pagina iniziale "arezzo"          le schede         gli aggiornamenti          il postalista         
 
 

Un ricordo ed una carezza per un piccolo "innocente"

di Giuseppe ALPINI e Roberto Monticini

Il Governo del Granduca li definiva "gettatelli", ma la gente li chiamava "bastardini", "trovatelli", "innocenti", "nocentini", "alunni dell'ospedale".
Con questi appellativi venivano indicati i bambini lasciati nella ruota dell'ospedale, alla ruota dei vari monasteri femminili o nati nell'apposito padiglione ospedaliero denominato "delle donne gravide occulte".
I motivi di tali abbandoni sono facilmente immaginabili e vanno ricercati nelle difficoltà delle mamme o delle famiglie di allevarli e perciò i neonati venivano consegnati alla pubblica assistenza prima di vederli morire di stenti.
Di solito un segno di riconoscimento accompagnava il bambino, segno che sarebbe servito da prova per restituirlo ai genitori naturali qualora ne avessero fatta richiesta.
Solitamente questo segno consisteva nella metà di una moneta, di una medaglia o di un cordone colorato, ma spesso il contrassegno si rivelava superfluo perché un gran numero di queste creature moriva in tenerissima età. Basti pensare che nei cimiteri vi era uno spazio riservato soltanto a loro.

G. Mancini, in un articolo dal titolo: Pii Istituti ad Arezzo, pubblicato nel 1840 in Enciclopedia Popolare, Dispensa 44ª, nel descrivere "Il nostro spedale, che dicesi di S. Maria del Ponte, perchè costrutto sovra il fiume Castro, era fino dalla sua istituzione destinato per gl'infermi, pe'poveri, pe'gettatelli. Leggesi di fatti negli estratti, dei citati istrumenti: - pro construendo hospitale, in quo Christi pauperes et egeni, peregrini, informi et debiles receptentur, alanturque ibi puelli et puellae ejecti et positi apud ipsum hospitale -", fornisce anche il numero dei gettatelli ospitati: "Il maggior numero dei malati che si mantengono dallo spedale ascende adesso a 90, il medio a 65, il minimo a 35. Conta poi 580 gettatelli non aventi l'età di anni 10".

Fu questa la sorte del piccolo Corrado Colorini che, affidato alla famiglia di Domenico Goti di Castiglion Fiorentino, cessò di vivere il 24 dicembre dell'anno 1870, a soli quattro giorni di vita.
Questa lettera, inviata dal Comune di Castiglion Fiorentino al sindaco di Arezzo, venne spedita per ragioni di registrazioni anagrafiche e denuncia una delle tantissime tragedie che avevano colpito l'infanzia nei secoli passati.

Castiglion Fiorentino 1 gennaio 1871
(collezione Giuseppe Alpini)

I bambini abbandonati erano affidati, dietro un modesto compenso, a famiglie in grado di far loro da balia. Spesso i bambini rimanevano, quelli che riuscivano a sopravvivere, presso queste famiglie fino all'età adulta e da queste venivano considerati come componenti a pieno titolo, anche se l'opinione pubblica li considerava sempre con sospetto e li chiamava, spregiativamente, "bastardi".
Alcuni, alla fine del periodo di allattamento, rientravano in ospedale e venivano affidati ad altra famiglia, perché il loro allevamento risultava così maggiormente economico, ma il rischio per questi bambini di avere una vita peggiore era maggiore.

La legge prevedeva infatti che il "gettatello" potesse lavorare "senza stipulare guadagno per alcuna delle parti" presso "coltivatori o artisti" ed ordinava che al "gettatello" venissero dati" vestiario, alimenti e l'alloggio gratuito fino all'epoca istessa" cioè fino al limite di età che consente di poter alloggiare nello "Stabilimento dei Gettatelli (18 anni per i maschi, 25 per le femmine).

Le fanciulle più grandi venivano impiegate per alcuni giorni della settimana nelle attività dell'Ospedale e negli altri giorni lavoravano per proprio conto per potersi garantire una dote nuziale; erano sorvegliate e guidate dalla moglie dell'Ospitaliere.

Raggiunta l’età di 10-12 anni, per motivi di lavoro, erano richiesti da artigiani, contadini ecc. che li utilizzavano come guardiani di bestiame o come garzoni ed erano accompagnati, nonostante il divieto granducale, da nomi e cognomi che li rendevano facilmente riconoscibili, perché in genere il nome ed il cognome avevano la stessa iniziale ed il cognome era di pura fantasia come nel caso del piccolo Corrado che, se fosse vissuto, avrebbe portato il cognome di Colorini.

Dal documento possiamo trarre alcune utili indicazioni per la storia della Val di Chiana nel XIX secolo: un alto tasso di analfabetismo e la frequente presenza di bambini abbandonati in seno alle famiglie meno abbienti alle quali faceva comodo anche il piccolo sussidio ricevuto dall'ospedale; la società del tempo aveva tentato di risolvere adeguatamente il problema degli abbandoni.
Tuttavia, anche nelle piccole comunità, queste creature continuarono ad essere additate come "bastardini", come diversi; anche la Chiesa, ai cui membri era affidato il controllo sociale dei "gettatelli" e di verificare che fossero tenuti bene dalle famiglie affidatarie (il sussidio veniva concesso dietro attestazione del parroco), proibì loro di poter accedere agli ordini sacri.

I "gettatelli" prima di rappresentare una risorsa per la famiglia che li ospitava avevano un costo di mantenimento che non poteva ricadere sulle poche risorse a disposizione dello Spedale; così leggiamo in questa lettera del 30 dicembre 1809 che Il Rettore dell'Imperiale Spedale Civil d'Arezzo (Pontenani) indirizza Al Sig. Dottore Giovan Piero Giorgi Ricevitore delle rendite Comunitative di Poppi e di Ortignano: - Sua Eccellenza il Sig. Prefetto del Dipartimento dell'Arno ha deciso che le Comunità che rimettano gli esposti in questo Spedale paghino puntualmente allo Spedale Sud(detto) le Somme arretrate per Tasse dei Gettatelli otto.Dmbre 1808. Una tale decisione essendo stata partecipata (?) da questo Sig. Sotto Prefetto al Sig. Maire di cotesta Comune, egli non ha esitato di rimettermi prontamente l'opportuno mandato di franchi centocinquanta a conto dei franchi centonovantasette e novantasette centesimi dovuti da questa Comunità di poppi come pure la Somma di trentacinque franchi e novanta centesimi dovuti a questo Spedale dalla Comunità di Ortignano di cui ella è Ricevitore -.



(Collezione Roberto Monticini)

 

Le odierne battaglie contro gli sprechi alimentari a favore dei più bisognosi non sono una nostra scoperta, riprendiamo la testimonianza di G.Mancini dove possiamo continuare a leggere: "La fraternità medesima avendo nel 1473 istituito nella città nostra il Monte Pio, gli avanzi di questi furono dai Rettori predetti consecrati a pro del ricordato spedale, all'effetto che supplir potesse alle gravi spese che gli si rendevano necessarie a causa de'molti gettatelli che vi venivano depositati dalle comunità circonvicine."

24 febbraio 2017