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APPUNTI SULLA STORIA POSTALE DI CANTALUPO BARDELLA
- dalle origini all’adesione al Regno d’Italia -
di Francesco Maria AMATO

Piccolo ed antico paese del Lazio posto su di un colle di circa 487 metri di altezza poco distante dalla confluenza del torrente Licenza con il fiume Aniene, viene citato già in epoca romana da Orazio (1).

Il poeta afferma che qui possedeva una villa circondata da un podere lavorato da otto schiavi che abitavano in un pagus (villaggio), ubicato sul pendio della valle della Digentia. In vicinanza della villa scaturiva una sorgente di acqua limpida che, unendosi poi ad altre acque formava il Digentia (ora torrente Licenza), sul quale, al suo uscire dalla valle, si trovava il villaggio Mandela.

Con il tempo a venire il villaggio prese il nome di Bardella e quindi, in epoca medioevale, quello di Cantalupo Bardella. La posizione geografica del paese fu tale che ben presto divenne luogo di rilevante importanza per la possibilità di osservare e controllare l’intera valle che, posta ai suoi piedi, era luogo di transito obbligato per tutti i viandanti, pellegrini e commercianti provenienti dal Sannio.

Durante il pontificato di Papa Celestino III (1191-1197), Cantalupo Bardella, da taluni considerato come due località separate, fu dal Pontefice dato in pegno alla famiglia Orsini. Verso la fine del XV secolo, l’importanza del paese, come luogo di osservazione, cominciò a sempre più a diminuire fino decadere del tutto.

Nel 1650, Papa Innocenzo X visti gli enormi debiti cui versavano gli Orsini, concesse a Porzia Moroni e Raffaele Andisiglia di rilevare i possedimenti e venderli a Cesare Palazzolo.

Dopo un alternarsi di cessioni e vendite il feudo di Cantalupo Bardella, che tra il 1676 e il 1680 era citato con il nome di Cantalupo Madama (2), nel 1706 divenne proprietà della famiglia Nunez, acclamata dalla popolazione con un solenne giuramento di vassallaggio. Con i Nunez, che mantennero i possedimenti per tutto il XVIII secolo, Cantalupo Bardella visse un periodo di rinascita culturale ed economica frenatasi solo nel corso della Repubblica Romana (3) del 1798-99.

Amministrativamente e postalmente inquadrata nel Dipartimento del Tevere, fu posta sotto la diretta giurisdizione del Cantone di Tivoli unitamente a Gerano, Castel Madama, Cerreto, Siciliano, Guadagnolo, Vicovaro e San Vetturino. Dopo il periodo di occupazione francese dei territori della Chiesa e la successiva Restaurazione Pontificia (fig. 1, 2,) nel 1821 la famiglia Nunez perse del tutto il feudo che passò prima ai Prosperi e quindi, dopo una gestione di poco meno di quindici anni, al Marchese del Gallo (4).

Fig. 1 - Bollo di franchigia del SEGRETARIO COMUNALE DI CANTALUPO BARDELLA in negativo (archivio personale) Fig. 2 - Lettera per Cantalupo città del 20 giugno … presentante il bolo di franchigia in negativo utilizzato dalla Magistratura di Cantalupo Bardella (archivio personale)

 

Modificato il toponimo relativamente alla sola dicitura “Bardella”, come ben visibile nelle figure 3, 4, 5 e 6, il comune prese ufficialmente il nome di Cantalupo in Mandela (fig. 7), che mantenne fino alla seconda metà del XIX secolo.

