|
La posta dei prigionieri di guerra |
|
|||||||||||||
LIPARI, colonia di confino |
||||||||||||||
| Vinicio Sesso | ||||||||||||||
Il 28 ottobre 1922 con “La marcia su Roma” il fascismo concluse la sua prima fase fatta di violenze sia su persone che su cose. Bastonature ed assassini di ogni tipo di oppositori: repubblicani, anarchici, comunisti, socialisti etc, etc, e distruzioni di sedi di partiti, sindacati, giornali. Le violenze, però, non cessarono con la presa del potere e la composizione del primo ministro a guida Mussolini. Nel 1926 vennero sciolti tutti i partiti politici, vennero dichiarati decaduti tutti i deputati non fascisti e venne soppressa la libertà di stampa. In quegli anni coloro che dimostrarono avversione nei confronti del regime vennero arrestati e detenuti nei vari penitenziari presenti in tutta la penisola. Ciò, però, non venne ritenuto sufficiente. Il fascismo aveva necessità di infiltrare nei posti nevralgici gli uomini di sua fiducia per avere il controllo su tutte le opposizioni. Con il R.D. n° 31 del 1923 venne creata la Milizia fascista con l’ingresso negli apparati dello Stato degli squadristi fascisti. Il 6 novembre 1926 venne promulgato il Regio Decreto 1848 che ripristinava la pena di morte abolita 27 anni prima ed introdotto il confino di polizia. Con il Codice Rocco del 1931 venne meglio esplicitato con l’articolo 180 che stabiliva che: “Il confino di polizia si estende da uno a cinque anni e si sconta, con l’obbligo del lavoro, in una colonia o in un comune del regno diverso dalla residenza del confinato”. “Possono essere assegnati al confino di polizia, coloro che svolgono o abbiano manifestato il proposito di svolgere un’attività rivolta a sovvertire violentemente gli ordinamenti politici, economici o sociali costituiti nello Stato o a contrastare o a ostacolare l’azione dei poteri dello Stato”. Anche la magistratura venne riformata per adattarla alle esigenze del regime. Solo magistrati di provata fede fascista poterono far parte del famigerato Tribunale Speciale per la difesa dello Stato di nuova istituzione. Il Tribunale, negli anni, dispose il confino per oltre 13.000 antifascisti sui 16.000 processati. Ben 160.000 vennero, invece, ammoniti, diffidati e vigilati speciali. Come riporta il sito www.anppia.it curato dall’Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti “le principali vittime del confino politico furono: esponenti di partiti e movimenti politici (comunisti, socialisti, giellisti, anarchici, repubblicani, etc.); semplici oppositori al regime che venivano classificati come antifascisti; oppositori politici dei territori coloniali e, in particolare, libici, soprattutto dopo l’introduzione della legislazione razziale nel 1938; omosessuali, accusati di “attentato alla dignità della razza”. Per finire al confino bastava veramente poco: partecipare al funerale di un amico comunista, deporre fiori sulla tomba di un antifascista, raccontare barzellette sul fascismo o sul duce, leggere libri ritenuti sovversivi, cantare inni considerati rivoluzionari (anche in abitazioni private), festeggiare il primo maggio etc.” Coloro che vennero arrestati attesero per lunghi mesi che l’istruttoria terminasse ed iniziasse il processo. Al termine del quale vennero, poi, tradotti nei luoghi di confino o di detenzione. Quest’isola, insieme a Favignana, Lampedusa, Pantelleria, Ponza, Tremiti, Ustica e Ventotene, venne scelta dal governo fascista per essere utilizzata quale colonia di confino di polizia. Sull’isola vennero utilizzati le strutture esistenti per ospitare i confinati. La responsabilità era in