STORIA POSTALE


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Instradamenti del percorso postale tra la "VIA DI MARE" e la "VIA DI TERRA"
Luca DERMIDOFF

Chi scriveva una missiva, indipendentemente fosse diretta entro i propri confini o verso altri paesi stranieri, aveva il diritto di specificare il percorso gradito, sia che fosse “via di terra” che “via di mare”, da cui discendeva poi il costo finale della spedizione.
Gli uffici postali dello Stato Pontificio, ma non solo, all’atto di apporre il timbro di annullamento ed eventualmente quelli accessori ed i segni di tassa, si riservava di decidere altrimenti.

Le cause di ciò potevano dipendere da diversi fattori, specialmente se inizialmente il mittente chiedeva di usare la “via di mare” come percorso prescelto, tra le quali:

• Consegna in ritardo della lettera all’ufficio postale; se la lettera fosse dovuta partire “via di mare”, il bastimento avrebbe potuto già essere partito
• Problemi atmosferici che avevano impedito al bastimento di arrivare in porto per la raccolta della corrispondenza di transito
• Eventi socio-politici che ne consigliassero un indirizzamento del percorso diverso da quello richiesto
• Affrancature insufficienti per la via di mare, ma sufficienti per la via di terra

Non è sempre immediato capire, analizzando le lettere, se il percorso designato inizialmente fosse poi stato effettivamente utilizzato, questo perché ciò non veniva esplicitato con una dicitura o con un timbro apposito dall’ufficio postale.
L’indicatore maggiore per capire il percorso è spesso rappresentato dai timbri di partenza e di arrivo, al recto ed al verso della lettera ed in seconda battuta dai segni di tassa, in partenza ed in arrivo.
Per quanto riguarda i timbri, generalmente, essi hanno una diversa dicitura, fattura o posizione sulla lettera tra quelli di mare e quelli di terra; inoltre, da quando si utilizzò la ferrovia come mezzo di trasporto della corrispondenza, su diverse tratte, era presente l’Ambulante ferroviario con propri timbri, questi facilmente identificabili (ad esempio Fig.4). Invece per quanto riguarda i segni di tassa, la conoscenza delle tariffe postali di terra e di mare, i segni di penna usati per cassare la tassazione da correggere ed alcuni bolli di correzione (ad esempio Fig.1 “CORRETTA” in rosso), sono utili per scoprire variazioni di percorso.

Ovviamente le eccezioni a quanto suddetto possono essere sempre presenti; infatti, non vi erano disposizioni precise e procedure specifiche in caso di variazione di percorso forzose, soprattutto per percorsi tra nazioni diverse. Da qui discende la difficoltà di analisi ed in alcuni casi la certezza del riconoscimento di queste tipo di lettere, in quanto a prima vista non è affatto facile scoprirle.
In questo articolo presento alcune lettere dello Stato Pontificio, del Regno d’Italia e delle Provincie Napoletane, tutte sottoposte ad affrancatura, che hanno in partenza o in arrivo lo Stato Pontificio come elemento comune.

Iniziamo questa breve rassegna partendo da questa prima lettera (Fig.1-2) spedita da Roma l’11 giugno 1861 ed arrivata a Napoli il 13 giugno 1861.
Ad un primo sguardo si può notare che è affrancata per 20 baj, mentre a mano viene indicata la “via di mare” come percorso prescelto dal mittente.

Qui vi si manifesta un’incongruenza in merito alla tariffa rispetto al percorso effettuato; infatti l’affrancatura di 20 baj corrisponde alla “via di terra” per un quarto porto relativo al diritto d’impostazione pontificio di 5 baj per singolo porto. La tariffa “via di mare” è invece corrispondente a 13 baj per un primo porto.

La lettera inoltre viaggia durante il periodo di Luogotenenza delle Provincie Napoletane ed il percorso per la “via di terra” è poco praticato, al contrario della via di mare mediante i vapori commerciali francesi della compagnia di Marsiglia Fraissinet (1855/1865).
Come mai allora il mittente scrive “via di mare” ma affranca per “via di terra”?

Si può ipotizzare che all’ufficio postale di Roma gli avessero fatto presente che la “via di terra” era disponibile e meno costosa della via di mare....
La tassazione a penna in arrivo è stata applicata secondo le unità di peso napoletane, ossia prima 10 grana, poi corretti a 18 grana mediante l’apposizione del timbro “CORRETTA” in rosso.
Il peso della lettera pertanto corrisponde tra i 21 e 25 trappesi (1 trappeso= 0,891 grammi).

Quindi da ciò si evince che, pur trovandosi già nel Regno d’Italia, le lettere in arrivo venivano trattate con tassazioni e pesi napoletani; in genere le tassazioni in grana continuarono fino all’agosto del 1862.

Fig.1 (Collezione personale)

Fig. 2



Per la seconda lettera (Fig.3-4-5) si tratta di un avviso di spedizione da Livorno a Civitavecchia del 19 maggio 1863, spedita dal commerciante e spedizioniere “Gustavo Adolfo Prinoth” di Livorno con chiare indicazioni sul recto ed all'interno della lettera, con la citazione addirittura del nome del Capitano Lapierre del vapore Algérie (quindi per la “via di mare”), sia invece stata correttamente affrancata e trasportata con il trasporto ferroviario per la “via di terra”, come evidenziato dal bollo ambulante Livorno-Firenze al verso e poi altrettanto correttamente tassata 6 baj nel Pontificio.

