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| L’oscurità nell’arte | ||
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| di Alessandro Blasi e Sergio De Benedictis | ||
L'oscurità, intesa come assenza di luce, è un elemento che da sempre ha affascinato e inquietato gli artisti di ogni epoca e cultura.
Spesso, il buio fa paura perché priva l’uomo della vista, uno dei sensi ritenuti tra i più importanti in assoluto.
Parlare del buio non è certo facile in quanto si tratta di un tema molto ampio e complesso che oltre all’arte è stato affrontato anche dalla scienza e dalla letteratura. Fisicamente, il buio rappresenta l’assenza di luce, ma accanto alla sua definizione scientifica l’uomo gli ha sempre attribuito sensazioni, percezioni e significati diversi. In alcune culture antiche, l'oscurità era associata al male, al peccato, alla morte, al mistero e all'ignoto. In altre, invece, era vista come una condizione necessaria per la rinascita, la creazione, la rivelazione. In entrambi i casi, era un simbolo potente e ambivalente, che richiamava la dimensione spirituale dell'essere umano. Nell’arte, il buio assume un aspetto puramente creativo: serve a dare profondità prospettica all’opera e a rappresentare l’interiorità di un soggetto.
Durante il Rinascimento, la concezione del buio è cambiata quando gli artisti hanno iniziato a sperimentare con il chiaroscuro, una tecnica che consiste nel creare contrasti tra zone illuminate e zone in ombra.
Infatti, il buio e la luce sono gli elementi fondamentali per l’esistenza di un’opera d’arte. Il chiaroscuro ha raggiunto il suo apice con Caravaggio, che ha saputo creare opere di straordinaria intensità emotiva e realismo, mettendo in scena momenti cruciali della vita di santi ed eroi.
In Caravaggio, il buio è l’elemento che fa risaltare la luce e che sembra squarciare il quadro. Non è solo un mezzo per dare volume e forma alla figura, ma è la pura rappresentazione della vita tormentata dell’artista. Nel Barocco, l'oscurità ha continuato ad essere usata come mezzo espressivo e simbolico, ma con una maggiore varietà di sfumature e di effetti. Alcuni artisti, come Rembrandt, hanno usato l'oscurità per creare atmosfere intime e riflessive, in cui la luce emergeva come una guida spirituale e morale;
altri, come Velázquez, per creare illusioni ottiche e giochi di specchi, in cui la realtà si confondeva con la finzione; altri ancora, come Goya per denunciare le atrocità della guerra, della violenza, dell'ingiustizia, in opere di forte impatto visivo e sociale.
Nell'arte moderna, l'oscurità ha assunto un significato ancora più profondo e personale, legato alla condizione dell'uomo contemporaneo, alle sue angosce, ai suoi dubbi, ai suoi sogni. Anche in questo periodo molti artisti hanno espresso la propria visione del mondo attraverso l'oscurità, sia in senso letterale che metaforico. Alcuni esempi sono le opere di Van Gogh, che ha dipinto le sue notti stellate con una luce vibrante e tormentata, di Munch, che ha rappresentato il suo grido di disperazione in un paesaggio cupo e distorto, e di Picasso, che ha usato il colore nero per simboleggiare il lutto e la sofferenza causati dalla guerra.
Alessandro Blasi e Sergio De Benedictis |
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