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Dal Montello alla liberazione di Belluno: |
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| di Marco De Biasi & Sergio Leali | ||||||||||||||
Il servizio postale svolse il proprio fondamentale ruolo di trasmissione di notizie anche durante i conflitti, permettendo ai soldati impegnati al fronte e in prima linea di dare notizie alle proprie famiglie e di riceverne da loro. La scrittura di una lettera o cartolina aiutava molto il morale della truppa, al pari dell’attesa di una risposta proveniente dai propri cari. Durante la prima guerra mondiale furono spedite, da e per il fronte, quasi 4 miliardi di corrispondenze (2), con una media di più di 3 milioni al giorno, con il picco di 4.680.000 nel mese di luglio 1917. Quattro miliardi di storie di uomini, di gente comune mandata a combattere una guerra che non volevano. Tra le corrispondenze giunte fino ai nostri giorni, una si lega indissolubilmente anche alla storia di Belluno, una città rimasta nel cuore del protagonista di questa vicenda e della quale serbò sempre un bellissimo ricordo. Per la prima volta un carteggio epistolare accompagna il viaggio di un militare durante una battaglia verso la vittoria finale ed è un privilegio poterlo leggere e divulgare. Questo racconto è stato reso possibile grazie alla cura prestata dalla famiglia Leali originaria di Asola, ora residente a Mantova, nel conservare gli scritti e i ricordi di Gaetano ed è grazie a Sergio, uno dei figli del protagonista di quest’avventura, che li ha gentilmente messi a disposizione, che possiamo anche noi rivivere quei giorni indimenticabili e ripercorrerne la vita. Gaetano Leali nacque l’11 novembre 1899 a Castelnuovo Asolano, una tranquilla località situata a nord-ovest della provincia di Mantova. Durante i primi anni della guerra egli organizzava, tra altre iniziative, delle partite di calcio con lo scopo di raccogliere fondi da destinare alla Croce Rossa. Appena terminati gli studi di agrimensura venne arruolato insieme agli altri suoi coscritti, i “Ragazzi del 99”, i quali furono privati della loro giovinezza e spediti al fronte. Frequentò la scuola allievi ufficiali di Caserta e il 20 agosto 1918 venne caricato su un camion e venne spedito in prima linea sul Montello, dove pochi giorni dopo ricevette la notizia della promozione da aspirante ufficiale di complemento a sottotenente.
Gaetano Leali sottotenente Dopo due anni e mezzo di guerra, il 24 ottobre 1917 alle ore 2:00 del mattino, gli austro-ungarici sferrarono un durissimo attacco, inizialmente concentrato tra Plezzo e Tolmino, convergendo poi su Caporetto. L’azione causò la disfatta dell’esercito italiano e l’arretramento del fronte dagli Altipiani, al monte Grappa, al Piave fino al mare.
24 ottobre 1917. Dalla posta militare 51-A per Roma. L’intero Friuli, tutta la provincia di Belluno e parte delle altre province vennero duramente occupate dal nemico, provocando una crisi alimentare senza precedenti: l’anno della fame. Non esisteva nessun modo per i residenti nelle zone occupate di comunicare liberamente con il territorio libero se non in casi sporadici attraverso la croce rossa, corrispondenza sottoposta a censura, nessuno sapeva a quali gravi privazioni furono sottoposti gli abitanti del territorio invaso.