Comunque a prescindere dalle annotazioni sul frontespizio e dalla tipologia delle bollature sul documento, è senz'altro un inoltro “via di terra”, visto che in quel periodo la documentazione in arrivo “via di mare” dal porto di Livorno veniva tassata con 7 bajocchi per ogni porto.

Un altro dato inequivocabile è la mancanza, sul recto della lettera in arrivo al porto, del bollo "Civitavecchia dalla Via di Mare" (in uso nel periodo dal 1853 al 1870). Esso talvolta era alternato al “Roma/Via di Mare” o al “Civitavecchia /Via di Mare”.

Ribadendo quanto scritto ad inizio articolo, quello che veramente non sappiamo con certezza e quindi solo ipotizzabile, è che in quel periodo ci fossero difficoltà con l'inoltro dalla “via di mare” e per sicurezza il mittente abbia deciso la strada più sicura per non rischiare che la lettera non arrivasse a destinazione.

Bisogna anche tener conto che per una maggiore sicurezza la corrispondenza commerciale spesso veniva redatta anche in più copie, proprio per avere (i mittenti ovviamente) una qualche garanzia in più di arrivo nelle tempistiche che a loro per necessità erano importanti.

A proposito del vapore Algérie esso era un vapore francese della Compagnia Fraissinet, costruito nel 1856 per rimpiazzare l'Isabelle. Nel 1863 fu in servizio per la linea di Costantinopoli.
Probabilmente la lettera fu dirottata “via di terra” perché l'Algérie era in linea con il Levante e non fermava a Civitavecchia. Fu demolito poi nel 1894.

Mi sono però domandato del perché un commerciante e spedizioniere, che per mestiere avrebbe dovuto conoscere molto bene tutte le rotte di mare, non abbia saputo che il vapore non faceva scalo a Civitavecchia; l'unica spiegazione che mi sono dato è che probabilmente l'Algérie era da pochissimo tempo (forse settimane) stato messo in servizio con il Levante e quindi l'informazione non era ancora arrivata allo spedizioniere.

Esiste anche un bollo in stampatello diritto "Algérie" di origine privata, che credo sia stato utilizzato per indicare la preferenza per quel piroscafo da parte del mittente.

Fig.3 (Collezione personale)

Fig. 4

Fig. 5


La terza lettera partita da Livorno il 29 aprile 1864 (Fig.6-7), con l’espressa dicitura a penna “Via di Mare con Vapore” apposta dal mittente, fu ritenuta insufficientemente affrancata per 20 centesimi (la tariffa corretta è di 25 centesimi, 20 + 5 al comandante del bastimento) mediante l’apposizione del timbro nero “INSUFFICIENTE” e tassata 6 baj (tariffa “via di terra”) in arrivo a Civitavecchia, dopo essere viaggiata per ferrovia testimoniata dal timbro dell’Ambulante “Livorno – Firenze” e transitata per Roma.

Fig. 6 (Collezione personale)

Fig. 7


Per questa quarta lettera (Fig. 8-9) del Regno d’Italia ipotizzo invece la situazione inversa; cioè che l’intenzione iniziale fosse quella di utilizzare la “via di terra”, mediante la ferrovia annullando l’affrancatura per 30 centesimi con il doppio cerchio di Livorno il 15 maggio 1863.

Fu poi invece instradata “via di mare” e correttamente bollata al verso con il timbro del porto di Livorno (LIVORNO - Ufficio del Porto) ed infine tassata 7 baj in arrivo al porto di Civitavecchia, dove venne apposto il bollo a mezzaluna “CIVITAVECCHIA DALLA VIA DI MARE”.

Fig.8 (Forum F&F – utente: ilcollezionista87)

Fig. 9


Per questa quinta lettera (Fig. 10) non è da escludersi l'instradamento “via di terra” mancando il bollo "Civitavecchia dalla Via di Mare".
Essa è viaggiata per Roma da Napoli il 06.03.1861 ed è affrancata con 2 esemplari delle Provincie Napoletane 5 grana con annullo "Partenza da Napoli" nei suoi primi giorni di utilizzo. Un 5 grana presenta falle di stampa. Arrivò a Roma con annullo a doppio cerchio il 7 marzo 1861.

La tariffa è quella per la prima distanza verso lo Stato Pontificio - lettera di 2 fogli tassata 16 baj in arrivo. Utilizzo dei francobolli delle Province precedente al 17.03.61.

 

Fig.10
(collezione SARTONI – BLOG Aldo e Filippo: Una raccolta di Storia Postale degli Antichi Stati Italiani e Regno – Asta Bolaffi 2007)


Infine, una curiosità, ma come tale certamente rara!
Per una lettera da Civitavecchia a Viterbo fu utilizzato inizialmente, per errore, un bollo riservato alla “via di mare” (CIVITAVECCHIA - VIA DI MARE), su una lettera con percorso interno allo Stato Pontificio.

All’ufficio postale, accortisi dell’errore, sul bollo è stata cassata grossolanamente la dicitura “via di mare” ed è stato apposto il datario corretto con la sola dicitura CIVITAVECCHIA.

Fig. 11 (Asta Ferrario n.22 lotto 201)


BIBLIOGRAFIA e FONTI:

- Collezione SARTONI FILIPPO
- Umberto Del Bianco: GLI ANNULLI MARITTIMI ITALIANI


Luca Dermidoff
17-06-2023