Bruno e Bianco?

Sergio De Benedictis

La cronaca estiva, sempre a corto di notizie, è stata quest’anno animata, oltre che dalla nota e sciagurata crisi governativa, anche dal simpatico orso bruno M49 ( sono ormai ridotti ad un numero identificativo mentre lontani sono i tempi del simpatico Yoghi nel parco di Yellowstone ).


Appartengono alla stessa famiglia degli Ursidi, ma sembra che l’orso polare sia un’evoluzione del bruno e che abbia nel tempo mutato il colore della sua pelliccia per potersi meglio mimetizzare tra i ghiacci artici.

 

Rispetto al fatto di apostrofare qualcuno dicendogli “sei proprio orso“ possiamo chiaramente capire quale sia il suo comportamento in natura: niente relazioni e legami duraturi, carattere schivo e diffidente, trascorre la sua esistenza in solitario, eccetto che nell’infanzia e durante l'accoppiamento.

Lo ritroviamo in tre dei nostri cinque continenti, avendo disdegnato come suo habitat l’Africa e l’Australia; a furia di essere cacciato sin dalla preistoria per soddisfare l’appetito con le sue carni e vestire i nostri antenati con la sua pelliccia, è diventato specie protetta e normalmente si cerca di farlo vivere all’interno di parchi sotto una diretta sorveglianza.


Proverbiale il suo letargo a cui è costretto per riuscire a passare indenne una difficile stagione invernale che altrimenti lo vedrebbe consumare inutilmente le sue energie alla ricerca di cibo.
In questa abitudine non lo accompagna il suo “cugino bianco”, ma lui poverino al freddo ci sta tutto l’anno.

Questo lungo periodo di inattività unito alla sua corporatura “pesante” e alla sua camminata “goffa” lo farebbero classificare come animale poco agile e con scarsa reattività. Ma lui ci smentisce nel momento in cui deve procurarsi da mangiare arrampicandosi agilmente su arbusti e alberi per procurarsi bacche o germogli, oppure pescando salmoni nelle fredde acque dei fiumi canadesi.

Meno solerte il bianco che si accontenta di stazionare accanto alle buche create dalle foche per immergersi nel freddo mare artico: e lì aspettano l’uscita del loro banchetto.

Ridotto in cattività è stato spesso utilizzato per allietare spettacoli circensi, ma questo utilizzo a dir poco avvilente, grazie a specifiche associazioni, sembra sia sempre meno praticato.

La sua figura, come è capitato ad altri animali, è stata utilizzata al fine di semplificare lo studio delle costellazioni celesti, anzi nel suo caso, scrutando il cielo notturno, abbiamo sia la costellazione dell’Orsa Maggiore che dell’Orsa Minore.

È stato spesso utilizzato nell’araldica e appare ad esempio sin dal 1280 nel Sigillum della città di Berlino, tanto da identificarsi con la città stessa e dar forma al premio del noto locale Festival Cinematografico.