Cartolina di corrispondenza della Croce rossa da Lissa per l’abitato di Pascoli, presso Bolzano bellunese, rispedita a Mel. (Immagine non presente nel libro). All’inizio del mese di ottobre gli Imperi Centrali erano in preda a una crisi ormai divenuta irreversibile, la loro offensiva di giugno (3), nella quale essi riponevano tutte le speranze di vittoria, si rivelò una sconfitta pesante nonostante fosse stata sferrata con ogni mezzo a loro disposizione. Circolavano voci di un possibile armistizio e ai vertici del Regio Esercito serviva una vittoria in tempi brevi per non essere estromessi dal tavolo delle trattative. Iniziavano a circolare notizie di una richiesta di armistizio inviata al presidente americano, se la guerra fosse terminata senza una vittoria italiana forse il Regno d’Italia sarebbe stato estromesso dal tavolo delle trattative e non avrebbe ottenuto le ricompense territoriali promesse al momento della stipula del patto di Londra del 1915. Dal Comando generale fu deciso un attacco a scopo diversivo da iniziarsi il 24 ottobre (4) nella zona del monte Grappa mentre il vero centro dell’azione sarebbe stato il Montello. All’VIII Armata fu affidato il compito di attraversare il Piave e di puntare a est in direzione di Vittorio per bloccare i rifornimenti nemici provenienti dal Friuli, lungo la strada per Sacile, così da provocare il crollo dell’esercito austro-ungarico. Il Piave era ingrossato dalle insistenti piogge cadute in ottobre e fino a pochi giorni prima dell’attacco, e per iniziare l'offensiva bisognava attendere la diminuzione della corrente; il passaggio in forze del fiume da parte dell’VIII Armata fu reso possibile solamente il mattino del 28 ottobre. Gaetano, muovendosi con i suoi in direzione di Pieve di Soligo, prese possesso saldamente della sponda occupata. Il 29 gli italiani stavano dilagando in pianura e i generali austro-ungarici ritenevano immediata la sconfitta. Nonostante ciò l’esercito nemico opponeva ancora resistenza. A Belluno, l'ordine del giorno austriaco prevedeva la requisizione obbligatoria di tutti i quadrupedi da trasporto presenti nella zona, con l'imposizione di radunarli presso il ponte sul Piave: questo rappresentava il segnale per l'inizio della ritirata. Già quella sera, le truppe iniziarono a muoversi verso l'Agordino o in direzione del Cadore. Lungo il tragitto, liberando i paesi e villaggi da quasi un anno vittime della durissima occupazione nemica, Gaetano venne a conoscenza dei patimenti e delle feroci privazioni alle quali erano stati sottoposti gli abitanti. Il 30 ottobre la marcia dei valorosi fanti italiani divenne inarrestabile: Vittorio fu liberata, il nemico, in rotta, fuggiva incalzato dagli italiani che stavano discendendo anche dal Monte Grappa, mentre i generali nemici avevano avviato le trattative per l’armistizio ma la guerra non era ancora finita. Il giorno seguente, provenendo da Tarzo e giunta a Revine, la Brigata di Gaetano (la Porto Maurizio) fu inviata a Belluno, scavalcando la dorsale del massiccio del Col Visentin. Dopo aver sgominato una pattuglia nemica e aver ingaggiato un aspro scontro a fuoco nei pressi di Polentes, all’alba del 1° novembre si fermò in vista di Belluno, riposando dopo notti insonni e in attesa di rinforzi.
Gli austro-ungarici in ritirata da Belluno, distrussero il ponte sul Piave da loro stessi costruito.
