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il musicalista | |||||||
| il personaggio del mese: MARZO 2026 | ||||||||
| beniamino gigli | ||||||||
IL PERSONAGGIO Nato a Recanati il 20 marzo 1890, Beniamino Gigli era il sesto e ultimo figlio di Ester Magnaterra e Domenico, calzolaio, venditore ambulante e campanaro del duomo cittadino: una famiglia povera, dove i lavori del padre bastavano a stento a tirare avanti, costringendo dunque i figli a darsi da fare fin dall’infanzia per contribuire al magro bilancio familiare. Anche Beniamino, la cui attitudine al canto fu evidente fin dalla più tenera età, conobbe un’infanzia di sacrifici e lavoro, ma tra un lavoretto e l’altro riuscì comunque a prendere qualche lezione, approfittando anche delle conoscenze che, in qualità di campanaro, suo padre aveva: prima ancora di aver compiuto sette anni fu infatti chiamato a far parte del coro dei Pueri Cantores della cattedrale, per poi essere notato dal maestro Lazzarini, organista e direttore del coro della Santa Casa di Loreto, che ne curò la formazione fino a farlo esordire, in un ruolo di contralto, nell’operetta La Fuga di Angelica. All’epoca Beniamino aveva da poco compiuto quindici anni, e negli anni seguenti, quando si trasferì a Roma per continuare gli studi musicali, la sua voce si sviluppò completamente e, come tenore, si aggiudicò una borsa di studio del Conservatorio di Santa Cecilia, dove maturò fino ad arrivare, dopo un concorso di canto vinto a Parma, a debuttare in teatro interpretando la parte di Enzo ne La Gioconda di Ponchielli nell’ottobre del 1914. Negli anni seguenti fu presente in molti teatri italiani con diverse parti, tra cui quella, destinata a diventare uno dei suoi cavalli di battaglia, di Faust nel Mefistofele di Boito. Fu in questo ruolo che, cinque anni dopo, esordì nel 1918 alla Scala sotto la direzione di Toscanini; e sempre come Faust il 26 novembre del 1920 conquistò letteralmente il pubblico del Metropolitan di New York. Il successo fu tale da indurre la direzione del teatro a metterlo sotto contratto per quattro anni, che diventarono poi dodici: fino al 1932, per più di 500 recite in almeno 30 ruoli diversi, Beniamino Gigli tenne il cartellone operistico del Met, e la sua collaborazione si interruppe solo perché, a fronte della drastica riduzione dei compensi seguita alla grande crisi del 1929, fu lui a rescindere il contratto per rientrare in Italia, al Teatro dell’Opera di Roma. Nello stesso periodo, al di fuori della stagione operistica, condusse innumerevoli tournée sull’una e sull’altra sponda dell’Atlantico, e a partire dal 1936, con l’avvento del cinema sonoro, girò anche una quindicina di pellicole accolte anch’esse dai favori del pubblico, nonostante la bassa qualità delle sue doti recitative. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la sua attività subì un brusco rallentamento dovuto all’insorgenza di una forma diabetica che lo costrinse ad abbandonare prima le recite teatrali e infine anche i concerti: riuscì tuttavia a duettare con la figlia Rina, ottimo soprano, prima di abbandonare definitivamente le scene dopo un ultimo concerto alla Carnegie Hall di New York il 20 aprile del 1955. Due anni e mezzo più tardi, il 30 novembre del 1957, Beniamino Gigli morì nella sua casa romana, stroncato da una crisi cardiaca insorta a causa di una brutta polmonite. Dopo i funerali, tenutisi a Roma, fu per sua volontà sepolto nella sua Recanati.
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LA MELODIA Benché lo stesso Enrico Caruso (al quale subentrò sul palcoscenico del Metropolitan) lo avesse indicato come proprio successore, a chi lo definiva “Caruso Secondo” Beniamino Gigli amava rispondere che lui preferiva essere semplicemente “Gigli Primo”, e oltre ai suoi cavalli di battaglia operistici è rimasto nella memoria dei suoi ammiratori anche come eccezionale interprete di romanze e canzoni indimenticabili, come la celeberrima Mamma. |
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IL FRANCOBOLLO
Emesso dall'Italia Yvert: 2965 |
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