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CARNEADE! CHI ERA COSTUI?
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CARNEADE! CHI ERA COSTUI?
di Girolamo Lanzellotto
GIOACCHINO TOMA

Gioacchino Toma nacque a Galatina (Lecce) il 24 gennaio 1836. Fu un pittore tra i maggiori dell'Ottocento napoletano. Divenuto orfano a sei anni, conobbe un'infanzia infelice, tra orfanotrofi, conventi e per un certo tempo anche il carcereː queste esperienze segnarono la sua sensibilità per tutta la vita.

A circa dieci anni fu affidato ai parenti, ma questi non volendo prendersene cura se ne liberarono, affidandolo prima ad un convento e successivamente all'Ospizio gratuito di Giovinazzo in provincia di Bari. Ivi Gioacchino apprese i primi rudimenti del disegno e realizzò negli anni 1853-1855 varie nature morte di modesta qualità.

Nel 1855 si recò a Napoli ed ebbe contatti con il pittore Alessandro Fergola, allora impegnato nella decorazione de "La Favorita"; per il Fergola realizzò soprattutto bozzetti e divenne, egli stesso, un buon artigiano esperto d'ornato.

Arrestato durante gli anni della cospirazione antiborbonica e del fallito attentato contro Ferdinando II di Borbone (1856), venne confinato a San Gregorio a Matese vicino Caserta.

Terminato il periodo di confino, continuò nel suo impegno patriottico, arruolandosi tra i garibaldini e partecipando alla campagna militare del 1860. Durante la guerra fu catturato e condannato; l'intervento delle truppe piemontesi, al comando del Generale Enrico Cialdini, lo salvò, quando ormai la sua sorte sembrava segnata.

Nel 1858 ritornò a Napoli e si iscrisse al Reale Istituto di Belle Arti, seguendo la scuola di nudo del Mancinelli. Realizzò ritratti secondo un gusto ancora neoclassico e si dedicò alla pittura di storia. Con un soggetto tassesco, “L’Erminia”, esordì ufficialmente nell'ultima mostra Borbonica del 1859, ricavandone una medaglia d'argento e l'acquisto da parte di Casa reale. I due anni successivi furono dedicati ai moti contro il Borbone, alla campagna garibaldina e alla militanza nella Guardia nazionale per combattere il brigantaggio. Dal 1861 - anno della cacciata dei Borboni, - poté dedicarsi con continuità alla pittura.

Nel 1864 espose “Un esame rigoroso del Sant’Uffizio”, che venne inviato anche all'Esposizione Universale di Parigi del 1867. L’opera riscosse una grande ammirazione.

Nel 1865, grazie alla decisione di cambiare vita, volle dedicarsi all'insegnamento del disegno applicato, nella scuola Operaia di Arti e Mestieri, nell'ex Convitto Cirillo e nella scuola di Ricamo dell'Ospizio Femminile di San Vincenzo Ferreri.

L'esperienza didattica, proseguita nel 1878 presso l'Istituto di Belle Arti, prima con l'incarico di professore aggiunto di pittura ornamentale poi, dal 1885, di disegno dei gessi, lo indusse anche a scrivere dei testi di disegno elementare e a pubblicare dei disegni per ricamo e per merletti.

Il suo lavoro più celebre fu “Luisa Sanfelice in carcere”, che il pittore affrontò in due diverse redazioni (1874 e 1877), ispirandosi alle vicende della gentildonna giustiziata durante le repressioni borboniche succedute alla fine della Repubblica Napoletana (1799), narrate anche da Alexander Dumas e Benedetto Croce.

Nonostante il temperamento schivo ebbe varie onorificenze, tra cui si ricorda la nomina a professore onorario dell'Accademia ligustica di Belle Arti.

Morì prematuramente a Napoli nel gennaio del 1891.

Gioacchino Toma fu uno dei protagonisti dell’800 napoletano, noto tra i suoi contemporanei come il “pittore del grigio”, per le sue opere che appaiono sempre velate da un alone di malinconia, frutto dell'infanzia di orfano vissuta senza affetti, un sentimento che pare trovare corrispondenza nella resa cromatica e tonale delle sue tele. La ricerca prospettica insieme alla sua eccezionale padronanza del mezzo luministico graduato in modo tenue sono tra i principali elementi della sua pittura. Pittore profondamente umano, seppe dare a ciascuna opera la sua bellezza fatta di profonda armonia tra il soggetto, tavolozza cromatica e accuratezza nel descrivere gli interni.

Nella città di Galatina, ove nacque, in omaggio al nostro illustre pittore è apposta sulla facciata di un palazzo nella piazzetta Raimondello Orsini una lapide con la seguente dicitura: “GIOACCHINO TOMA - LE SOAVI E PROFONDE VISIONI DELL’ANIMA - IN CHIARA ARMONIA DI COLORI TRADUSSE - DISCEPOLO DELLA NATURA - FU MAESTRO AI GIOVANI - NACQUE AD ESEMPIO MOSTRARE L’ANNO DEL SIGNORE MDCCCXXXVI - ASCESE NELLA LUCE L’ANNO MDCCCXCI - L’ARTE AFFIDA IL NOME AL TEMPO”. E nella piazzetta intitolata al Toma è ancora eretto un monumento a ricordo della sua fama artistica e patriottica.


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