L’ingresso delle truppe italiane a Feltre il 31 ottobre 1918. Gli Alpini dei battaglioni “Pieve di Cadore” ed “Exilles” a mezzogiorno del 31 entrarono a Seren dove sbaragliarono le ultime resistenze austriache liberando alle 17:30 la via per Feltre, tuttavia in alcune zone della città si combatté ancora fino a notte quando i nemici si dileguarono. Il 1° novembre fu la volta della liberazione di Belluno, dove, alle 11:00, entrarono una pattuglia del 253° fanteria proveniente da Ceresera e un pattuglione della 48° Divisione composto da trenta arditi della Brigata Aquila. La liberazione fu portata a termine alle 15:00 con l’occupazione dei posti di comando a seguito dell’ingresso della Brigata di Gaetano, del 254° Reggimento Fanteria, insieme al 72° reparto d’assalto, di un battaglione d’artiglieria da montagna e di un plotone del genio zappatori (5). Egli fu inviato subito alla stazione ferroviaria per sgominare l’ultima resistenza nemica e contribuì a mettere in sicurezza la città. Durante l’avanzata e nei giorni trascorsi a Belluno Gaetano scrisse alcune cartoline postali e lettere; in questi scritti raccontò ai familiari ciò che vide e ascoltò dalla viva voce dei rurali incontrati lungo il cammino. Nei giorni dell’attacco e in quelli che seguirono il passaggio del Piave, naturalmente, non ebbe tempo per scrivere. La sua prima lettera è del 31 ottobre, probabilmente quando era fermo a Revine prima di inerpicarsi sul ripido versante del monte: «Zona di guerra 31 - X – 18. Carissimi, voglio sperare vi sian giunte le precedenti cartoline che inviai giornalmente, io attendo lettere vostre oggi o domani. Come saprete è scoppiata la ben preparata offensiva per togliere al vigliacco austriaco (del quale mi son fatto un’idea precisa della sua prepotenza e barbarità in questi ultimi giorni) le belle terre che in un momento tanto triste per noi ha potuto calpestare, anzi dirò così occupare, perché il bravo soldato italiano se avesse voluto impedirlo sarebbe stato capace… Che giornate indimenticabili! Il nemico fugge, noi esultanti di vittoria. Come avrete letto dai giornali ch’io sinora non ho visto, parecchi paesi sono stati conquistati e parecchi ancora si occuperanno, il passaggio per le cascine, pei villaggi fa piangere dalla gioia noi e gli abitanti che espongono bandiere, che accettano pane e che contraccambiano con fiori, dei quali serbo alcuni grisantemi.».
La prima pagina della lettera scritta il 31 ottobre.
La cartolina postale scritta il 1°novembre. Il giorno seguente spedì una cartolina postale in franchigia dell’esercito, vergata il mattino prima di entrare a Belluno, da dove ne inviò un’altra il giorno 2: «Zona di guerra 2 - XI – 18 Il 3, in un momento di calma scrisse una lunga lettera raccontando l’avanzata e gli incontri con i civili liberati: «Già dai giornali avrete saputo della rioccupazione dei bei paesi e della splendida Belluno... Tutti i borghesi liberati sorridevano al nostro passare, avevano il tricolore sul petto, porgevano la mano e ringraziavano commossi. Raccontava ognuno la sua, tutto sequestrarono quei mascalzoni: bestie, campane, rottami di metallo, vestiario, verdura ecc. ecc., non lasciarono che erbe da mangiare ai poveri abitanti; loro, pane nero e nient'altro. Dei viveri non ne hanno...Il giorno I c. m. abbiamo riposato un po' in bel paesino fuori di Belluno 7 km, da dove siam partiti alla volta della città verso le due pomeridiane. Sentivasi solo qualche fucilata, ... Sono contentissimo d'essere stato anch'io fra i primi ad entrare in Belluno e di aver combattuto per la liberazione di tanta gente sfortunata e di tanti bei paesi calpestati e maltrattati dalla soldataglia austriaca». Gaetano rimase a Belluno fino al mattino del 6, per poi partire verso un’altra destinazione. Seppur breve, il soggiorno gli fece amare la nostra città e la portò sempre nei suoi ricordi più cari, come scrisse anche nelle sue memorie. NOTE: 1) - Questa interessante storia è stata raccolta e narrata, con dovizia di particolari e immagini, in un volumetto, “Marco De Biasi, Sergio Leali; Con Gaetano Leali dal Montello a Belluno 28 ottobre – 1° novembre 1918.” Edito da De Bastiani editore. https://www.debastiani.it/catalogo/dal-montello-a-belluno-con-gaetano-leali/ Marco De Biasi & Sergio Leali | ||||||||||||||