FILATELIA

Le domande di Filatelia

pagina iniziale le rubriche storia postale filatelia siti filatelici indice per autori

Memorie di un anziano collezionista di storia postale (XX parte).

Aziende italiane, loro affrancature e pubblicità

Antonio Rufini

Mi dedicherò, di tanto in tanto, da questa puntata, ad Aziende o Marchi italiani e non, alle loro affrancature meccaniche (A.M.) ed alle loro pubblicità sulla stampa o in televisione.
§1) - Inizio con un marchio storico, la “BBURAGO” di Burago di Molgora (MI), famosa azienda produttrice di modellini di automobili in varie scale (1/18, 1/24, 1/43) e gadget sempre metallici attinenti alle automobili.
Ne mostro il Marchio (registrato) che penso sia noto a moltissimi:

Quando mio figlio maggiore andava a scuola, per 10 anni (Elementari, Medie e Ginnasio) partecipava ogni anno a svariate feste di compleanno di compagni di classe maschi; i regali per i festeggiati li acquistavo io da un vicino giocattolaio, facendomi fare uno “scontone” acquistavo sei o sette modellini 1/18 di automobiline della Bburago; le compravo tutte uguali, la più bella (secondo il mio gusto) che tanto andavano in dono a ragazzini o ragazzi diversi.

A mio figlio la cosa dispiaceva un po’ perché le belle automobiline avrebbe voluto tenersele. Per i regali alle compagne di classe, provvedeva mia moglie. Così in un decennio molti ragazzini e ragazzi hanno avuto un prodotto di eccellenza, un modellino Bburago infilato in una stupenda confezione di cartone a colori con finestra trasparente. La cosa ebbe termine col Liceo, allorquando nelle classi di mio figlio le feste diminuirono, i maschi si divisero “per bande” ed ai regali di compleanno, personalizzati, iniziò a dedicarsi personalmente mio figlio.
Comunque per tanti anni la faccenda andò avanti in tal modo; poi con la nascita di mia figlia, 10 anni dopo il maschio, la cosa, la “liturgia” dei regali di compleanno fu reiterata.
In somma tanti maschietti ebbero il loro modellino Bburago, tutti prodotti di eccellenza.

La Bburago S.p.A. si chiamava così dal 1974; in precedenza vendeva con la denominazione “MEBETOYS”, poi “MARTOYS” e, con la chiusura della Polistyl (1993) era diventata leader in Italia e conosciutissima in Europa e nel mondo per la precisione e bellezza dei suoi prodotti, tutti in pressofusione di lega di alluminio (zama, vari tipi) e tutte automobiline con le portiere apribili, le ruote in gomma e le anteriori sterzanti dal volante.
Chi mai avrebbe potuto immaginare che sarebbe stata dichiarata fallita a seguito di uno scandalo finanziario del 2005? (1) Non voglio nemmeno pensare a quale fine avranno fatto i lavoratori dipendenti e le Aziende dell’indotto: preparatori di stampi, fornitori di materie prime, preparatori di scatole in cartone grafate, trasportatori, grafici, agenti dfi commercio etc.!

Dopo il fallimento il marchio è stato acquistato dalla Ditta cinese “MAY CHEONG GROUP” che continua a produrre automodelli in Cina: come? Bene, non ho trovato differenze con la vecchia storica produzione lombarda di Bburago; ma sui “modellini di auto” io potrei essere poco più che un giudice superficiale perché non sono la mia specialità; e, insomma, le attuali macchine, in scala, hanno nome italiano Bburago, ma sono realizzate in Cina.

Per cinque anni i prodotti cinesi a marchio Bburago sono stati distribuiti dall’italiana MacDue Goup, ma dall’anno 2018 dalla olandese Goliath Games, della quale oggi non ho dati.
Starei quasi per dire che la storia, triste, della Bburago italiana è simile a tante altre storie con “interpreti” aziende italiane di eccellenza e non me ne meraviglio; chissà come saranno andate le cose della Bburago dopo l’uscita o la scomparsa dei fondatori?

Di sicuro l’azienda, negli anni ’80 e ’90, lavorava a pieno regime e doveva avere un giro d’affari notevole, altrimenti non si spiegherebbe la pubblicità a stampa che faceva 30 anni or sono: sul settimanale TOPOLINO (The Walt Disney Company Italia S.p.A.) numeri 1846 (14/4/1991), 1911 (12/7/1992), 1912 (19/7/1992) e 1969 (22/8/1963), inserti che comparvero sia all’interno del settimanale, sia in seconda di copertina, sia in quarta di copertina.
Il costo di quella pubblicità, per l’epoca, non era modesto: leggendo i colophon di Topolino ho scoperto che
- la pubblicità della pagina interna 51 del n° 1846 costava £. 16.900.999.=,

questo modellino in scala ridotta (1/24 ?, era lungo 17 cm.) costava un terzo di quelli più rifiniti; quindi, economicamente aveva un prezzo meno vantaggioso per l’acquirente;
- la pag. 2 di copertina del n° 1912 costava £. 33.400.000.=,

suggerisco di fare la proporzione tra il prezzo di questo modello e il prezzo del precedente, tenendo presente che non si trattava di “prezzi imposti”, non erano pacchetti di sigarette dei Monopoli di Stato, ma prezzi “suggeriti” e c’era un certo lasco;

- la pagina interna 107 del n° 1916 costava £. 18.600.000.=,

- la pagina quarta di copertina del n° 1911 costava £. 46.500.000.=,

- la pagina quarta di copertina del n° 1969 costava £. 55.000.000.=

Quei prezzi, quei corrispettivi che l’editore pretendeva, molto alti e sopra riferiti, non ho capito se fossero “più IVA” oppure “IVA compresa”, dato che nelle ultime pagine del settimanale, ove erano evidenziati i costi delle inserzioni pubblicitarie a pagamento, dell’IVA non si trattava, non veniva considerata, come se fosse un optional!

