pagina iniziale le rubriche storia postale filatelia siti filatelici indice per autori
La sciagura del VAJONT

 

Il Cinema di Alberto Caminiti

 

Filatelia Tematica

 

 

di Alessandro Blasi e Sergio De Benedictis

di Alessandro Blasi e Sergio De Benedictis
Forse l'uomo non ha ancora oggi preso coscienza di quanto le innovazioni tecnologiche siano per la popolazione non solo una fonte di benessere, ma talvolta causa di distruzione e morte. Ne è un esempio la tragedia avvenuta il 9 ottobre 1963 alla diga del Vajont, che rappresenta una conseguenza della cupidigia umana e, in particolare, della ricerca del profitto. Nel disastro persero la vita migliaia di persone che abitavano a Longarone e nei paesi limitrofi.

La diga del Vajont avrebbe dovuto produrre energia attraverso un impianto idroelettrico, fornendo nuove risorse allo Stato in un periodo di sviluppo economico e sociale, con un guadagno anche per l’azienda produttrice, la SADE (Società Adriatica di Elettricità). Quest’ultima era interessata alla costruzione di un manufatto che, oltre a fornire energia, fosse anche un prestigioso esempio di ingegneria delle costruzioni.

La catastrofe fu provocata dalla frana del monte Toc, riversatosi in buona parte sull’invaso della diga con la conseguente fuoriuscita di un’onda devastante caduta sui paesi di Erto e Casso e la sottostante Longarone. Forze dell'ordine e, in particolare il corpo degli Alpini insieme a molti volontari si mobilitarono per portare soccorso alla popolazione tremendamente colpite.

La vicenda inizia quando la ditta SADE decise di costruire la famosa diga, che allora doveva essere una delle più grandi del mondo. I lavori iniziarono il 31 gennaio 1957 e, nonostante mancassero le necessarie relazioni geologiche definitive relative alla sicurezza del territorio, l'azienda elettrica decise di procedere con i lavori di costruzione. I responsabili della SADE non valutarono seriamente la fragilità del monte Toc. Il termine, che deriva dal dialetto locale: significa “pezzo”, “parte” e indica le caratteristiche della roccia, ben nota per sua porosità. Tra il 1959 e il 1960 alcuni fatti avrebbero dovuto allarmare i costruttori, tra cui la frana della montagna contigua alla diga di Pontesei e quella di un pezzo del Toc proprio sul Vajont, avvenuta il 4 ottobre 1960: in particolare la frana provocò l'allagamento di alcune case che erano state fatte evacuare precedentemente.

Ciò produsse un ampio dibattito tra la gente e diede avvio a proteste, che avevano l’obiettivo di ottenere le rassicurazioni e le certezze sulla sicurezza dei luoghi vicino alla diga. Il dibattito sollecitò i geologi Muller e Semenza ad ulteriori indagini che portarono a scoprire una pericolosa frattura a forma di “M” sul versante del Toc sovrastante la diga. La scoperta indusse Muller a proporre la sospensione dei lavori con urgenza. La sua relazione venne però occultata agli organismi di controllo. Per evitare la frana prevista dai geologi, la SADE collegò i due versanti del monte tramite una conduttura, così da coprire il bacino creato dalla diga minore, al fine di ridurre gli eventuali danni che avrebbe prodotto la frana.

Tuttavia ciò non portò nessun miglioramento, infatti il rapido abbassamento del livello dell'acqua del lago costrinse la società, che nello stesso anno era passata sotto l'ENEL, a ordinare al sindaco di far “sgomberare” i paesi vicini alla diga a causa di un “accelerato movimento franoso nella zona sinistra del Toc, serbatoio Vajont”. La tragedia avvenne il 9 ottobre 1963 e fu un susseguirsi di eventi divenuti incontrollabili e nefasti. Il traffico della pedemontana alle 17.00 fu deviato su altri percorsi, alle 22.00 la diga fece le prime vittime. Alle 2.39 del 10 ottobre 1963 una massa rocciosa di 260 milioni di metri cubi si staccò dalla montagna e precipitò nel lago artificiale. L'urto con l'acqua provocò ondate in tre direzioni: una frontale, che si abbatté su Casso, la seconda su Erto e la terza arrivò fino a Longarone e alla valle del Piave; tutto ciò in quattro minuti.

La frana del Vajont ha avuto delle conseguenze enormi. Le frazioni di Erto e Casso persero 158 persone, il comune di Longarone perse 1458 persone travolte dalla potenza dell'ondata. Nell’area del Vajont morirono 111 persone e 183 abitanti che vivevano in altri comuni, oltre agli addetti al cantiere della diga. Il ricordo di questo disastro è ancora vivo e tristemente attuale, sebbene siano passati circa sessant’anni, ed è un monito per le generazioni future, ma soprattutto per i giovani che dovranno affrontare le sfide del progresso tecnologico.

 

Alessandro Blasi e Sergio De Benedictis
13-07-2026

pagina iniziale le rubriche storia postale filatelia siti filatelici indice per autori