il tramonto di un regno









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il tramonto di un regno


di Giancarlo MAGNONI


5° Periodo: dal 26 novembre 1943 al 22 gennaio 1944.
Territorio a nord della linea del fuoco: Repubblica Sociale Italiana

Prima parte (dal 26 novembre al 9 dicembre 1943)
 

 

Venerdì 26 novembre 1943


Bombardamenti Alleati - 160 bombardieri pesanti e 225 bombardieri medi sul sistema di comunicazioni Roma – Firenze – Bologna e Roma – La Spezia – Genova, danni gravi in numerosi centri abitati e distruzione di parecchi ponti e viadotti; attacchi a fabbriche di cuscinetti a sfere, a Torino e Villar Perosa. Bombardata anche la stazione di Grosseto.



Storia Postale del 26 novembre
 

 

Cartolina da Venezia a Lugo (RA) passata dalla Commissione Provinciale di Censura di Ravenna 43R.

 


Sabato 27 novembre 1943


La persecuzione degli ebrei italiani - Firenze – Durante la notte sul 27, i tedeschi compiono una razzia di ebrei al convento delle Suore Francescane di Maria in Piazza del Carmine e catturano 26 persone che vengono inviate a Verona da dove saranno deportate ad Auschwitz con il convoglio che partirà il 6 dicembre.


Storia Postale del 27 novembre

 

 

 

Espresso doppio porto partito da Ravenna il 27 novembre e giunto a Palazzolo sull’Oglio (BS) il 29





 

 

Domenica 28 novembre 1943

Rappresaglie nazifasciste - Provincia di Reggio Emilia - All'alba, al poligono di tiro di Reggio Emilia, vengono fucilati i sette fratelli Cervi. Hanno proceduto alla fucilazione venti militi della Guardia Nazionale Repubblicana. Il padre, Alcide, è stato rilasciato perché "troppo vecchio". Verrà a conoscenza della morte dei figli soltanto undici giorni dopo l'esecuzione.
 

Il filologo Concetto Marchesi (nella foto), nel suo discorso inaugurale dell’anno accademico all’Università di Padova, indica l’altra via, non quella dell’attivismo puro e semplice, ma la via “dei lavoratori, degli artisti, degli scienziati”. Rivolgendosi agli studenti, egli dice:

“Una generazione di uomini ha distrutto la vostra giovinezza e la vostra patria; voi dovete tra quelle rovine portare la luce d’una fede, l’impeto dell’azione e ricomporre la giovinezza e la patria. Traditi dalla frode, dalla violenza, dall’ignavia, dalla servilità criminosa, voi, insieme con la gioventù operaia e contadina, dovete rifare la storia d’Italia e costituire il popolo italiano…Studenti, mi allontano da voi con la speranza di ritornare a voi, maestro e compagno, dopo la fraternità di una lotta insieme combattuta. Per la fede che vi illumina, per lo sdegno che vi accende, non lasciate che l’oppressore disponga della vostra vita, fate risorgere i vostri battaglioni, liberate l’Italia dall’ignominia…”.
 

 

 

Lunedì 29 novembre 1943


Storia Postale del 29 novembre

 

Raccomandata affrancata 3,25 (in eccesso di 0,50) con presenza di valori aerei usati come ordinari da Vicarello (LI) al Comitato della Croce Rossa Internazionale in Svizzera. Censurata dai tedeschi.

 


Una assicurata dell’Amministrazione delle Poste e Telegrafi Ufficio Filatelico di Roma che conteneva lire 952, 75 di francobolli come da richiesta del dottor Antonio Rosati.
L’affrancatura complessiva di 10,05 era stata versata contestualmente alla richiesta con vaglia bancario e la lettera di richiesta inoltrata tramite il recapito espressi di città con ricevuta di ritorno (vedi altra riproduzione). Sono riprodotti anche il talloncino del vaglia che il Rosati aveva fatto a saldo della richiesta e la ricevuta della agenzia di recapito
 

 

Martedì 30 novembre 1943

La persecuzione degli ebrei in Italia - Una ordinanza di polizia viene oggi diramata ai capi delle province. In base a tale ordinanza tutti gli ebrei, indipendentemente dalla loro nazionalità, anche se discriminati, debbono essere inviati nei campi di concentramento e i loro beni, mobili e immobili, posti sotto sequestro in attesa di confisca a beneficio degli indigenti e dei sinistrati dalle incursioni aeree nemiche. L’ordinanza stabilisce inoltre che i nati da matrimoni misti che hanno ottenuto il riconoscimento di appartenenza alla razza ariana, dovranno essere sottoposti a speciale vigilanza da parte degli organi di polizia.