Aggiungasi che Topolino settimanale non aveva un formato grande o grandissimo, aveva il classico formato, per intenderci, del vecchio mensile (anni ’40) “SELEZIONE DAL READER’S DIGEST” di circa 14 x 18,5 cm., formato di stampa assunto mezzo secolo prima il 7/4/1949, quando l’editore del fumetto era Mondadori e la stampa veniva effettuata con una nuova (per gli anni ’40) macchina rotativa Vomag, per l’ammortamento del costo della quale occorreva stampare, stampare, stampare.

Non voglio mandare ancora mia moglie nel mio archivio (la mansarda) a cercare altri numeri del settimanale Topolino negli scatoloni/archivi dei vecchi fumetti dei miei figli, ma la cosa deve essersi ripetuta per anni ed anni e può dare solo un’idea di massima su quale fosse la pubblicità che supportava la produzione e vendita di automodelli della Bburago.
Certo c’è da considerare che 30 anni fa di Topolino, destinato ai lettori di età minore, si vendevano attorno alle 700.000 copie la settimana, certificate dalla “Accertamenti Diffusione Stampa”; non erano “caccole”, non erano “cispe degli occhi”!

I “modellini” della Bburago non erano destinati solo all’infanzia e all’adolescenza (più avanti spiegherò de facto perché) dato che i prezzi dei suoi modelli non erano economicissimi; per i bambini andavano benissimo i modellini di autovetture 1/43, molto economici, molto piccoli, del tipo di quelli della Mattel (le “Micromachines”) o della francese Majorette, ultra dinamiche e da mettere nella tasca del cappotto o giaccone, nella cartella o in sacca esterna dello zainetto, per poi giocarci anche in classe, durante la ricreazione, sul banco o in terra…..

La Bburago si era dotata di M.A.; in collezione sono riuscito a mettere una sola delle sue possibili A.M. che qui vado a mostrare fronte/retro; è recente (già periodo Euro), dovrei dire “contemporanea” e non ho trovato nulla di precedente nemmeno quand’ero socio dell’A.I.C.A.M.; i giocattolai e modellisti, ai quali potrei chiedere, alla mia richiesta sorriderebbero dato che se pure buste con A.M. fossero state spillate a qualche fattura, prima del 2002, dovrebbero essere andate al macero con tutto il vecchio archivio fiscale cartaceo; ed idem per gli eventuali cataloghi:

Dovremmo chiederci il perché della pubblicità dei prodotti Bburago su Topolino: in Italia era ed è destinato ai giovani e giovanissimi; ma invece nella sua patria di nascita Topolino negli U.S.A. era in origine un fumetto destinato agli adulti, perché le “strisce” del fumetto venivano pubblicate giornalmente sui quotidiani di tutta l’America e i giornali quotidiani non erano mica destinati ai giovani!

Dato che i prodotti Bburago erano destinati anche ai non giovanissimi, cioè alle persone “mature” (io suppongo: <tutti maschi>), a scopo anche collezionistico ed erano costose, con prezzi medio/alti, in Bburago qualcuno pensò bene di fare pubblicità anche su altri mezzi di comunicazione (stampa periodica) diversi da quelli per giovani e giovanissimi.

Ne scovai una a colori, su un diffusissimo settimanale nazionale “rotocalco” della Mondadori.
Detta pubblicità, chiaramente destinata ai lettori maschi, era, come dire, un po’ “alternativa”, cioè in contraddizione a quanto veniva comunemente accettato per una reclame inserita in periodico destinato alle famiglie (TV SORRISI E CANZONI n° 39, settembre 1999, terza di copertina); ed è per tale motivo che mi sento costretto a mostrarla ai lettori de IL POSTALISTA, quasi in memoria della vecchia Bburago ancora tutta italiana e totalmente gestita da italiani in Italia, un paese abitato in maggioranza da neolatini nel quale, quasi senza distinzione tra uomini e donne, dominava e domina ancora il “machismo”.
La albese FAMIGLIA CRISTIANA o il milanese AVVENIRE avrebbero mai acconsentito ad un cotale inserto pubblicitario?



TV Sorrisi e Canzoni n° 39 anno 1999 terza di copertina

 

1) – sulla vicenda (ha avuto vari arresti di imputati) invito i lettori non lombardi o non al corrente con le vicende della Bburago ad accedere all’archivio del Corriere della Sera che è a pagamento: un solo euro al mese per ricerche illimitate.


Antonio Rufini
10-11-2021

 

pagina iniziale le rubriche storia postale filatelia siti filatelici indice per autori