Fig. 3 - Bollo di franchigia DELEGAZIONE DI RIETI/CONFALONIERE DI CANTALUPO (archivio personale) Fig. 4 - Bollo di franchigia COMANDO DELLA BRIGATA DI CANTALUPO/BERSAGLIERI PONTIFICI (archivio personale) Fig. 5- Bollo di franchigia BATTAGLIONE CIVICO DI ARSOLI/III COMPA. /CANTALUPO (archivio personale)
Fig. 6 - Lettera per Cantalupo città s.d. riportante il bollo di franchigia
COMARCA DI ROMA/PRIORE DI CANTALUPO
apposto con inchiostrio nero (archivio personale)
Fig. 7 - Lettera da Cantalupo per Arsoli del 6 gennaio 1847 recante il bollo di franchigia
COMUNE DI CANTALUPO IN MANDELA/COMARCA/DI ROMA
(archivio personale)

 

Nel corso dei moti rivoluzionari del 1849, aderì alla Repubblica Romana (5) (figg. 8-9) seguendone l’illusorio sogno di libertà ed indipendenza svanito tuttavia il 4 luglio 1849. Tornato in seno all’amministrazione pontificia, dopo la fine del potere temporale dei papi sui territori della Chiesa, il 2 ottobre 1870 la popolazione di Cantalupo in Mandela, votò l’annessione al Regno d’Italia.

Fig. 8 - Riutilizzo del bollo di franchigia in negativo SEGRETARIO COMUNALE DI CANTALUPO BARDELLA/R.R.
a mano con le insegne pontificie scalpellate (Repubblica Romana del 1849, archivio personale)
Fig. 9 - Bollo di franchigia COMUNE DI CANTALUPO IN MANDELA/COMARCA/DI ROMA/R.R. a mano con le insegne pontificie scalpellate (Repubblica Romana del 1849, archivio personale)

 

Sfogliando la pregevole opera di Mario Gallenga I Bolli del Lazio. Dalle origini alla fine del XIX secolo, a pagina 71 della stessa si legge: Cantalupo Bardella poi Cantalupo in Mandela – da Arsoli – Comarca di Roma. Non conosco bolli postali di questa località, che dal 1.10.1885 diventa Mandela. Asserzione questa che, fatta eccezione per la numerosa documentazione viaggiata in franchigia, ritengo condivisibile fino agli anni 1885, epoca in cui l’autore omette di riportare l’esistenza di un bollo che, puntualmente presente invece nella pubblicazione del Gaggero-Mondolfo (6), verrà tra non molto descritto. La posta di Cantalupo in Mandela veniva inoltrata tramite Arsoli e Tivoli. Il 1° ottobre 1885 il paese modificò ancora una volta il proprio toponimo riducendolo alla sola indicazione di Mandela. Elevata a Collettoria di I Classe il 1° ottobre 1885 (7), dipendente dall'ufficio postale di Vicovaro, Mandela ebbe in dotazione un bollo ottagonale con stella a cinque punte di cui fornisco una documentazione fotografica nelle figure 10 e 11.

Fig. 10 - il bollo ottagonale di collettoria di 1ª classe così come inciso da Lodovico Josz Fig. 11 - Lettera da Mandela a Licenza del 30 aprile 1896 presentante il bollo ottagonale di Collettoria di I Classe con stella e il bollo di franchigia MUNICIPIO DI MANDELA (lotto n. 1271 aste AICPM)

 

 

Note:

  • 1. Orazio, Digentia rivus, quem Mandela bibit, rugosus frigore pagus, in Epist. I, 18;
  • 2. per approfondimenti vedi http://www.tibursuperbum.it;
  • 3. Leggi relative alla Costituzione della Repubblica Romana, Roma, Lazzarini Stampatori Nazionali, anno IV Repubblicano (1798), pp. 13-14;
  • 4. cfr. www.tibursuperbum.it;
  • 5. Amato F. M. – Isufaj D., Storia Postale della Repubblica Romana del 1849, 9 febbraio - 4 luglio, Francesco Maria Amato Editore, Anzio 2011 pag. 212;
  • 6. G. Gaggero - R. Mondolfo, Storia Postale Italiana. Le Collettorie Postali del Regno D’Italia. Catalogo dei bolli e degli annullamenti, Spoleto 1970, pag. 162;
  • 7. Bullettino postale n.9, anno 1885.