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  Un prete d'altri tempi
di Giuseppe ALPINI


Nato da una famiglia di “possidenti” della Val di Chio, don Domenico Pallotti fu certamente una delle figure più eminenti della comunità castiglionese nella seconda metà del XIX secolo.

Pur non avendo mai avuto cura d’anime si attenne scrupolosamente al suo ruolo di sacerdote insegnando lettere nel locale Collegio Serristori del quale fu anche “maestro di casa” (amministratore del grande patrimonio che Cosimo Serristori aveva lasciato nel 1713 alla collettività castiglionese).

Acquisì quindi grande autorevolezza sia occupandosi del patrimonio del Serristori, sia amministrando in ogni aspetto la sua famiglia ed il patrimonio dei Pallotti come chiaramente si evince da alcune corrispondenze.

Nell’anno 1860 suo fratello Francesco era stato fidanzato con Angiola Giuliani della Cura di San Pietro a Dame in Diocesi di Cortona.

Il parroco di Poggioni, in pieno accordo con il parroco di San Pietro a Dame, organizza una deroga alla regola di celebrare il matrimonio in chiesa e non in casa così come era stato stabilito dal Concilio di Trento.

Dalla lettera si nota il desiderio di ossequiare e di agevolare le due famiglie: i Giuliani ed i Pallotti, ma soprattutto don Domenico.

 

Molto Reverendo Signore, Signor Colendissimo

Il molto reverendo D. Domenico Adreani curato a S. Piertro a Dame Parroco di Angiola Giuliani, stando alla consuetudine che gli Sposi prestino il Loro consenso in faccia al Parroco della Sposa avanti che questa si congiunga in matrimonio, mi ha chiaramente affermato esser suo desiderio che si presenti pure la ricordata Angiola unitamente al Signor Francesco col quale intende volersi maritare.

Potrebbe compiersi quest’atto richiesto dal Parroco summentovato anche nella giornata della imminente Domenica. Od essendo in tal giorno impediti in qualunque altro fosse agli sposi meno incommodo; contento il Parroco suddetto di recarsi anche alla casa della Sposa, quando ne fosse avvisato, per risparmiare Loro il lungo e difficile viaggio di portarsi alla di Lui chiesa.

Colgo la circostanza per ripeterle i più sinceri sentimenti di rispetto anche per gli altri della di Lei famiglia, confermandomi ossequiosamente Di V.S. Reverendissima.

Da Poggioni li 23 ottobre 1860

Devotissimo Servitore Vincenzio Adreani
P.s. Già detto Parroco mi ha consegnata la lettera per la Curia per la Dispensa dalla Denunzia
”.

Altra sorte era toccata al povero Renzo Tramaglino!

 

Anche a Castiglion Fiorentino la seconda metà dell’Ottocento fu caratterizzata da un forte anticlericalismo soprattutto nel campo politico-amministrativo. Ad esempio nell’anno 1874 la direzione del Collegio Serristori era stata tolta ai “preti” ed era passata in mano ai laici. Anche don Domenico aveva dovuto lasciare sia l’insegnamento, sia l’amministrazione del prestigioso Istituto.

Nonostante ciò i rapporti personali tra il Sindaco e don Domenico erano più che amichevoli come si deduce dalla seguente missiva:


Carissimo amico,

I ruoli dei fabbricati sono ostensibili in questo Ufficio Comunale e puoi prenderne cognizione a tuo beneplacito.
Io poi avrei bisogno di conferire teco per un mio progetto.

Se Venerdì prossimo mi favorisci te ne sarò obbligato, e tanto più se vorrai accettare un piatto di Fagioli in mia casa.

Ti saluto e mi protesto tuo affezionatissimo Amico

A. Paglicci Reattelli

 

Anche il Vescovo di Arezzo subisce don Domenico come si desume dalla seguente lettera che Monsignor Giuseppe Giusti invia al canonico Meoni non osando rivolgersi direttamente a don Domenico.

Molto Reverendo Signor Canonico

Arezzo 20 settembre 1883

Sarei libero a poter di nuovo offrire al Signor Pallotti la scuola di Rettorica del Seminario, con retribuzione discreta, essendo data dalla Deputazione alla Cappella del Conforto; ma poiché ne rifiutò violentemente un’altra volta, non mi azzardo di tornare a riproporgliela, non volendo una seconda ripulsa.

V.S. che non è grandissimo tempo, mi si offrì per vedere di fargli accettare qualcosa, reputandosi abile a convincerlo, per cui se vuole assumersi questo impegno, le do facoltà, purché si faccia presto e si concluda presto.

Io non posso lasciar correre molto tempo perché il novembre s’affretta a venire a sorprenderci.

Io domani sarò alla Misericordia per la benedizione di campane.

Se V.S. saprà darmi qualche riguardo le sarò grato.

La saluto e la benedico
+ Giuseppe Vescovo d’Arezzo.

(NdR. Giuseppe Giusti (22 febbraio 1867 - 14 dicembre 1891 dimesso e nominato arcivescovo titolare di Nisibi)