visionata al fine di accertare che non contenesse informazioni non consentite e il timbro ITALIA per una più rapida individuazione dello stato destinatario. Il 19 D.P. Camp era situato nella Renania Settentrionale Vestfalia, nell’area industriale di Essen ed era costituito da baracche in legno ed in muratura già in precedenza utilizzate per ospitare internati e lavoratori coatti che prestavano la loro opera nelle industrie belliche della Ruhr dove erano situate le industrie belliche della Krupp.
Il retro è un testo prestampato recante la località LIPPSTADT (Westfalen) 29/6/1945 situata a circa 70 km da Essen. Il testo, in italiano e in inglese, sicuramente avrà rassicurato la famiglia in attesa di notizie del proprio caro. La guerra è finita da meno di due mesi e la speranza di tornare presto in Italia si fa sempre più concreta. Queste tipologie di corrispondenze, in conformità alle norme internazionali, in franchigia e venivano distribuite ai rifugiati settimanalmente. Ovviamente non era possibile allegare foto, denaro o ritagli di giornali ed era vietato anche aggiungere altre scritte se non quelle consentite. Venivano raccolte dall’ufficio postale all’interno del campo, trasportate tramite furgoni militari, consegnate al centro di smistamento italiano alla frontiera e consegnata ai destinatari a mezzo della posta italiana. Il mittente della corrispondenza si chiamava Enrico Sassone, manovale. Era nato a Melfi il 21/9/1913 ed era un lavoratore straniero impiegato dalla Trillke-Werken di Hildesheim e assicurato dalla AOK Hildesheim come riportato nella scheda desunta dagli Arolsen Archives.
La Trillke-Werke era una fabbrica segreta di armamenti. Di proprietà del gruppo Bosch, fondata nel 1935, era situata vicino a Hildesheim. Collaborò al riarmo della Germania sfruttando il lavoro forzato. Oltre 3.000 furono i lavoratori coatti o deportati provenienti da tutta Europa ed utilizzati per produrre motori di avviamento, magneti e camion militari. La metà della forza lavoro presente in azienda. Molti di essi erano Internati Militari Italiani (IMI), soldati italiani catturati dopo l'8 settembre 1943 internati negli stammlager della zona (come lo Stalag XI-B di Fallingbostel e assegnati ai distaccamenti di lavoro (Arbeitskommando 6099) e costretti a lavorare in condizioni durissime proprio all'interno delle Trillke-Werke. Al termine della guerra vennero trasferiti nei D.P. Camp e poi finalmente poterono far ritorno nei paesi di origine. Come Enrico, il mittente di questa corrispondenza.
Fonti bibliografiche: Fonti iconografiche: Vinicio Sesso | ||||||||||||||