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Le affrancatrici per raccomandate Francotyp Taxograph della Toscana

Alcide Sortino
Le "divise uniformi" degli impiegati
delle Poste Granducali - 1835

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Nell’immaginario collettivo del nostro mondo postal-filatelico, per affrancatrice da sportello per raccomandate si intende d’acchito la Tae Citis. Tale convinzione è giustificata dalla diffusione di tale macchina, presente in qualche migliaio di uffici postali, che per circa un trentennio ha caratterizzato con le sue impronte le raccomandate che tutti più o meno hanno ricevuto. A ciò va aggiunto che la Tae Citis è apparsa quando molti filatelici, stanchi dei francobolli, hanno cominciato a dedicarsi ad altre specializzazioni e quindi le sue impronte, ognuna con un diverso numero di matricola, hanno dato origine ad un interesse collezionistico.

Ma tale affrancatrice non ha rappresentato il primo tentativo di diffondere territorialmente l’accettazione meccanizzata delle raccomandate: a parte la sperimentazione romana di “affrancatura automatica” del 1927, solo nel 1952, sempre alla posta centrale di Roma, fu utilizzata una vera affrancatrice-accettatrice ad hoc. Poi, forse anche su impulso della mostra sulla meccanizzazione postale del 1956, ove tutti i produttori e rivenditori presentarono i loro prodotti, fu deciso di estendere ai principali uffici l’accettazione meccanizzata che permetteva di sveltire notevolmente il servizio, eliminando allo sportellista il dover applicare i francobolli e compilare la ricevuta di ogni operazione e i rendiconti degli importi incassati.


Così a partire dal 1957 venne introdotta l’affrancatrice modello Taxograph E, prodotta dalla Francotyp, distribuita in due tranches per circa 80 complessivi esemplari, destinati alle poste centrali dei maggiori capoluoghi, nonché a centri di pari importanza, come Monza o Prato e, limitatamente a Milano, Firenze e Roma, anche ad alcune succursali. Dalla “Bibbia” sulla materia, ovvero il volumetto “Le affrancatrici meccaniche negli Uffici Postali Italiani” dell’amico Mario Pozzati, riproduco lo schema dell’impronta (in cui il numero di matricola appariva due volte) e la grande novità della macchina: le voci di qualificazione (quelle in negativo su fondo rosso), che venivano impresse sotto il güller-datario. Il numero dello sportello era in genere sostituito da un quadratino rosso, eccetto per quelle di Roma Centro (noti n° 16 e n° 19).

La Taxoghaph aveva ancora molte cose a funzionamento “meccanico”, come la composizione dell’importo dell’affrancatura, effettuata per ogni cifra azionando una leva solidale con un cerchio con impressi i numeri, caratteristica che ne determinò il ritiro all’apparire delle più moderne Citis, ove invece c’era una tastiera da digitare.

La fornitura delle Taxoghaph avvenne senza un ordine preciso: la prima fu Ascoli Piceno, poi Bari, poi Bologna, ecc. e solo per piccole sequenze si riscontra l’ordine alfabetico degli uffici, per cui risulta problematico ricostruire esattamente la loro distribuzione. Inoltre c’è un ulteriore difficoltà: come già ricordato la numerazione delle affrancatrici in uso alle Poste era unica e progressiva, senza distinzione del tipo di macchina e, poiché la fornitura delle Taxoghaph si intrecciò con quella delle Hasler per le tassate, è difficile stabilire, in mancanza di documentazione, a quale dei due tipi si riferiscano i numeri di matricola “vuoti”. E poi per completare la documentazione c’è una terza difficoltà: come sopra ricordato, ai tempi del loro utilizzo nessuno si interessava ad esse e quindi non esistono i soliti elenchi redatti dai collezionisti. Personalmente me ne interessai solo dal 1967, dopo oltre dieci anni dalla loro apparizione, unicamente perché ne trovavo molte nelle buste vuote di concorsi ed offerte della Rusconi Editore che da quell’anno ero riuscito ad avere.

Dall’incrocio degli elenchi dello scrivente e di Pozzati, le Taxoghaph individuate in Toscana sono le seguenti:


Come detto all’inizio, le Taxoghaph furono fornite solo ai capoluoghi “postalmente” più importanti: se si può ipotizzare che Massa, Siena e Grosseto non rientrassero in questa categoria, sorgono dei dubbi su Arezzo, di cui sembrerebbe probabile che l’impronta, non ancora nota, sia da ricercarsi in uno dei numeri di matricola non ancora identificati.

Alcide Sortino
26-12-2021



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