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| QUANDO SI PUO’ RISPARMIARE… PERCHE’ NON FARLO? |
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| di Fabrizio Stermieri (Presidente UFNER) | ||||||||||||||
Spedire una assicurata con Poste Italiane comporta una certa spesa, commisurata sia al peso del plico sia al valore che dovrebbe essere dichiarato anche sulla busta (almeno, una volta si faceva così). Dunque: fino a 20 grammi di peso e a 50 euro di valore dichiarato, 6,65 euro di tariffa (fino a 50 grammi, euro 8,30); quando il valore dichiarato è superiore le tariffe salgono: 9,25 o 10,40 euro se il valore del contenuto arriva fino ai 250 euro e se il peso va da 20 a 50 grammi. Insomma, una bella cifretta sulla quale, qualcuno, ha pensato bene di risparmiare con la compiacente collaborazione dell’addetto postale di sportello. È il caso dell’assicurata che abbiamo il piacere di proporre questa volta, segnalatami da un amico: niente valore dichiarato sulla busta e peso incerto, diciamo entro i 20 grammi per essere generosi; tariffa prevista 6,65 euro, affrancatura applicata, la vedete tutti? Sei francobolli nelle vecchie lirette per un totale, udite udite, di 190 lire e, in aggiunta (ad abundantiam) una etichetta spaziale senza valore alcuno, edizione 1983, per un importo in euro pari a 0,95 centesimi più o meno. Quando si dice un bel risparmio! Il solerte impiegato postale si è ben guardato da apporre un timbro datario riconoscibile (qualche macchietta blu qui e là) che per altro sarebbe stato inutile visto che sui francobolli il mittente ha steso un bel velo di nastro adesivo sul quale difficilmente l’inchiostro del bollo avrebbe fatto presa. Che dire? Poste Italiane riceve dallo Stato una cifra tot per il servizio universale e il Ministero dovrebbe recuperarne una parte (piccola, per carità) con la vendita dei francobolli ma se le tariffe sono un optional e i francobolli vengono utilizzati a capocchia, alla fine paga sempre Pantalone cioè lo Stato e quindi noi, per un servizio che avrebbe dovuto pagare il mittente e che l’impiegato postale aveva il dovere di controllare. Rebus sic stantibus
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