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La posta dei prigionieri di guerra |
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Le località di domicilio coatto: |
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| Vinicio Sesso | ||||||||||||||
Nicola Alexeyef ma anche Nikolaj Alekseev oppure Nikolaevič Alexeyeff o infine Alexeieff era nato a Mosca il 1° marzo 1895 e la sua vita fu alquanto turbolenta e ricca di misteri. Parte della stessa è riportata sul sito https://www.russinitalia.it/ che cita quali fonti archivistiche l’Archivio Centrale dello Stato, Divisione Polizia Politica, Fascicoli personali, b. 4, f. Alekseew. Condensando le informazioni si rileva che Nikolaj era un giornalista corrispondente della rivista “Vozroždenie" e la sua sede di lavoro era in Francia. Il 24 aprile 1936 venne, però, arrestato con la grave accusa di spionaggio a favore della Germania. Scontò la condanna in carcere fino al 13 aprile 1937 quando venne espulso. Però il 18 giugno 1937 il Tribunale di guerra francese lo assolse dalle accuse. Ormai aveva lasciato il paese dirigendosi inizialmente in Svizzera e poi in Italia. La Polizia politica fascista, ben presto, si interessò a lui acquisendo informazioni riportate poi nella sua scheda personale. Si ricava che era noto con lo pseudonimo di Alì-Babà e tra gli emigrati russi in Italia girava voce che fosse un agente bolscevico implicato, forse, nel rapimento di un generale zarista, Kutepov, ma, probabilmente, anche, nella fuga in America dell’incaricato d’affari sovietico Leon Helfant. Non è chiaro se fosse un uomo d’affari, vendita di pellicole cinematografiche italiane, o anche un informatore degli americani e dell’Opera Volontaria per la Repressione dell'Antifascismo, o Organizzazione di Vigilanza e Repressione dell'Antifascismo oppure Organo di Vigilanza dei Reati Antistatali. Cosa significasse l’acronimo OVRA non è stato mai chiarito ma i suoi compiti erano ben chiari: vigilanza e repressione di organizzazioni sovversive, che tramassero contro il fascismo e lo Stato. L’ultima informazione desunta dal sito relativa al nostro Nikolaj è la sua presenza nel campo di concentramento di Corropoli in provincia di Teramo. Non si conosce quali fossero i motivi e le accuse a suo carico per i quali venne disposto il suo internamento. Incappato anche lui nell’articolo 180 del Codice Rocco che stabiliva che: “Il confino di polizia si estende da uno a cinque anni e si sconta, con l’obbligo del lavoro, in una colonia o in un comune del regno diverso dalla residenza del confinato”. Qualche informazione ulteriore la si desume grazie al ritrovamento delle due cartoline postali inviate per espresso che rilevano la presenza di Nicola Alexeyef il 31/12/1942 a Camerino.
Camerino in provincia di Macerata risulta in “L’altra Italia”, pregevole testo di Luciano Previato tra le località di domicilio coatto.
Le località censite nelle quali è stata accertata la presenza di confinati politici sono circa 600 ma Luciano Previato nel suo “L’altra Italia” ritiene che siano molte di più. Questo tipo di detenzione venne largamente e più diffusamente utilizzato con lo scoppio della guerra in quanto venne utilizzato per detenere le migliaia di cittadini stranieri (soprattutto ebrei) presenti sul territorio nazionale. Case private, alberghi, caserme ed edifici pubblici vennero confiscati per essere adibiti a luoghi di confino per gli ebrei fuggiti dall’est Europa ed ospitati in Italia fino allo scoppio della guerra per essere da quel momento confinati nelle varie località su tutto il territorio nazionale. Con l’8 settembre tutto terminò. Ben altra divenne la condizione degli internati ebrei quando parte della nazione passò sotto l’occupazione tedesca. Come chiarisce Previato nel testo citato, ricostruire l’elenco delle località di domicilio coatto è un lavoro improbo in quanto la disinformazione fascista tese a coprire ed a nascondere questa realtà e ciò è continuato anche negli anni successivi. Per cui scarsissime sono le fonti storiche. Molto più spesso soccorrono le fonti derivanti dal riscontro delle corrispondenze. Tra le poche informazioni ritrovate sul sito www.annapizzuti.it risulta che a Camerino vennero internati complessivamente 48 ebrei, inizialmente donne e bambini, di nazionalità anglo-libica. Ebrei con passaporto inglese deportati dalle autorità italiane. Arrivarono a Napoli a mezzo della motonave Monginevro il 15 gennaio 1942, proseguirono per Roma a mezzo treno. Da qui vennero tradotti a Camerino dove arrivarono il giorno 18 gennaio 1942. La prima notte dentro una stalla, scarsamente vestiti e senza niente da mangiare. La popolazione pur invitata non accettò di ospitarli nelle proprie abitazioni. Successivamente si scelse di ospitarli nella Rocca di Camerino poiché erano in pessime condizioni fisiche e date le temperature rigidissime non avrebbero superato l’inverno in altri luoghi. Vennero poi raggiunte dai mariti e padri. Il 18 aprile del 1944 i tedeschi li prelevarono e li trasportarono a Fossoli. E da qui a Bergen Belsen.
Sopravvisse? Rimase a vivere in Italia? Ritornò a Mosca?
Fonti bibliografiche: Fonti iconografiche: Vinicio Sesso | ||||||||||||||