Si insiste sulla responsabilità dell’Arma dei Carabinieri nel fallimento del primo bando di richiamo: “Nella chiamata della classe 1924” scrive oggi un ufficiale della GNR di Casale Monferrato “ben poche sono state le reclute che si sono presentate al Distretto Militare, e ciò è dovuto in parte alla nefanda opera dei vari comandanti di stazione dei Carabinieri”.

Rappresaglie nazifasciste - Chieti: dieci membri del Comitato di Liberazione vengono arrestati in una casa in periferia, all’atto della cattura viene ucciso il capitano Trieste Del Grosso.
In date imprecisate del mese di novembre si sono verificati altri fatti di sangue: poiché i rastrellamenti di mano d’opera coatta non hanno dato nel Chietino i risultati sperati, i tedeschi ricorrono a misure draconiane: incendi parziali o totali di villaggi, fucilazioni di abitanti: a Villa Santa Maria (CH) le SS fanno saltare un ponte della ferrovia sangritana e vi aggiungono un gruppo di uomini legati fra di loro, che muoiono nel brillamento del ponte stesso; a Bieda (VT) passano per le armi 13 militari sardi dell’aeronautica appartenenti a una formazione partigiana.

Resistenza: azioni dei partigiani - Roma - Il gruppo partigiano romano “Bandiera rossa”, è il più numeroso ed attivo ed è formato da comunisti dissidenti, repubblicani, cristiano sociali e da qualche anarchico. Uno dei fondatori è Antonio Poce, vecchio antifascista espulso con Bordiga dal Partito Comunista nel 1926, accusato di trotzkismo, animatore del Movimento comunista d’Italia.
Tra i comandanti di zona si distinguono Nicola Stame e Orfeo Mucci. Sono stabiliti collegamenti anche con i sacerdoti che nascondono ebrei, ex militari, renitenti alla leva, prigionieri alleati evasi. Nelle file di Bandiera Rossa operano: Aladino Govoni, figlio del poeta, Gino Rossi, Roberto Guzzo, tre giornalisti, Felice Chilanti, Ezio Malatesta caporedattore de “il Giornale d’Italia”, Carlo Mattei e i due figli di Matteotti, Giancarlo e Matteo, operai, professionisti, studenti.
Durante la notte sul 30, una squadra di “Bandiera rossa” assalgono la scorta tedesca che con un camion sta trasportando undici partigiani destinati ad essere fucilate nel Forte Bravetta. Dopo un combattimento vengono liberati. Al comando della squadra è l’ex maresciallo dell’aeronautica Vincenzo Guarnera che ha assunto il nome di battaglia Tommaso Moro.


Storia Postale del 30 novembre

 

 

Troviamo un timbro comunale ex - Regno che non ha subito amputazioni sia nei 45 giorni che nel suo attuale periodo d’uso. La missiva, partita oggi, 30 novembre 1943, viaggerà tra le provincie di Varese e Padova in un nord che dovrebbe essere anti monarchico e invece, in questo caso, accetta sia lo stemma che il volto del re “traditore”.


 


Mercoledì 1 dicembre 1943

Modena - Nell’articolo di fondo del direttore della “Gazzetta dell’Emilia”, Enrico Cacciari, si leggeva il 24 novembre: “Immediata fucilazione in piazza di venti borghesi antifascisti” e oggi, Enrico Cacciari, scrive: “Rinnovo la domanda di fucilare al più presto quei famosi venti paciocconi”, se non altro come rappresaglia preventiva dato che a Modena nessun attentato contro i fascisti è ancora avvenuto.
 

 

Resistenza: azioni dei partigiani -
Alle 19,30, a Firenze, tre "gappisti" armati di rivoltella aggrediscono e uccidono il colonnello Gino Gobbi (nella foto), comandante del Distretto Militare, in Via Pagnini, mentre sta rincasando.

