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Gli ammassi alimentari nel pistoiese durante la Repubblica Sociale |
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| di Enrico Bettazzi | |
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Cartolina raccomandata in distretto affrancata per cent.75 (30+30+15) da Larciano in data 9/12/1943. Dopo l’8 settembre 1943, vi fu un periodo in cui le amministrazioni civili e non solo quelle militari dovettero riorganizzarsi, collocandosi nelle nuove realtà di governo creatasi. Nella Toscana del nord le truppe germaniche ebbero velocemente il sopravvento grazie al dissolvimento del Regio Esercito; quindi col controllo del territorio, si rapportarono con le rinascenti amministrazioni locali, imponendo loro direttive ferree riguardo la stessa economia dei territori. Si era nell’autunno del 1943; a livello economico si dovevano gestire le nuove situazioni produttive, in continuità, ove possibile, con l’organizzazione alimentare e sociale precedente. Soprattutto per evitare speculazioni e carenze negli approvvigionamenti, per la parte agricola i generi alimentari venivano raccolti dall’ Unione Provinciale degli Agricoltori (Consorzi Agrari) che li versava alla SEPRAL (Sezione Provinciale per l’Alimentazione), istituita presso la Prefettura, la quale provvedeva alla distribuzione dei beni di prima necessità alla popolazione tramite il sistema delle carte annonarie. In attesa di venire lavorati per la distribuzione finale, i prodotti agricoli come olio e grano venivano ammassati in appositi magazzini per regolarne la distribuzione, cercando di limitare il fenomeno del mercato nero; i contadini, agricoltori e allevatori, dovevano conferire in una percentuale stabilita obbligatoriamente i loro prodotti primari (grano, granturco, olio, patate, carni macellate, grassi animali, castagne, formaggio e latte). Per i maggiori guadagni in regime di mercato libero, i produttori tendevano ad eludere l’obbligatorietà dei conferimenti, pertanto vista la situazione precaria, uno dei maggiori sforzi da parte delle Autorità provinciali era il censimento dei beni (che serviva anche alle forze di occupazione) e il controllo del rispetto delle percentuali indicate dalla SEPRAL in base alla produttività. Le misure repressive furono stabilite, oltre che con multe, anche con l’arresto; si va dal sequestro delle merci per il mancato conferimento agli ammassi, alla chiusura di esercizi o al ritiro di licenze. Un costante richiamo verso i produttori era costituito da cartoline appositamente stampate che, individuati gli eventuali trasgressori, venivano spedite per posta, nonostante che anche questo settore fosse pesantemente in crisi. Ne è un esempio la cartolina qui riprodotta che l’Associazione Nazionale fra gli Enti Economici dell’Agricoltura di Pistoia, allora in Via Curtatone e Montanara, a nome del Capo Ufficio provinciale Dott. Alfio Acuti, spedisce da Larciano ad una contadina del posto. E’ una vera diffida, il cui testo pre stampato, ci dà appunto l’idea della vasta diffusione del fenomeno e come si volesse duramente intervenire: “Pistoia , li 9/12/943 DIFFIDA Da accertamenti eseguiti nei vostri confronti, risulta che avete tutt’ora da conferire Kg. 105 di granoturco da voi arbitrariamente trattenuti senza alcun giustificato motivo. Quale fosse il comune sentire e la prassi quotidiana nelle nostre campagne è ben riassunta dall’annotazione a lapis riportata dal destinatario della diffida sulla cartolina: “finitela esosi”.
Enrico Bettazzi
BIBLIOGRAFIA Toscana occupata. Rapporti delle Militarkommandanturen 1943-1944, Firenze, 1997 A. CARLESI, Pistoia nella RSI. Gli uomini le istituzioni 1943 – 1944, Milano, 2016 G. GENTILE – M. PAGNI, Pescia 1943 – 1945. Dalla R.S.I. all’amministrazione militare alleata,x, 2020
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