Il bastone di Asclepio
a cura di Sergio De Benedictis [sergio.debene(at)gmail(dot)com]
Interpellato il paziente non risponde

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Abbiamo più volte ricordato quanto sia importante che il medico ascolti il suo paziente e svolga la sua preliminare diagnosi basandosi su quanto egli ha da dirgli e su quanto lui riesca a capire visitandolo accuratamente.


Ma se il paziente non risponde, o meglio non può rispondere visti i casi che andremo ad esaminare? Al medico non resta che osservarlo attentamente e scoprire la sua patologia da un segno sul suo volto, una sua particolare postura, un segno sulla pelle.

Perché questi pazienti non solo non ci risponderanno ma non potremo nemmeno palparli perchè sono solo personaggi inanimati dipinti su di una tela; ci muoveremo nei corridoi di un museo come se ci muovessimo tra le corsie di un ospedale.

Il nostro primo illustre paziente non può che essere il quadro per eccellenza, quello che dopo secoli è ancora circondato da un’aurea di mistero: la Gioconda del nostro Leonardo.


Ipnotizzati dal suo sguardo non siamo soliti soffermarci ad osservare il resto della figura ed in particolare il margine superiore della mano destra di Monna Lisa, alla base dell’area fra pollice e indice.


Perché Leonardo, gran studioso delle forme anatomiche, non può aver buttato lì casualmente la sua pennellata, ma ha voluto evidenziare una ben visibile rilevatura. Ma non vi preoccupate la nostra diagnosi non andrà a turbare il bel anche se enigmatico sorriso della Monnalisa: anche senza palpare la zona interessata possiamo concludere che si tratta sicuramente di una formazione benigna, un lipoma e quindi un semplice accumulo di grasso.


Al più in un secondo consulto si potrebbe arrivare a diagnosticare una cisti tendinea, formazione comunque benigna e forse causata dalle troppe ore passate a ricamare al tombolo.

Spostiamoci ora alla corte di Federico da Montefeltro, duca d’Urbino, un grande mecenate del periodo rinascimentale e grande amico di Piero della Francesca. A quest’ultimo aveva commissionato un suo dipinto, di profilo, una posizione non certo felice ma su cui nessuno al suo cospetto aveva niente da dire. Ma a quadro ancora incompiuto gli accadimenti portarono alla morte della sua seconda consorte, Battista Sforza, figlia di Alessandro Signore di Pesaro. Il nostro Federico decise allora di trasformare l’opera in un dittico in cui il suo volto si opponeva a quello di Battista.


Le dimensioni dell’opera gli permettevano poi di portarla sempre con sé, anche in battaglia, come fosse una odierna foto di matrimonio esposta nel nostro salotto di casa.
Possiamo ritenere che grande fu il dolore del duca, essendo la giovine arrivata a soli 27 anni, dopo aver dato alla luce un erede maschio.

Cosa avrà quindi provocato questa prematura dipartita? Affidiamoci anche ora alle, anche qui, non casuali pennellate dell’artista. Può dirci qualcosa quella curiosa tumefazione, quella macchia sulla tempia destra che spicca sulla sua cute color avorio e le lievi e sottilissime pennellate bluastre?


Essendosi Piero della Francesca basato, per questo ritratto postumo, sulla maschera funeraria, conservata oggi al Louvre, che il marito aveva voluto commissionare onde gli artisti potessero basarsi su una immagine quanto più veritiera, dobbiamo ritenere che questa tumefazione, presente anche lì, non sia un semplice errore artistico del pittore.

Un bravo medico non può che scorgere in tutto questo una arterite, infiammazione in questo caso dell’arteria temporale, che comporta forti mal di testa e problemi alla vista, uniti a dolori al cuoio capelluto quando ci si pettina. Questo giustificherebbe anche l’insolita acconciatura a scapito dei capelli liberi e sciolti.
Ma gli annali del tempo riportano che la giovane sposa morì per aver contratto durante il suo spostamento da Urbino una fastidiosa polmonite!
Ma è noto come in alcuni casi particolari ad una arterite temporale si possa associare una infiammazione dei vasi dei polmoni, con successiva rottura ed emorragia che ostacola gli scambi gassosi.

In ultimo facciamo un salto temporale nel XVII secolo quando in Francia operava il pittore Georges de La Tour e vediamo quali indizi riusciamo a tirar fuori dalla sua tela “Uomo anziano con cappello” anche conosciuta come “Il suonatore di gironda”, antico strumento musicale a corde poste in vibrazione dallo sfregamento di una rotellina azionata per mezzo di una manovella.


Ciò che facilmente notiamo sono le palpebre del suonatore che appaiano quasi sigillate fra loro, come se fossero fuse e cicatrizzate, sicuramente a causa di un tracoma, una malattia infettiva che colpisce la cornea e la congiuntiva dell’occhio, causata da un batterio.

Endemica al giorno d’oggi nel territorio indiano e in gran parte del continente africano, era un tempo presente anche nel nostro continente a causa delle scarse condizioni igieniche e incurabile per l’assenza di una terapia antibiotica che potesse stanare il batterio.


Nota e documentata la diffusione di questa patologia tra le truppe al fronte e quindi presumibilmente il nostro musicista può essere un reduce di guerra che può averla contratta guadando stagni putridi o per trasmissione nella promiscuità igienica delle trincee.

Le prossime volte che guardiamo un dipinto ricordiamoci anche di considerare la vicenda sanitaria del personaggio lì illustrato!

Rif. “Nascoste nella tela” di Paolo Zamboni, Edizioni Mondadori

Sergio De Benedictis
www.esculapiofilatelico.com/
21-11-2021