Muore Giaime Pintor, giornalista e letterato, nel tentativo di passare le linee (da Napoli) verso il nord per raggiungere le bande partigiane che hanno già cominciato a combattere.
 



STORIA POSTALE del 1° dicembre


 

 

 

 

 

Piego inviato a Lugo della Prefettura della Provincia di Ravenna, affrancato con segnatasse da 0,60 per tassa a carico.

 


 

Giovedì 2 dicembre 1943

Rappresaglie nazifasciste - A Firenze la rappresaglia per la uccisione del colonnello Gobbi è immediata. All'alba cinque anarchici e comunisti di vecchia data, reduci dai campi di concentramento francesi e della guerra di Spagna, vengono tratti dalle loro cella e fucilati. Il fratello del colonnello Gobbi, anch'egli nell'esercito della RSI con il grado di capitano, si accanisce sui corpi dei cinque ostaggi, non tutti morti alla prima raffica, gridando:
"Vigliacchi! Ringrazino Iddio che sono morti alla luce del sole: mio fratello è stato ucciso stanotte a tradimento, all'angolo di una strada".

Su Il Resto del Carlino si legge oggi il seguente articolo: Gli apparecchi radio nei pubblici esercizi, è obbligatorio farli funzionare per l’ascolto del Gionale Radio. I contravventori a questa ordinanza verranno puniti col ritiro della licenza di esecizio. L’Autorità di Pubblica Sicurezza è incaricata dell’esecuzione della presente ordinananza.

Bombardamenti Alleati - 260 bombardieri e 273 cacciabombardieri (408 tonnellate) sulle postazioni d’artiglieria a Mignano (nell'entroterra del fronte tirrenico); attacchi pesanti a Orvieto e ad Arezzo; Marauder e Mitchell sulle vie di comunicazione tra Roma e Pescara; altri bombardieri medi su Orte e Spoleto; 412 tonnellate nelle aree di Trento e di Bolzano; 397 tonnellate sulle rotabili tra Padova e Tarvisio; colpiti ponti, gallerie e viadotti presso Dogna; 1060 tonnellate sulle comunicazioni nei settori di Prato, Empoli, Poggibonsi, Foligno, Perugia, Pistoia, Castiglione della Pescaia, Borgo San Lorenzo e Certaldo e la Roma - Pescara.


Storia Postale del 2 dicembre
 

 

 

 

 

Una cartolina postale partita da Calci (PI) il 2 dicembre per Castiglioncello (LI). Abbastanza raro l’uso di questa intero senza la scritta Vinceremo in questo periodo.

 

 

Venerdì 3 dicembre 1943

Alla notizia dell’armistizio, mentre le forze armate italiane si dissolvevano nei territori di confine e nuclei di slavi in armi varcavano il crinale dei monti che sorgono tra la conca di Plezzo – Caporetto e la pianura friulana occupando le alte valli del Torre del Natisone, del Cornappo e si infiltravano verso il sud, sollevando vivo allarme fra le popolazioni, sorgeva e si affermava, tra grandi difficoltà, quella iniziativa che dopo qualche mese ha assunto il nome di “Reggimento Volontari Alpini Tagliamento” con funzione anti slava.
L’origine del Reggimento risale al giorno in cui, a nord di Roma, il Corpo Corazzato Centauro era stato visitato da un alto ufficiale germanico che aveva rivolto alla truppa schierata un breve discorso chiedendo quanti e quali degli appartenenti a quel corpo fossero disposti a combattere coi tedeschi al comando di ufficiali tedeschi. Coloro che avevano accettato l’invito erano passati da un lato, gli altri erano rimasti al loro posto. Ma subito dopo il colonnello Zuliani insieme ad altri ufficiali che non avevano aderito all’invito, aveva raggiunto il più vicino comando tedesco per dichiarare che non in quella forma, cioè sotto il comando germanico, ma in via del tutto autonoma e volontaria, avrebbe combattuto nelle file del nascente esercito italiano. E così, quelli che non avevano aderito alla proposta tedesca, avevano poi raggiunto il Friuli e ivi costituito il primo nucleo del Reggimento Tagliamento che poi, organizzandosi in forma militare si sposterà fino a raggiungere e schierarsi, spesso combattendo contro infiltrazioni slave, sulla linea dell’Isonzo, nella vasta zona che ha per centro Tolmino.

