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SAnti sergio e bacco |
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torna a![]() Santa Pazienza |
Vissuti tra la fine del III secolo e l’inizio del IV, Sergio e Bacco erano due militari romani, ufficiali della guardia scelta del Cesare d’Oriente Massimino Daia, nella tetrarchia voluta dall’imperatore Diocleziano. I due erano uniti da una profonda amicizia, rafforzata dalla comune fede cristiana che tenevano nascosta per prudenza, perché anche Massimino Daia, così come Diocleziano, era ostile ai cristiani. E quando venne a conoscenza, probabilmente grazie alla delazione da qualche collega invidioso della stima di cui i due godevano, del fatto che erano cristiani pretese, come d’uso, che abiurassero la loro fede sacrificando agli dei romani. Sergio e Bacco rifiutarono e Massimino, adirato per quello che considerava un tradimento, li fece spogliare delle insegne militari e sfilare in catene per la città vestiti con abiti femminili per umiliarli davanti a tutti. Probabilmente l’intenzione del tetrarca era quella di spingerli, sotto il peso dell’umiliazione, ad abiurare, e la scelta di farli sfilare vestiti da donna pare legata al fatto che l’amicizia e l’affetto che legavano i due lasciassero ipotizzare una relazione omosessuale, del resto tollerata nell’antica Roma. È un’ipotesi che può sembrare bizzarra, ma che è avvalorata da un antico manoscritto greco, la Passio Antiquior Ss. Sergii et Bacchi che descrive Sergio come “dolce compagno e amante” di Bacco, mentre Severo di Antiochia, nel VI secolo, ammoniva i fedeli a “non separare nelle orazioni Sergio e Bacco, che nella vita erano stati uniti.” Sergio e Bacco però, pur di non tradire la loro fede, preferirono affrontare il martirio, che fu particolarmente cruento. Secondo quello che riportano sia la Passio Antiquior che altre tradizioni, Bacco fu flagellato a morte nel castrum di Barbalissa, mentre Sergio fu costretto a fare il giro dei castra della regione camminando con chiodi confitti nei piedi, per essere infine decapitato nella città di Resafa (in seguito ribattezzata Sergiopoli da Giustiniano). Secondo una leggenda, l'alabarda di Sergio cadde dal cielo sulla città di Trieste nel momento del suo martirio ed è oggi il simbolo di Trieste, di cui Sergio è compatrono. L’arma, peraltro di foggia più rinascimentale che romana, è venerata come reliquia, e conservata nella cattedrale della città. In tempi più recenti Sergio e Bacco, in virtù della loro ipotizzata omosessualità, avvalorata anche dall’iconografia bizantina che li raffigura quasi sempre con le aureole intrecciate tra di loro, sono stati scelti come patroni dei gay cristiani, e in tale veste una loro icona, che è quella a fianco riprodotta, è stata portata in corteo in occasione del Gay Pride di Chicago del 1994. Ovviamente, né la Chiesa cattolica né quelle orientali, che entrambe ne fissano la ricorrenza al 7 ottobre, riconoscono ufficialmente questo patronato.
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IL FRANCOBOLLO![]() Emesso dall'Ucraina Michel 458
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IL SANTINO
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