MEMORIE
di Antonio Rufini

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Memorie di un anziano collezionista di storia postale (LVI parte):

FU UN FRANCOBOLLO FALSO O UN FALSO FRANCOBOLLO ?

Antonio Rufini

§ 1 – Ho in collezione, da quasi trenta anni, la busta che, sotto, mostro fronte/retro; a tutta prima sembrerebbe un comune o comunissimo oggetto di Storia Postale; non è così.
E’ una busta da lettera in formato “bustometro” ma non americano, circolata in tariffa (£. 750) da Sutri (VT) per Roma il 17/10/1995 (sembrerebbe 1996); nel blocco datario del B.T.C. dell’Ufficio di partena (sporco) c’è una piccola “amenità”: le due cifre dell’anno “96” che, anche se capovolte, danno sempre lo stesso numero); venne distribuita da Roma Spinaceto due giorni dopo. Prego controllare i relativi bolli recto/verso nelle due scansioni allegate (forse bollo anno “95” con i numeri/anno troppo inchiostrati).

Il fatto è che il “francobollo” incollato al recto non è un francobollo; riproduce quasi esattamente, anche nelle dimensioni, il valore “Il nuovo simbolo dell’Ente Poste” bianco su rosso-bruno del 18/11/1994 (Sassone n. 2135) ma senza le scritte in cornice; e lo si vede immediatamente alla luce di Wood che non è un francobollo autentico perché non è fluorescente e, aggiungasi, che non ha dentellatura normale; i dentelli sembrerebbero essere stati realizzati con una sega (da legno?) appoggiata sulla carta e quindi strappata la carta in cotal modo, un po’ come quando, più di 40 anni or sono nei Bar e ricevitorie, venivano “tagliate” con un righello d’alluminio (1) le schedine del Totocalcio (del TOTIP e dell’ENALOTTO) sulle quali era stato incollato il tagliando numerato della convalida della giocata (prima dell’introduzione delle macchine elettroniche MAEL nel 1982) (2).
Mostro immediatamenter il solo pseudofrancobollo ingrandito:

I falsari professionali tentavano di riprodurre ad litteram i valori che volevano copiare, dentellature e scritte in cornice comprese e questo non le aveva; l’ipotetico tipografo-falsario non poteva essere stato così sprovveduto, così idiota……….non era abile come Francesco Percivalle di Amantea!

Lo pseudofrancobollo poteva essere stato scansionato con PC da un originale, autentico, e poi stampato con stampante a colori (getto d’inchiostro o laser); però qui c’era la mancanza di scritte in cornice…….e la finta dentellatura.
Quindi il pseudo-valore doveva essere stato ritagliato da una qualche pubblicazione a colori.
Pensai immediatamente ad un ritaglio dal Catalogo Enciclopedico Italiano (a colori), diretto all’epoca dal Prof. Ferrara di Pescara, ma mi dissuasi altrettanto immediatamente: sul C.E.I. i francobolli, anche quando riprodotti con misure al 100% degli originali ed a colori, sono stampati su carta patinata, che per la “copietta” qui mostrata non è stata usata; e poi le riproduzioni del C.E.I. hanno sempre le stampe in cornice, dei francobolli mostrati ai collezionisti, e quello sopra che vi ho presentato non le ha.

Già all’epoca i Bollettini Descrittivi dei francobolli emessi delle Poste (e a pagamento) avevano e da anni la riproduzione del valore “annullata” con un tratto di stampa nero, trasversale, proprio per impedirne l’uso “postale” del valore da essi ritagliato che, oltretutto, è stampato su cartoncino; questo mostrato sopra non poteva essere un ritaglio dal Bollettino B28/94.
E allora? Doveva trattarsi di qualche altra “stampa” e pensai quindi ai depliant (pieghevoli) messi in distribuzione gratuitamente dalle Poste e che riportavano il “nuovo simbolo” creato dal designer Franco Maria Ricci (la “letterina a righe”, fuggente), ma per gli anni 1994-1996 non ne trovai nessuno riproducente proprio il valore Sassone n. 2135 e con le medesime dimensioni.