Oggi un gruppo di ufficiali italiani di quello che sarà il Reggimento Tagliamento, lancia un caloroso invito con il seguente manifesto:

“Soldati italiani!
Prima che si sparga altro sangue fraterno, ascoltate il nostro appello: gettate le armi, abbandonate i partigiani slavi. Date il vostro braccio alla nuova Italia che sorge dall’abiezione, in cui i governanti inetti l’hanno gettata. Dimentichiamo ogni tendenza o colore politico: si tratta ora della nostra Patria, della nostra famiglia, delle nostre case. E voi, che anche in questo momento vi siete dimostrati uomini di azione e di coraggio, sappiate scegliere la vostra via: essa non è certo con gli slavi che mirano a portare la loro frontiera al Tagliamento, né con gli anglo – americani. Essa è solamente col nuovo esercito che l’Italia costituisce: Solamente attraverso questo, troveremo la forza della nostra rinascita, e attraverso l’unione di tutte le nostre forze non avvelenate da fattori politici, troveremo la nostra resurrezione.
Ritornate alle vostre case. Vi sarà lasciata libertà di scelta: o rimanere nelle file del nuovo esercito o lavorare per le vostre famiglie. Non vi sarà fatto alcun male; lo garantisce la nostra parola di combattenti.
Avete otto giorni di tempo dalla data di oggi per abbandonare i partigiani slavi. Accogliete questo appello”.
Udine, lì 3 dicembre 1943 - Ten. Col. Cafflisch Carlo, Ten. Col. Giorla Francesco, Console Ermacora Ziuliani, Maggiore Luigi Bonanni.



Storia Postale del 3 dicembre

 


 

Sabato 4 dicembre 1943
 


Storia Postale del 4 dicembre
 


 

Domenica 5 dicembre 1943

Su La Stampa viene pubblicato questo articolo:

Un inspiegabile voltafaccia
"Perché, generale Messe avete tradito?"

L'appassionato appello di Radio Roma

Roma, 4 dicembre
Il generale Giovanni Messe (nella foto), nominato ora Capo di Stato Maggiore generale dello spergiuro Badoglio, il 9 aprile 1943, in terra tunisina, tenne un discorso ai battaglioni dei Giovani fascisti che avevano dato un largo contributo di sangue e che si accingevano a dare altre prove del loro eroismo. Il generale Messe, tra l'altro, disse a quei giovani:
 

 

 

Lettera raccomandata espressa da Cagli (PS) a Roma regolarmente affrancata 3,00 (0,50 + 1,25 di raccomadazione + 1,25 di diritto espresso)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Raccomandata espressa in franchigia affrancata con il solo espresso. Da Firenze il 4 dicembre a Pelago (FI) il 7.

 

 

 

 

 

"Potrete sfogare tutto l'odio che avete accumulato dentro di voi contro questo nemico lurido e sporco, ricco, molto ricco. La sua ricchezza è per lui motivo di scherno contro di noi italiani, senza ricchezza. Noi opponiamo la nostra superiorità morale all'inglese ingordo, che intende continuare a mangiare lardosamente sul pane della povera umanità sofferente. Se c'è giustizia divina, come c'è, ciò deve cessare in virtù del valore del popolo italiano, o meglio, di quegli italiani che sentono tutta l'importanza della missione storica di questo nostro Paese, di quegli italiani che tutto danno e, vogliono dare, pronti a morire se occorre perché l'Italia viva, e - sono sempre parole del generale Messe - perché periscano gli aggressori, i nostri carcerieri".

