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SAnt'andrea zoerard |
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torna a![]() Santa Pazienza |
Andrea Zoerard nacque intorno all’anno 980 a Opatowiec, un piccolo villaggio della Polonia. Le fonti storiche su di lui sono scarse, ma tra le poche che abbiamo brilla per attendibilità la Legenda Sanctorum Zoerardi et Benedicti, redatta intorno al 1050 da Mauro, monaco benedettino e vescovo di Pécs, che ancora adolescente aveva conosciuto personalmente Andrea, raccogliendo così la sua testimonianza diretta. Questo documento, tra l’altro, è importante per essere uno dei testi latini più antichi prodotti in Ungheria. Intorno all’anno 1000 Andrea, appena ventenne, iniziò a condurre una vita eremitica e missionaria, evangelizzando a Olawa, in Slesia. L’Europa centrale di quel tempo era ancora in gran parte terreno di missione: il Cristianesimo si stava consolidando nei regni di Polonia, Boemia e Ungheria, e figure come quella di Zoerard incarnavano l’ideale dell’eremita itinerante che portava la fede ai margini del mondo cristiano, sostenuto non da una istituzione ecclesiastica bensì dalla forza interiore della fede, della penitenza e della preghiera. Intorno all’anno 1003 Zoerard si stabilì nel monastero di San Ippolito sul monte Zobor, presso Nitra, allora parte del regno d’Ungheria, nell’odierna Slovacchia e divenne monaco benedettino nell’abbazia, prendendo il nome di Andrea. Era un contesto spiritualmente vivace: il monastero di Zobor era uno dei primi centri monastici del regno ungherese, fondato in quegli stessi anni nei quali Stefano I stava costruendo le basi cristiane del suo stato. Nell’abbazia, Andrea divenne la guida spirituale di Benedetto di Skalka. Il rapporto tra i due fu profondo e duraturo: Benedetto scelse Andrea come maestro e modello di vita ascetica, e ne seguì le orme con fedeltà, arrivando ad occupare lo stesso eremitaggio di Andrea dopo la sua morte. Con il consenso dell’abate Filippo, Andrea si era infatti ritirato in una grotta, raffigurata in effigie al francobollo, presso l’odierna Skalka sulle rive del fiume Waag. La scelta di lasciare la comunità monastica per la solitudine eremitica non era insolita nel monachesimo medievale: era anzi considerata una forma più alta e impegnativa di vita religiosa, riservata a coloro che avevano già raggiunto una certa maturità spirituale all’interno del cenobio. Le pratiche ascetiche di Andrea erano rigorosissime: di giorno tagliava la legna nei boschi e di notte vegliava in preghiera all’interno di una strettissima grotta alle cui pareti aveva fissato corone di spine e rami appuntiti che gli impedivano di cedere al sonno; durante la Quaresima poi mangiava solo una noce al giorno, tanto che svenne più volte per la fame. Questi e altri dettagli, tramandati da Mauro di Pecs collocano Andrea nella tradizione degli anacoreti del deserto egiziano, gli antichi padri del IV e V secolo che avevano codificato l’ascesi corporale come strumento di lotta spirituale contro le passioni e le tentazioni. Dopo la sua morte, gli fu trovato sul corpo un cilicio, costituito da una catena di ferro profondamente conficcata nelle carni. Una catena, inizialmente portata come segno di penitenza volontaria e in seguito fusa con la sua stessa carne, che per i suoi devoti simboleggiò l’unione mistica tra il corpo del penitente e la sua sofferenza offerta a Dio. Andrea morì per cause naturali intorno all’anno 1009. Già nel 1064 il principe Géza, futuro re d’Ungheria che aveva ricevuto in dono il cilicio di Andrea, compì i primi passi verso la sua canonizzazione. Il culto fu ufficialmente confermato nel luglio del 1083 da papa Gregorio VII, grazie all’iniziativa del re ungherese Ladislao I. Insieme ad Andrea fu canonizzato anche il suo fedele discepolo Benedetto, che dopo tre anni di penitenza in quello che era stato l'eremitaggio di Andrea aveva trovato la morte per mano di alcuni ladri intenzionati a impossessarsi di un fantomatico "tesoro" secondo loro appartenuto proprio ad Andrea. I due sono citati insieme (A Nitra sull’omonimo fiume presso i monti Carpazi, nell’odierna Slovacchia, santi Zoerardo o Andrea e Benedetto, eremiti, che, venuti, su richiesta del re santo Stefano, dalla Polonia in Ungheria, condussero in un eremo sul monte Zobor una vita di estrema austerità.) nel Martirologio Romano, che ne fissa la ricorrenza al 17 luglio, ma Andrea nella sua natale Polonia è solennemente ricordato il 13 di giugno.
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IL FRANCOBOLLO![]() Emesso dall'Ungheria Michel HU 5990I |
IL SANTINO
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