Mi chiesi se avrei mai incrociato l’originale di quel pseudofrancobollo senza scritte in cornice, in qualche altra stampa, giornale specializzato, volantino, pubblicazione anche agiografica dell’autore, ma senza troppe speranze; avevo in collezione quella bella frode postale, ma senza conoscrne l’origine e la cosa poteva bastarmi così: era una frode extemporanea punto e basta.
Mostro quindi l’intera busta (parzialmente oscurata per il solito problema di “privacy”) scansionata con risoluzione 600 DPI:

Fronte (bollo obliterabnte “manuale” + secondo bollo con anno “95”! scarsa o troppa inchiostrazione, (numeri capovolti?):


Retro (anche qui, nel bollo, parrebbe leggersi “95”? Scarsa inchiostrazione in questo bollo o troppa nel bollo al recto?):


Molti anni dopo, mentre mettevo in cedolista le Postcard gratuite delle Poste recuperate negli Uffici Postali il decennio precedente e non fatte circolare (“vergini”, quindi), per caso mi accorsi che l’originale di quel pseudo francobollo incollato sulla busta da lettera sopra scansionata e già messa in collezione, lo possedevo; io lo avevo tanto cercato sulla stampa specializzata e non mi era passato affatto per la testa che era lì, a dormire tranquillo in un mazzetto di Postcard gratuite delle Poste legate con elastico, nella scatola degli oggetti da scansionare per mettere, a babbo morto, in vendita/scambio nella mia cedolista.
Mostro (anzi rimostro, dato che già ne trattai in una precedente memorietta) la Postcard in parola e che, anzi, la usai postalmente, cioè la feci circolare affrancata:

fronte:

retro:

 

Solo che questa Postcard è plasticata e lo pseudo “francobollo”, che ho mostrato sopra, non è plasticato.


Quindi ora (anno 2023) ho tentato, per prova, la rimozione della plasticatura per controllare se fosse realizzabile, eseguibile senza “rovinare” per sempre la pseudo riproduzione parziale del Sassone n. 2135; fatto che ha semplicemente dell’incredibile: è possibile ed è facile; allego (sopra) due foto del risultato (a circa metà dell’operazione della “decorticatura”). Il mio operato non è stato esente da imperizia: la decorticatura s’è portata via un po’ del colore rosso dallo pseudo francobollo sottostante che quindi è risultato scolorito e inusabile per Posta; chissà se usando un Fon asciugacapelli e riscaldando il recto della Postcard la plasticatura poteva venir via meglio? Comunque sia, il mio esperimento ha dato il suo risultato: deplasticare è possibile e tanto basti!

Ecco quindi una risposta logica al quesito del titolo: non si trattò di un “francobollo falso e nemmeno di un “non francobollo” ritagliato da un qualche valore originale delle Poste (un intero postale), ma di un “falso francobollo (3) oltretutto dissimile dall’originale autentico e che non può considerarsi “falso” in senso stretto, legale (per giunta realizzato, disegnato non da un falsario qualsiasi ma proprio a cura di Posteitaliane, e inopinatamente stampato dal Settore Grafico delle stesse Posteitaliane senza il classico “trattino” obliquo in colore nero per impedirne l’eventuale impiego postale); in somma un’etichetta usata per evadere il pagamento di 750 delle vecchie Lire (0,39 centesimi di Euro); una piccola frode alla Posta! Frode però che è passata “indenne” sia in partenza che alla distribuzione.
Per me questo falso francobollo è una cosa “curiosa”; ce ne ho tante altre, raccolte e recuperate in 5 decenni di ricerche; ce ne saranno altre frodi simili, voglio dire “in giro” ?

E’ aperta la “caccia” ed i lettori de IL POSTALISTA, in specie i collezionisti di “FALSI PER POSTA” potranno scrivermi se avranno recuperato altri oggetti consimili che, sono certo, ce ne saranno eccome, dato che Posteitaliane ebbe a distribuire al pubblico, gratuitamente, centinaia di migliaia di Postcard come quella mostrata (dalla quale estrarre e ritagliare il falso francobollo).
Si, lo so: l’invito non è per il Dr. Gianni Vitale il quale su IL POSTALISTA ha mostrato e mostra certe collezioni che anche a definire fantastiche ed extraterrestri si minimizza, però Vitale si occupa della “Democratica”; ma forse si sarà anche occupato dei falsi di codesta Serie Ordinaria i quali ormai, a 70 anni data e più, iniziano ad essere sia rari che costosi o costosissimi! Forse in futuro ce li mostrerà?