Come ognuno vede il generale fu allora esplicito nel qualificare i nemici dell'Italia e la loro sporca natura. Perciò tutti i combattenti che lo hanno seguito e gli hanno obbedito in Russia, quando egli comandava il glorioso C.S.I.R., e in Tunisia quando portò la Prima Armata a un elevato grado di efficienza morale e militare, tutti questi combattenti si chiedono: "Come ha potuto questo ottimo comandante tradire? Quale sarà il movente che lo ha fatto decidere? Il denaro o la moglie che era dama di corte della Regina? O, forse il generale Messe era stato male informato sulla situazione e sui fatti svoltisi dal giorno della sua cattura ad oggi?
Comunque stiano le cose, chi ha combattuto ai suoi ordini oggi ha l'animo triste e pensa: "Cosa dirà oggi il generale Messe ai giovani che sta arruolando? Forse che noi siamo ricchi e che gli inglesi sono poveri? O che noi intendiamo mangiare copiosamente e che, crudeli come siamo, sfruttiamo i poveri sofferenti inglesi?"
Generale Messe, ascoltate i vostri vecchi soldati del Donez e del Mareth. Non vi impegolate nel tradimento e nel capitalismo. Venite dalla parte dell'onore. I vostri bersaglieri, i vostri fanti, i vostri artiglieri vi aspettano. Se poi volete impantanarvi nel fango della dinastia e dei canguri al soldo straniero, fate pure. Vorrà dire che non siete mai stato sincero nè con noi nè con l'Italia.


STORIA POSTALE del 5 dicembre

 


 

Riprodotti un articolo che compare oggi su “La Stampa” di Torino e una lettera affrancata con un 0,50 “propaganda di guerra” con vignetta ritagliata. Partita da Firenze il 5 arriva a Pieve di Casciana (LU) il 7 dicembre. Passata dalla Commissione Provinciale di Censura di Lucca (77R) (Vedi riproduzione dell’impronta del bollo).


 

 

Lunedì 6 dicembre 1943


Storia Postale del 6 dicembre


 

 


Biglietto postale espresso da Fiume il 6 a Como il 9 dicembre.





 



Martedì 7 dicembre 1943

Dell’abbazia di Montecassino
 

 

 

 

 

Il generale Vietinghoff invia il seguente messaggio a Kesselring:

“Il comando della X Armata chiede che venga raggiunta al più presto una decisione in merito al trattamento dell’abbazia di Montecassino durante i preparativi e nell’eventualità di una occupazione della posizione “G” (la linea Gustav). Secondo il parere dell’esercito, non è possibile mantenere l’extraterritorialità del monastero…Esso si trova necessariamente proprio sulla principale linea di difesa. In questo caso, sarebbe un pericolo molto grande, perché oltre la rinuncia a buoni osservatori e a postazioni mimetizzate da parte nostra, gli americani quasi certamente non si preoccuperanno di accordi di sorta al momento decisivo e cercheranno, senza scrupoli, di arrivare ad occupare questo punto, che in determinate circostanze potrebbe essere decisivo".

Dal quale non traspaiono molte speranze che l’abbazia possa essere risparmiata.

Resistenza: azioni dei partigiani - Provincia di Roma – I gappisti della zona Appio-Tuscolano, in un’azione combinata insieme alle formazioni dei Castelli Romani, disseminano di chiodi l’Appia, la Nettunense e l’Ardeatina, riuscendo a bloccare per l’intera nottata i trasporti germanici su quelle rotabili essenziali per i collegamenti per il fronte. I partigiani aprono anche il fuoco appena i camion si bloccano.


Storia Postale del 7 dicembre
 

 


Piego spedito dal Comune di Vertona (BG) al Comune di Arzignano (VI) il 7 dicembre. Riaffrancato con un valore “propaganda di guerra” verrà rispedito da Arzignano il 2 febbraio e arriverà a Vertona il 4. Il timbro del comune di Vertona mantiene lo stemma e le R.R. di Poste.

 

 

 

 

 

 

Raccomandata espressa da Castglione delle Stiviere alla Croce Rossa Internazionale a Ginevra. Regolarmente affrancata 5,25 (1,25 di lettera per estero + 1,50 di raccomandazione e 2,50 di diritto espresso)

Mercoledì 8 dicembre 1943


Sulla Guardia Nazionale Repubblicana (G.N.R.) - Oggi vengono varati tre decreti legislativi da parte del Governo con i quali viene istituita la Guardia Nazionale Repubblicana e la Polizia Repubblicana. Con il decreto numero 913 si precisa che la Guardia Nazionale Repubblicana rappresenta la polizia del partito fascista "con compiti di polizia interna e militare" in quanto ingloba la ex Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, la Polizia e i Carabinieri. La GNR è stata istituita quale organismo di informazione sull'umore dell'opinione pubblica, sull'atteggiamento dei tedeschi e sul clima che regna negli uffici governativi. Toccherà alla GNR, quindi, fronteggiare e soffocare le prime vampate di ribellismo che si intravedono sui monti.
Nello stesso decreto si sancisce la completa autonomia della GNR dal ministero della Difesa (Graziani):

Art. 2 – La Guardia Nazionale Repubblicana è posta agli ordini di un “Comandante Generale nominato dal Capo dello Stato.

