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La posta dei prigionieri di guerra |
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Il campo di concentramento di Tollo |
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| Vinicio Sesso | ||||||||||||||
L’Abruzzo risulta tra le regioni “predilette” dal regime fascista ai fini della realizzazione del sistema concentrazionario in Italia. Il capo della polizia Arturo Bocchini individuò in essa una serie di elementi tali da renderla ideale al fine di poter internare e quindi strappare dalle proprie radici ed isolare gli ebrei e quanti erano ritenuti pericolosi durante il periodo bellico. Tra di loro i cittadini di stati in guerra con l’Italia, gli oppositori politici, gli zingari, i cinesi, i comunisti, etc. etc. Il Ministero dell’Interno istituì, negli anni, ben 15 campi e 59 località di internamento. A favore dell’Abruzzo giocò la presenza di molti luoghi impervi, la ridotta presenza di popolazione, l’impraticabilità delle vie di comunicazione e non ultima la scarsa politicizzazione della popolazione. L’Abruzzo, quindi, divenne la regione con il più elevato numero di internati in Italia potendo disporre di strutture concentrazionarie atte a contenere le svariate tipologie di internati. I campi vennero istituiti a: Chieti, Lanciano per le donne, Istonio marina per gli italiani “pericolosi”, Tollo per i comunisti jugoslavi, Casoli per gli ebrei, Lama dei Peligni, Città Sant’Angelo, Tortoreto, Tortoreto Lido, Tossicia per gli zingari, Civitella del Tronto, Corropoli, Nereto, Isola del Gran Sasso per i cinesi e Notaresco. Tra di essi Tollo che è un piccolo paese in provincia di Chieti. Un po' meno di 4.000 abitanti, a 150 metri di altitudine delimitato da due fiumi. Il Venna e l’Arielli.
Lapide apposta nel 2007 dalla Provincia di Chieti in occasione della Giornata della Memoria. Riguardo il campo alcune informazioni possono essere desunte da “Dall’internamento alla deportazione I campi di concentramento in Abruzzo” di Costantino Di Sante. Nel testo viene riportato che il campo venne aperto solo nel novembre del 1941 anche se le trattative per prenderlo in locazione erano iniziate nel giugno 1940. Troppe erano le opere da apportare per adeguare lo stabile alle necessità della detenzione. Il 20 ottobre 1941 venne stipulato il contratto di affitto tra il Ministero dell’Interno e il rappresentante della proprietà. Lo stabile apparteneva a un industriale milanese Giuseppe Foppa Pedretti. Poteva contenere circa 100 internati che cominciarono ad arrivare dal febbraio 1942. Il 23 febbraio 1942 39 jugoslavi e 3 montenegrini, ritenuti “comunisti socialmente pericolosi” provenienti dai campi dell’Albania arrivarono a Tollo. Successivamente ne arrivarono altri 4 provenienti da Trieste. In marzo divennero 57 e nell’estate 98. Il mancato adeguamento della struttura alle esigenze concentrazionarie indusse, però, il Prefetto di Chieti, il 19 febbraio, a segnalare al Ministero la mancanza di garanzie in termini sia di sicurezza che di igiene. Per dette ragioni il 13 maggio 1943 venne disposto il trasferimento di 50 internati a Corropoli (TE) ed i restanti a Bagno a Ripoli (FI). Il campo venne, infine, utilizzato per ospitare uomini responsabili di infrazioni annonarie. 13 in tutto fino alla chiusura avvenuta nell’ottobre del 1943 Il paese di Tollo, in virtù della sua posizione, venne, invece, completamente distrutto. Si trovava, difatti, a ridosso della Linea Gustav e di conseguenza soggetto a violenti bombardamenti. Che costrinsero la popolazione, dapprima, a rifugiarsi nelle grotte e nella notte tra il 14 e 15 dicembre 1943 a fuggire dal paese.
Una ricerca su internet mi ha permesso di rintracciare la seguente fonte: ACS, Ministero dell’Interno, Direzione Generale di P.S., AA.GG.RR., cat. A 4bis, B. 1. Sono complessivamente 45. Tra di essi il numero 17: l nostro Don Gigi proveniente dai campi di prigionia dell’Albania dove aveva conosciuto il Capitano Materazzo e con il quale aveva stabilito, come traspare dalla corrispondenza, un rapporto amicale fondato su affetto, rispetto, fiducia e stima reciproca pur essendo il primo detenuto e l’altro detentore. Fonti bibliografiche: Luciano Previato: L’altra Italia Centro Italiano Filatelia Resistenza. Fonti iconografiche: Vinicio Sesso Vinicio Sesso | ||||||||||||||