capo a un funzionario di polizia coadiuvato da un vice direttore. Da essi dipendevano le varie strutture: amministrazione, trasmissioni atti, censura corrispondenze e controllo dei libri e giornali. La sorveglianza, al fine di evitare fughe, era affidata alla polizia. Ad essa era affiancata la milizia fascista che controllava la sorveglianza sui confini con compiti, anche, repressivi. Infine i carabinieri che assicuravano la traduzione dei confinati e supportavano le altre due forze per il mantenimento dell’ordine. L’amministrazione della colonia forniva ai confinati annualmente un vestito, un paio di scarpe, una camicia ed un paio di mutande. Oltre ad un sussidio che garantiva appena la sopravvivenza. Lipari è un’isola appartenente all’arcipelago delle isole Eolie, in Sicilia. Fin dal 1871 venne utilizzata quale sede per detenuti comuni. Dal 1926, invece, cominciarono ad affluire i confinati politici. Nel 1927 si stima che fossero circa cinquecento. Sull’isola si arrivava verso le 11 a bordo dei piroscafi Adele o Etna provenienti da Milazzo, incatenati e scortati dai carabinieri. Uno degli eventi più eclatanti che riguardò l’isola fu la spettacolare fuga di Carlo Rosselli, Francesco Fausto Nitti e Emilio Lussu. Nel 1926, Gioacchino Dolci (antifascista repubblicano), fu condannato al confino per una pena di cinque anni e poi assegnato a Lipari. Il 1º dicembre 1926, il liberal democratico Francesco Fausto Nitti, fu condannato a cinque anni di confino e destinato a Lipari, dopo un breve periodo trascorso a Lampedusa. Nel maggio del 1927 arrivò a Lipari anche il socialista democratico Carlo Rosselli. Il leader del Partito Sardo d'Azione Emilio Lussu condannato a cinque anni di confino, da scontarsi a Lipari, dal Tribunale Speciale per la difesa dello Stato, invece arrivò nell'ottobre del 1927 Il 17 novembre 1928, il gruppo di antifascisti (Dolci, Nitti, Rosselli e Lussu) tentò la fuga, con esito negativo a causa delle cattive condizioni del mare. IL 4 dicembre 1928, dopo aver scontato una parte della pena, Dolci lasciò anticipatamente il soggiorno coatto e si rifugiò in Francia, con documenti falsi. A Parigi si incontrò con il fuoruscito repubblicano Alberto Tarchiani, ed insieme organizzarono un nuovo tentativo di fuga dei compagni rimasti al confino a Lipari, sfruttando la conoscenza dei luoghi. Nella notte del 27 luglio 1929, un motoscafo, con Dolci a bordo, attraccò al largo di Lipari e riuscì a imbarcare Carlo Rosselli, Francesco Fausto Nitti ed Emilio Lussu, che avevano raggiunto a nuoto la barca. Da lì si diressero verso la Tunisia, e poi a Marsiglia e, infine, raggiunsero Parigi, il 1º agosto 1929, dove fondarono il movimento "Giustizia e Libertà". Per il regime fu uno smacco solenne, come giustamente evidenzia Marco Occhipinti nel suo Sfizi di Posta “Confinati politici sulle spiagge nere di Lipari…” “La notizia dell’evasione deflagrò come una bomba atomica. Per il regime fascista costituiva un doppio scacco: da un lato veniva posto in risalto che il confino politico non era affatto una “villeggiatura” come la propaganda, a partire dal Duce in persona, avevano voluto far intendere; e dall’altro lato che il tanto declamato sistema di controllo del regime non era così infallibile, poteva essere eluso.” Come conseguenza della fuga parte dei confinati vennero trasferiti a Ponza, Ventotene e Tremiti, isole ritenute maggiormente sicure mentre il direttore della colonia venne trasferito e i militi e gendarmi si presero una solenne strigliata anche per aver ignorato le note trasmesse dagli infiltrati tra i confinati circa una possibile fuga.