Art. 3 – La Guardia Nazionale Repubblicana ha bilancio ed amministrazione autonomi.

Con gli altri due decreti, a Ricci è confermato l’incarico di comandante della GNR e conferito il “rango di Ministro Segretario di Stato”. A Ricci, che conserva ancora il posto di presidente dell’Opera Nazionale Balilla, si affianca, come Capo di Stato Maggiore, il luogotenente Umberto Chiappe già comandante della IX^ Zona della Milizia.

Dall’Abbazia di Montecassino - Roma - Il tenente colonnello tedesco Schlegel, da parte della divisione Herman Goering, consegna al rappresentante del Vaticano tutti i tesori provenienti dal monastero di Montecassino, il carico complessivo di 120 autocarri. Fra questi tesori, che fino ad oggi giacevano nei suoi depositi di Roma e di Spoleto con la scusa di preservarli dalle incursioni aeree, vi sono anche opere di grandi maestri europei provenienti dalla Galleria statale di Napoli che li aveva evacuati a Montecassino.

                                      


Una folla di quasi un centinaio di persone si è radunata davanti a Castel Sant’Angelo dove avviene la cerimonia della consegna. I tedeschi hanno chiesto che il tutto si svolgesse “con una certa solennità” allo scopo di controbattere la propaganda britannica che parla di appropriazione da parte germanica e dimostrare invece “quanta sollecitudine essi ponevano nel mettere in salvo manoscritti e opere d’arte dai pericoli della battaglia”.
Vengono consegnati al Vaticano 387 colli. La cerimonia si conclude alle 12,00. Il dottor Maximilian J. Becker, che aveva avuto l’idea dello sgombero dei tesori, non è presente perché nessuno lo ha avvertito.
Gli autocarri con i tesori di Montecassino davanti a Castel Sant’Angelo e il maggiore generale Kurt Maelzer che mostra la pergamena con cui le autorità italiane ringraziano la divisione Herman Goering per il salvataggio delle opere.


 

Bombardamenti Alleati - Un violento bombardamento colpisce la stazione ferroviaria de L’Aquila. Il comando tedesco, venuto a conoscenza che l’aviazione inglese ha tra i suoi obiettivi la stazione ferroviaria della città e la contigua officina carte e valori della Banca d’Italia, allo scopo di impedire l’incursione, aveva formato un convoglio ferroviario, nell’interno della stazione, alternando vagoni piombati pieni di prigionieri di guerra angloamericani a vagoni carichi di munizioni. Al momento dell’attacco (evidentemente gli alleati non sono venuti a conoscenza dell’azione “dissuasiva” del comando tedesco), la maggior parte degli operai delle officine carte e valori riescono a salvarsi fuggendo; ma 12 di questi perdono la vita oltre a tre abitanti di Borgo Rivera, 85 prigionieri inglesi e 58 soldati tedeschi.
In pieno giorno, a Porto Santo Stefano, due ondate di aerei americani si accaniscono sul porto e sull’abitato, malgrado una efficiente contraerea tedesca. Questa prima incursione sulla cittadina provoca terribili danni e la morte di 32 civili. Dopo questa prima incursione il promontorio dell’Argentario diventerà un obiettivo continuo. Porto Santo Stefano dovrà pagare un conto salato. Dal dicembre 1943 in poi subirà 95 attacchi aerei e una cinquantina di bombardamenti navali. Nel gennaio 1944, il 23 e il 26, Porto Santo Stefano verrà di nuovo attaccata. Le sirene di allarme ormai non suonavano più. I poco più di 10.000 abitanti della cittadina perderanno quasi tutti la casa e tutto quello che avevano.

