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  24 marzo 1800 - circolare al motuproprio de' 10 febbraio 1800
di Roberto Monticini

La memoria cancellata

Il 10 febbraio 1800, con un motu proprio, il Granduca di Toscana Ferdinando III (1769-1824), in risposta al malcontento diffuso fra coloro che avevano partecipato all'impresa di liberare la Toscana dai francesi, a motivo dello scioglimento della Suprema Deputazione aretina è del disarmo dell'Inclita Armata, che quella liberazione avevano guidato e organizzato, promise di promuovere Arezzo a capoluogo di provincia, di far erigere un monumento commemorativo della sollevazione, di chiedere al Pontefice Pio VII (1800-1823) che la diocesi aretina fosse innalzata ad arcidiocesi, mentre nominava una commissione, con il compito di segnalare i nomi dei più valorosi fra gli insorti, per ricompensarli con onorificenze cavalleresche e impieghi. In gran parte quel motu proprio rimase lettera morta e nessun monumento sorse "nella Pubblica Piazza [ ... ] con un'Iscrizione analoga agli avvenimenti più rimarchevoli, e più brillanti dell'insurrezione aretina", come prevedeva lo stesso documento. Così la vicenda dell'insorgenza non entrò a far parte della storia nazionale, e non divenne neanche una componente delle memorie pubbliche e ufficiali del Granducato e della Toscana.

(Sandro Petrucci, Il mancato monumento al Viva Maria: le insorgenze dopo il 1799, in Il Viva Maria di Arezzo: aspetti religiosi, politici e militari (1799-1800) Atti del convegno di studio del 3 giugno 2000, Istituto Storico dell'insorgenza e per l'identità nazionale, Milano 2004)






(collezione Roberto Monticini)