20/10/1931 lettera dalla colonia di confino di Lipari per Modena affrancata per 50 cent. Il mittente è Ugo Muratori confinato antifascista politico, di professione commerciante. Bollo di censura R.U. PUBBLICA SICUREZZA DI LIPARI. Dal 1941 al 1943 l’isola di Lipari venne utilizzata dal regime fascista per l’internamento di ebrei Italiani e stranieri. Il Campo d’internamento venne chiuso con l’arrivo degli Alleati e lo sbarco in Sicilia e numerose famiglie vennero trasferite in altri campi di concentramento nell’Italia Centro Settentrionale e successivamente nei lager tedeschi. Con l’inizio dell’occupazione militare alleata, la prima questione a cui gli angloamericani dovettero far fronte riguardava la gestione dei territori occupati. Per questa ragione, tra il 9 e il 10 luglio del 1943, cominciò ad operare il Governo Militare Alleato (AMGOT), con a capo il generale inglese Harold Rupert Alexander. Tra le problematiche principali da affrontare vi era la crisi dei profughi, tra cui vi erano migliaia di ebrei. Di nuovo l’isola di Lipari venne designata per ospitare un campo di internamento. Finito il secondo conflitto mondiale dopo solo qualche mese di relativa tranquillità, ancora una volta Lipari viene individuata quale Centro Raccolta Profughi dal governo della neonata repubblica. Riattivato il campo, nel 1946, Lipari ospitò gruppi di ebrei stranieri classificati come “Indesiderabili”. Il 14 dicembre 1946, un primo gruppo di dieci ebrei venne inviato a Lipari. Le testimonianze raccolte evidenziano che le condizioni di vita erano molto dure non solo per la rigida disciplina interna ma anche per le ristrettezze economiche e per i problematici rapporti di convivenza tra gli internati. L‘isolamento geografico non contribuiva a migliorare la situazione. Le proteste erano all’ordine del giorno. La disperazione per la mancata libertà, il senso di abbandono e la difficoltà a reperire alimentavano le contestazioni di quanti erano trattenuti senza aver commesso reati. Tra gli internati c’erano anche dei ragazzi minorenni che erano fuggiti dalla Polonia e diretti in Palestina. Per gli ebrei detenuti a Lipari ci volle almeno un anno per ottenere la liberazione anche a causa della lunghezza della burocrazia nonché della difficoltà di comunicazione tra il Ministero dell’Interno e la Questura di Messina derivante, anche, dalla circostanza che Lipari si trovasse in una posizione di obiettivo isolamento. Ma per Lipari non era ancora finita. Dopo la fine della guerra erano circa 40 milioni le persone che erano state deportate e allontanate dalla propria terra. Che non potevano o non volevano ritornarci. L’Italia, fin dai tempi antichi ponte e crocevia tra Oriente e Occidente, si trovò tra i paesi maggiormente interessati da questa ulteriore emergenza umanitaria. Migliaia e migliaia di profughi, displaced persons, dovettero essere assistite sia dalle autorità italiane che alleate. Tra loro molti definiti “indesiderabili” perché avevano commesso reati, oppure compromessi con i passati regimi, o perché entrati clandestinamente. Anche tante donne sbandate o ex prostitute che avevano accompagnato le truppe alleate nei vari luoghi del conflitto. Ed infine sud tirolesi che si erano arruolati con l’esercito germanico quando l’intera zona era sta annessa al Terzo Riech per venti mesi. Anche a Lipari venne aperto un Centro Raccolta Profughi presumibilmente operante fino al 1959.
26/12/1948 dal Centro di Raccolta Lipari per Parma. Bollo circolare CENTRO RACCOLTA UFFICIO POSTA e lineare SERVICES DES PRISONNIERS CIVILS IL DIRETTORE DEL CENTRO RACCOLTA.
Luciano Previato: L’altra Italia, Centro Italiano Filatelia Resistenza.
Fonti iconografiche: Vinicio Sesso Vinicio Sesso | ||||||||||||||