Su questa busta così “affrancata” chissà cosa ne penseranno il nostro MAGO MERLINO (Lorenzo Olivieri) o il Prof. Cipriani i quali su IL POSTALISTA ci hanno continuamente parlato e trattato di “falsi” e su come evitare truffe sia commerciali che da parte di privati furbetti? La bibliografia de IL POSTALISTA sui falsi è amplissima; coloro che non si sono mai avvicinati ai falsi potrebbero iniziare a leggere tutto ciò che il Direttore Monticini ha pubblicato e serviranno alcune ore! Non solo, di qualche articolo occorrerà anche effettuare la relativa stampa, per esempio del formidabile “pezzo” di Giovanni Riggi di Numana “Collezionare i falsi: come?”.

 

NOTE:

1) Voglio sperare che i lettori della mia età, o anche poco più giovani, ricordino quel righello di alluminio col quale veniva tagliata la “figlia” della giocata (dalle altre due, madre e matrice) e consegnata, con la convalida incollata, al giocatore. Eccolo:

certamente usando al posto del righello una sega da legno, una qualche pseudo dentellatura
verrebbe fuori dallo strappo; quella qui appresso è la foto (parziale) di un segaccio da legno (che a
Roma viene definito “sciaboletta”, con la lama <esclusa quindi impugnatura> lunga cm. 40) e che ha i denti lunghissimi di mm. 4 e oltretutto “triangolari, quindi inadatti a simulare una dentellatura di
francobollo se posta e spinta bene su carta e con strappo successivo della carta stessa. Le foto
allegate sono di mia esecuzione, cioè non il meglio che dovrebbe essere; ma io non sono stato
bravissimo ad usare la Nikon reflex per realizzarle e forse avrei dovuto mettere tutto sul vetro dello
scanner e scansionare, invece che fotografare. Il fatto è che il righello sullo scanner non era possibile
adagiarlo, a causa del piccolo manico a tutta lunghezza e visibile in foto. Ciò che ho realizzato, però,
spero che possa essere utile ai lettori per capire la mia modesta spiegazione di come “decorticare” la
Postcard gratuita distribuita da Poste Italiane e come simulare una pseudo dentellatura di francobollo;
se poi taluno conosca un metodo migliore, artigianale che dia risultati più accettabili, lo pubblichi.


2) Voglio anche sperare che i lettori della mia età, o anche poco più giovani, ricordino quelle schedine convalidate rimaste in loro mani in attesa dei risultati domenicali, anzi in “trepida attesaa” ascoltando la trasmissione radiofonica “Tutto il calcio minuto per minuto” della RAI, dalle radioline a transisto. Per coloro che non le ricordano più o che non le hanno mai visto, le mostro:



Sulla schedina TOTOCALCIO notare in basso la pubblicità dell’epoca di un farmaco con nome registrato, prodotto dalla Società farmaceutica che era stata di proprietà della famiglia della madre del regista Luchino Visconti:

Anche queste vecchie schedine con la loro striscetta cartacea adesiva numerata della convalida (stampate per il Ministero delle Finanze dall’Officina Carte Valori del Poligrafico dello Stato) fanno ormai parte della storia vissuta di questo Bel Paese.

3) Quanto è importante l’aggettivo qualificativo posto prima o dopo il “nome”! Per distinguere cosa significhi la “leggera sfumatura di senso” indotta dalla posizione “prima” o “dopo” occorre, in pratica, essere toscani dato che non è facile capirne immediatamente la sottile differenza; per i toscani è semplice, per essi la lingua italiana è il loro “dialetto” ma per noi “italiani” è un pochino meno intuitivo: occorre rifletterci sopra, bisogna pensarci bene. Beati gli inglesi: nella loro lingua l’aggettivo va sempre prima del nome (ma tranne che per i nomi d’origine normanna)!


Antonio Rufini
16-04-2023

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