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  Alessandro Tommasi: "ho pensato di ordire una tela... per provvedere il mio fratello"
di Giuseppe Alpini


Testo della lettera di Alessandro Tommasi (*) figlio del Medico Vincenzo Tommasi e fratello maggiore del Canonico don Tommaso Tommasi

puoi scaricare la copia dell'intera lettera in PDF >>>


Progetto di dar moglie una Lazzerini di Orvieto al Canonichino Velluti chierico ancora.

Orvieto 22 gennaio 1805

Non essendo possibile che io possa mantenere tutta la gente che mi sta attorno, ho pensato di ordire una tela per vedere se si potesse provvedere il mio Fratello Carlo Antonio , che ai 5 del prossimo venturo maggio compirà 14 anni.
Un certo Nobile di Orvieto sarebbe in grado di maritare una sua Figlia che nasce da madre cittadina di Perugia e per quanto ho sicuramente scoperto non ricuserebbe di darla al Signor Canonichino Velluti. Egli per altro vorrebbe sapere presso a poco l’annuale entrata del prefato Velluti se potessesi disporre a prenderla; in quanto ai costumi ancora vorrebbe avere sufficiente relazione; sopra l’età l’ho informato io, che avrà circa 24 anni e credo di non m’ingannare.
Noti però, che queste son mosse che nascono tutte per opera mia. Il Velluti non sa cosa alcuna di tutto questo. Io ho promesso di tentare se questo Velluti volesse prendere questa ragazza e in modo tale però che compaia che niente ne sappia di questa casa Lazzerini, che tale è il casato del Nobile di Orvieto; cioè si bramerebbe che Velluti fosse quello che comparisse di cercare per i primo tal matrimonio.
Io non so affidare dell’impiccio ad altri meglio che a Lei, tanto più che avendo in casa la Bettina, può a Lei dimandare di Casa Lazzerini e poi proporre al Velluti in aria di una spontanea volontà la Ragazza più grande:
Questa Signorina è devota, docile, ed umile; oltreché ha l’ornamento di saper cantare e suonare la spinetta. In poche parole dirò che è degna da lodarsi.
Vi è un certo intoppo però da superare, cioè che il Padre non può subitamente improntare la dote, che sarà per assegnarle, mentre quanto è infallibilmente certa, altrettanto è vero, che converrebbe, che si aspettasse, dipendendo questa dalla morte di un vecchio, pel quale bensì sono già suonate venti tre ore e tre quarti.
In sequela poi di questo matrimonio si potrebbe tentare per mezzo di qualche altro far rinunziare il Canonicato del Velluti al mio Fratello Carlo–Antonio che ha buon talento. Presentemente studia Umanità e per Novembre passerà sicuramente alla Rettorica. Egli si è già spiegato di volersi far prete. Quanto ai denari per le Bolle penserei io a rimediare.
Mi è ben nota la di Lei attività onde nutro speranza di veder tutto avviare a buon Porto. So che la Madre del Velluti è una Ghizzi; e perciò meglio possono andare le cose, col mettere in vista, che entrandovi in Casa Velluti questa Signorina sarà cosa molto a proposito, per lo riflesso, che nascendo questa da Madre Cittadina Perugina da tutta la speranza di credere, che starà d’accordo con la Madre dello sposo meglio che se fosse una Dama di tutto brio per i pienissimi quarti di Nobiltà.
Tanto vivamente le raccomando.
Pregola a salutarmi il Signor Zio Giuseppe e a dirgli che Pizzicheria mi scrisse prima che gli scrivessi io, e che poi non l’ho incaricato del disbrigo del noto affare per altre circostanze. Ma che per altro l’ho licenziato con tutto garbo, avvisandolo di trovarmi in grado di affidare il mio interesse in Roma a soggetto che è molto amico ad uno del quale deve unire in certa maniera la grazia che desidero.
Le Donne di casa Lazarini e di Casa Clenteri formano i saluti alla Bettina.
Bramo che mi riverisca tutti di Casa sua e di Casa Vietti e pieno d’ossequio e sincerità di cuore sono Umilissimo, Obbedientissimo Nipote

Alessandro

i protagonisti


La lettera spedita da Orvieto da Alessandro Tommasi di Castiglion Fiorentino fu inviata, molto probabilmente, al Canonico don Leonardo Ghizzi parente del Tommasi, ma anche zio del "Canonichino" Velluti-Ghini che era titolare, benché laico, di un canonicato nella Chiesa Collegiata di Castiglion Fiorentino.
Alessandro Tommasi, stanco di dover mantenere anche il fratello minore cerca di avviarlo al sacerdozio, ma soprattutto tenta di fargli affidare le ricche rendite di un canonicato. Il canonicato di Camillo Velluti poteva fare al caso, ma a condizione che il titolare si fosse sposato. Ed ecco la signorina Lazzerini appartenente ad una nobile famiglia di Orvieto.
La trama sembra ordita bene, ma Alessandro fece i conti senza l'oste.
Il Velluti non solo non "abbocco", ma in tarda età, non essendosi mai sposato si diede alla vita ecclesiastica a tempo pieno tanto è vero che lasciò il suo patrimonio per l'erigenda nuova Collegiata di Castiglion Fiorentino: una lapide di marmo posta nella cappella del Santissimo Sacramento attesta la benemerenza di Camillo Velluti Ghini, ultimo di questo casato.

 

Nota:

La famiglia Tommasi era imparentata con gli Aliotti di Arezzo, con i Ghizzi di Castiglione, i Da Filicaja di Firenze ed era anche in relazione di parentela con i Negroni di Orvieto. Ecco perché il "nostro Alessandro" conosceva bene la città.
I Tommasi erano una delle più importanti famiglie cortonesi e ne troviamo notizia fin dal XVI° secolo. Molti di loro erano Cavalieri di San Giovanni ed uno in particolare "Giovan Battista", cadetto di questa famiglia, divenne nei primi dell'Ottocento Gran Maestro dell'Ordine. In quello stesso periodo il già Cavaliere di Malta Annibale Tommasi fu nominato da Pio VII Vescovo di San Sepolcro.
Alla morte (1825) dello zio Da Filicaja venne impugnato il suo testamento olografo con il quale nominava Eredi i Niccolini e non i Negroni ed i Tommasi che ricorsero, ma persero la causa. A Castiglione i Tommasi avevano un canonicato che gestivano con una persona della loro Famiglia, quindi Alessandro pensava di acquisire anche quello dei Velluti. Il canonico Tommasi fu anche rettore del Collegio S. Filippo Neri di Castiglione e operajo del monastero delle Santucce.