Il bastone di Asclepio
a cura di Sergio De Benedictis [sergio.debene(at)gmail(dot)com]
Severo Ochoa: l’uomo dietro l’RNA

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Dopo un doveroso periodo di sperimentazione, sicuramente accelerato per far fronte ad una pandemia che purtroppo continua ad imperversare, ma altrettanto sicuramente condotto con i ferrei protocolli che le varie Agenzie del Farmaco impongono ai produttori, siamo un po' ovunque partiti con le campagne vaccinali.

Vista la necessità di una necessaria capillarità che questo piano vaccinale ha il dovere di raggiungere rispetto ad altre campagne vaccinali del passato come quelle condotte per debellare il vaiolo, la poliomielite, il tetano, l’epatite nelle sue varianti, la meningite e tante altre, la Scienza e il suo braccio destro operativo, le grosse Case Farmaceutiche, hanno messo in campo tutte le loro forze per dapprima studiare questo nuovo virus, ormai da tutti conosciuto come SARS-CoV-2, e poi per cercarne l’opportuno vaccino.

Tralasciamo in questa sede i problemi politici e gli interessi economici che hanno caratterizzato questi ultimi mesi: il dato di fatto è che alla fine i vari governi si sono ritrovati a dover scegliere tra più vaccini che si sono resi disponibili sul mercato.

Per trovare il primo vaccino che la Scienza ha scoperto dobbiamo tornare indietro al 1796 quando Edward Jenner sconfisse il temibile vaiolo.

E da allora tutti i successivi vaccini funzionarono allo stesso modo, attraverso l’inoculazione di una forma modificata, meno virulenta, del virus stesso, non provocando la malattia ma “insegnando” al nostro sistema immunitario a rispondere agli attacchi. Il sistema immunitario riconosce l’’intruso’ e produce gli anticorpi che utilizzerà quando incontra il vero nemico.

Ma la Scienza avanza e da quando nell’ormai lontano 1953 J. D. Watson e F. Crick scoprirono la struttura del DNA, la branca della Genetica la fa da padrone e qualsiasi ricercatore deve fare i conti con quella strana struttura nota come doppia elica.

Ma più che il DNA a noi interessa l’RNA, anche lui un acido nucleico, e in particolar modo l’mRNA, dove quella piccola “m” fa la differenza e sta ad indicare la funzione di messaggero dell’acido stesso.

Ed ecco la “classica lampadina” che si accende nella mente dello studioso. Perchè non utilizzare questo messaggero per recapitare una lettera di istruzioni all’interno del paziente in cui spiegare come produrre una particolare proteina, che nel caso della SARS-CoV-2 è la cosiddetta proteina “spike”, guarda un po' proprio quella che il virus utilizza per “attaccarsi” alle nostre cellule? Le conseguenze sono che la cellula produrrà da sola la proteina “estranea”, che una volta riconosciuta farà attivare la produzione degli anticorpi.

Ed ecco quindi come, grazie a questa intuizione, sono stati prodotti accanto ai classici vaccini, anche quelli a mRNA.
Sono più efficaci? Soli il tempo potrà dare queste risposte, ma sicuramente sono sicuri e con un ciclo produttivo più accelerato.

Anche se già dal secolo scorso abbiamo imparato che le scoperte scientifiche difficilmente possono essere attribuite ad un unico scienziato ma sono piuttosto dovute al lavoro congiunto di più menti, anche distanti geograficamente, possiamo dire che dietro queste tre magiche lettere “RNA” c’è la figura dello spagnolo Severo Ochoa (1905-1993).

Ultimo di sette figli, nacque a Luarca il 24 settembre 1905. La prematura scomparsa del padre, avvocato e uomo d’affari, costrinse la famiglia a trasferirsi a Malaga; vissuta in condizioni disagiate, l’esperienza di quegli anni formò il suo carattere e la passione per gli studi.

Il suo interesse per la biologia fu stimolato dai lavori sulla struttura del sistema nervoso del premio Nobel Santiago Ramon y Cajal, che non riuscì ad incontrare pur frequentando la facoltà di medicina a Madrid.

 

Ancora studente si fece notare per il suo talento e riuscì già in così giovane età a pubblicare diversi lavori su prestigiose riviste scientifiche. In quegli anni frequentò un ambiente molto stimolante a contatto di personaggi quali il pittore Salvator Dalì e il poeta Federico Garcia Lorca. Potè inoltre assistere a seminari tenuti da grandi scienziati dell’epoca come Marie Curie e Albert Einstein.
Laureatosi a pieni voti nel 1929 si spostò in Germania presso il laboratorio di Otto Meyerhof, anch’egli futuro premio Nobel, collaborando con due dei più famosi biochimici del tempo, il Dr. Otto Warburg e il Dr. Fritz Lipmann e intraprese anche un istruttivo viaggio negli Stati Uniti.

Rientrato in patria, lasciò i suoi precedenti lavori sulla creatinina muscolare e si dedicò allo studio degli enzimi ed al loro ruolo di intermediazione nel metabolismo, studi che portò avanti per l’intera sua carriera e che lo condurranno ad importanti scoperte: in particolare quella dell’enzima PNPase che controllava il processo di formazione dell’RNA.

Questi studi gli valsero il Premio Nobel nel 1959, riconoscimento che divise con il biochimico americano Arthur Kornberg.

Nel 1942 Ochoa emigrò negli Stati Uniti e nel 1956 ottenne la cittadinanza. Continuò i suoi studi sugli enzimi, isolandone molti, e si dedicò anche allo studio delle funzioni della vitamina B1.

Oltre al Nobel ricevette tantissimi altri riconoscimenti e lauree ad honorem e la sua fama ha superato i confini della terra in quanto l’asteroide 117435 è stato battezzato “Severochoa”

Ritiratosi dall’Università all’età di 69 anni, continuò il suo lavoro presso il Roche Institute of Molecular Biology; ormai ottantenne decise di rientrare in Spagna dove poi morì il 1 novembre 1993.

Sergio De Benedictis
www.esculapiofilatelico.com/
17-04-2021