Al mattino, sulla località Pantano Borghese (Roma), i cacciabombardieri americani sorprendono decine di automezzi tedeschi fermi in mezzo alla strada a causa delle gomme forate dai chiodi quadripunte sparsi dai partigiani e li distruggono tutti.
 


STORIA POSTALE dell’8 dicembre

 

 

Corrispondenza fra comuni da Massa Martana (AP) e Monte Vidon Corrado (AP). Dal timbro del comune sono stati asportati i due stemmi, quello fascista dopo il 25 luglio e quello reale dopo l’8 settembre.


 

Giovedì 9 dicembre 1943

Dall’Abbazia di Montecassino - L'Abbazia, che sta per essere coinvolta nel territorio che sarà teatro di battaglie furiose, sta diventando anche oggetto di propaganda denigratoria per entrambe le parti in guerra. Mentre sul numero di dicembre (n°11-anno 47°) dell'Avanti clandestino compare questo articolo:

"L'Abbazia di Montecassino - Truppe tedesche sono ora accantonate nella storica Abbazia di Montecassino. La celebre biblioteca è stata asportata, e si ignora dove sia andata a finire. Nè maggiori notizie si hanno dell'archivio, uno dei più insigni del mondo civile. I gioielli, i piccoli bronzi e gli altri preziosi del Museo Nazionale di Napoli, che avevano trovato rifugio a Montecassino, sono stati trasportati in Germania, come pure gli arredi dell'Abbazia e gli stalli del coro. I monaci hanno dovuto rifugiarsi a Roma".

Sulla Stampa di Torino appare invece oggi il seguente articolo (rispondente alla vera verità. Sarà infatti appurato che le truppe tedesche non entrarono mai nell'Abbazia fin che questa rimase integra e abitata da monaci e rifugiati civili, ne usarono le rovine solo dopo la sua distruzione da parte degli Alleati):

I tesori di Montecassino riconsegnati ai Benedettini
Un'altra panzana inglese smascherata dai fatti: tutto il patrimonio artistico dell'Abbazia è stato salvato dai germanici

Roma, 8 dicembre - Una significativa cerimonia si è svolta oggi a Castel Sant'Angelo, per la consegna da parte del Comando germanico, dell'Archivio e della Bibliotaca di Montecassino ai Benedettini. Com'è noto, sia l'archivio che la biblioteca del monastero benedettino di Montecassino erano stati salvati a suo tempo dal comando germanico per l'avvicinarsi della guerra in quel settore. Gli inestimabili valori messi in salvo erano stati trasportati a Roma e posti in luogo sicuro. La propaganda anglo - americana aveva invece strombazzato ai quattro venti che tali tesori erano stati trasportati in Germania.
La manifestazione a Castel Sant'Angelo si è svolta alla presenza del Sottosegretario alla Presidenza Barracu, del generale Comandante la difesa di Roma, del direttore di Castel Sant'Angelo, dell'Abate di Montecassino e di numerose altre eminenti personalità; erano anche intervenuti i rappresentanti dell'Ambasciata germanica presso la Santa Sede, e il rappresentante delle arti germanico. Il colonnello Plinger ha espresso la soddisfazione del Governo germanico per la consegna ai Benedettini degli inestimabili tesori d'arte racchiusi nell'Archivio e nella Biblioteca dell'illustre monastero. Ha risposto il padre Miller dei Benedettini, che ha ringraziato a sua volta le personalità germaniche e il vicedirettore generale delle Belle Arti del Ministero dell'Educazione Nazionale. Successivamente l'Archivio e la Biblioteca di Montecassino sono stati trasportati con automezzi alla Città del Vaticano".

L’Agenzia Stefani riferisce: “Corre voce dal Vaticano che il Papa abbia ottenuto assicurazione dalle potenze belligeranti che la collina sulla quale sorge l’abbazia di Montecassino non sarà munita di opere di fortificazione e non sarà obiettivo di attacchi aerei”.



Storia Postale del 9 dicembre
 

 

 

Cartolina prestampata tedesca per gli internati in Germania indirizzata a Piacenza. Censura del campo e di Piacenza con il solo timbro del censore.

 

 

 

 

 

 

 

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