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Gli Alpini di Fugazzolo (PR) |
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di Enrico Dallara |
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Il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo sfiduciò Benito Mussolini che, nello stesso giorno, venne arrestato. Il governo fu affidato al generale Pietro Badoglio, il quale, nel tentativo di evitare disordini e guadagnare tempo, assicurò pubblicamente la lealtà politica e militare dell’Italia nei confronti della Germania. Nel mese successivo le grandi città del Nord — Milano, Torino e Genova — subirono pesanti bombardamenti, mentre le forze alleate, dopo lo sbarco, proseguivano la loro lenta risalita della penisola. In quel momento l’avanzata si limitava ancora alla Sicilia, che sarebbe stata completamente occupata nei primi giorni della seconda metà di agosto.
Figura 1 - Agosto 1943, Basilica di S. Ambrogio a Milano bombardata. In provincia di Parma, come nel resto d’Italia, si intensificò la presenza delle truppe tedesche. In previsione di un possibile abbandono dell’alleanza italo-tedesca, esse si organizzarono sistematicamente per occupare i punti strategici della nazione, valutando le vulnerabilità del territorio e le potenziali reazioni italiane. Questi eventi sono noti dai libri di storia, ma risultano particolarmente eloquenti quando emergono dalle parole semplici e dirette delle lettere private scritte in quei mesi drammatici.
Figura 2 - Lettera da Fugazzolo alla P.M. N.45 del 27 agosto 1943 (Fronte).
È il caso di una lettera spedita il 27 ottobre 1943 da Fugazzolo, frazione del Comune di Berceto, nella montagna occidentale parmense. Il mittente, il signor Cavazzini, scrive al figlio, soldato nel 56° Reggimento Artiglieria della Divisione “Casale”. L’unità, inizialmente dislocata nei pressi di Forlì, era stata poi inviata sul fronte greco-albanese; alla data del 27 agosto 1943 si trovava nei pressi di Missolungi, in Grecia. È per questo motivo che il mittente indica chiaramente l’inoltro “via aerea”.
Figura 4 - Localizzazione di Fugazzolo nella montagna parmense La lettera è affrancata a Fugazzolo con una striscia di tre francobolli da 25 centesimi della serie “Imperiale”, per un totale di 75 centesimi, corrispondenti alla tariffa di doppio porto per lettere dirette a militari. Il contenuto costituisce una preziosa testimonianza del clima e degli avvenimenti del periodo: "Carissimo figlio, rispondo alla tua lettera in data 18-8-1943 ricevuta ieri sera, la quale mi ha fatto molto piacere, e sentire che al momento stai bene di salute. Così possiamo assicurarti di noi tutti a casa. Ho al momento alcune notizie di Nando, che ha scritto in data 13-8-43, ed Egisto che ha scritto in data 6-8-43, mentre di Francesco non si sa nulla. Sento pure che anche un altro di Fugazzolo si trova nel tuo reparto. Qui a Berceto si trovano molti tedeschi e a Parma dicono che alla Cisa devono arrivare molti alpini nostri. Altro non saprei che inviarti tanti saluti e baci da tutti noi. Scrivi sovente, che ne abbiamo piacere."
Figura 5 - Cartolina di Fugazzolo del luglio 1943 (Foto da web). Con ogni probabilità il destinatario non rimase a lungo in Grecia. I timbri in viola dello Stalag X-B (matricola 69) indicano infatti il suo successivo internamento in Germania, nel campo di prigionia situato nei pressi di Sandbostel, in Bassa Sassonia. Qui le autorità tedesche operarono una simil- censura, timbrando non solo l’involucro, ma anche le parti interne che potevano, in qualche modo, fornire informazioni sensibili agli internati. Lo stesso timbro che è riportato all’esterno della lettera è anche ripetuto all’interno del manoscritto a cancellare parzialmente l’informazione relativa all’arrivo previsto degli Alpini sulla Cisa.
Figura 6 - Veduta aerea dello Stalag X-B di Sandbostel. (Coll. V.P.) Ritornando al campo di prigionia in cui arrivò il Sig. Cavazzini, lo Stalag X-B ospitò militari di numerose nazionalità: inglesi, americani, sovietici, francesi, belgi e italiani.
Figura 7 - Mappa della Germania del III Reich con l’evidenziazione di Sandbostel, I prigionieri anglo-americani godevano dello status di prigionieri di guerra secondo la Convenzione di Ginevra e ricevevano regolarmente pacchi dalla Croce Rossa Internazionale.
Figura 8 - Immagini di internati del Campo di prigionia di Sandbostel al momento della liberazione I francesi e i belgi beneficiavano di aiuti più limitati; ai serbi e ai polacchi era spesso negato persino l’accesso degli osservatori internazionali. Gli italiani internati dopo l’8 settembre 1943, considerati traditori dalle guardie tedesche e guardati con sospetto anche dagli altri prigionieri, si trovarono — insieme ai sovietici — all’ultimo gradino della gerarchia del campo. Malnutriti e sottoposti a condizioni durissime, dall’agosto 1944 furono declassati a lavoratori civili forzati. Spero vivamente che il Sig. Giovanni Cavazzini sia riuscito a superare queste terribili esperienze e che sia ritornato nei sui monti a riabbracciare la famiglia ed i suoi cari. Il mittente, Carlo Cavazzini, fu, già prima del secondo conflitto mondiale, il fondatore del Gruppo Alpini della località bercetese. Dopo la guerra, nel 1953, venne nuovamente chiamato a guidare questo sodalizio, ricostituito dai reduci dei diversi fronti, assumendone ancora una volta la responsabilità e il ruolo di riferimento per la comunità. Enrico Dallara
Figura 9 - Baracche del campo di prigionia di Sandbostel (da Wikipedia) Da questo stesso campo passò anche Giovannino Guareschi, che proprio a Sandbostel scrisse La favola di Natale. Nell’agosto 1944 tutti gli Stalag furono sottratti al controllo della Wehrmacht e posti sotto l’autorità delle SS, guidate da Heinrich Himmler. Nel gennaio 1945 Sandbostel accolse migliaia di prigionieri evacuati dai campi orientali a seguito dell’avanzata dell’Armata Rossa. Il campo fu liberato il 29 aprile 1945 dalle forze armate britanniche. Dei circa 15.000 prigionieri complessivi sopravvissuti, solo 8.000 appartenevano ai reparti italiani: oltre 50.000 internati erano morti durante la detenzione per malattie, stenti e privazioni. Dopo la guerra, le strutture dello Stalag X-B furono riutilizzate dagli inglesi come prigione per nazisti e membri delle SS in attesa di giudizio |
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