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Cenni sulla stampa delle cartoline illustrate

Marino Bignami

Alcuni giorni fa stavo rileggendo su “STORIE di POSTA” di Cronaca Filatelica del 2000 ciò che scriveva vent’anni fa Franco Filanci in merito alle cartoline illustrate; lavoro svolto in tre corposi e dettagliati articoli sui numeri : n°8 - agosto-ottobre 2000; n°9 - novembre - dicembre 2000 e n°10 - febbraio - marzo 2001.

Nella presentazione l’autore scriveva:

Figlia d'arte. E della posta. Ecco la cartolina illustrata, il fenomeno che sale prepotentemente alla ribalta sul finire del XIX secolo, spopola all'inizio del XX secolo e, per quanto in declino, non accenna a lasciare la scena neppure quando di alza il sipario del XXI secolo. Figlia d'arte, perché nasce e di afferma come risultato dell'evoluzione dell'arte grafica, che nella seconda metà dell'Ottocento riesce prima a introdurre la stampa policroma, seppure inizialmente con tecniche complicate che richiedono anche una decina di passaggi in macchina, e poi a semplificare le tecniche di riproduzione a mezza tinta, anche attraverso l'uso del retino. La tipica incisione a tratteggio, con la sua classicità che affonda nei secoli precedenti, lascia poi il passo all'attualità della fotografia e ai morbidi e sinuosi disegni litografici o all'acquarello che sono in linea con i gusti tardo romantici del momento e che presto sfoceranno nel floreale e quell'art nouveau che, proprio con la sua aspirazione a inserire l'arte nel tessuto sociale, sarà un elemento trainante per la diffusione delle nuove forme espressive dell'arte grafica policroma, dal manifesto pubblicitario fino alla cartolina illustrata”.

Ho apprezzato e riletto volentieri le notizie postali, tecniche e di costume che sono riportate, ma anche colpito dalla mia scarsissima conoscenza in fatto di stampa e tecniche dell’arte grafica che Filanci accenna nell’introduzione. Quindi ho cercato di documentami sui metodi di stampa, prima di indagare da un punto di vista grafico le cartoline illustrate della mia collezione edite a cavallo fra Ottocento e Novecento. Un mondo per me sconosciuto che guardato al microscopio mi ha rivelato molte cose, e molte altre ancora da scoprire, spero di non aver travisato le notizia ricavate da Internet.

La stampa

Uno dei più antichi sistemi di stampa del mondo è quello cosiddetto xilografico. La matrice è costituita da una tavoletta di legno su cui vengono create, scavando con bulino e sgorbie a mano delle lettere in rilievo, oppure delle frasi complete, che sporcate di inchiostro lasciano il segno a stampa sulle carta. Gutenberg trovò la scorciatoia di non creare ogni pagina incisa su legno, ma di usare e riusare i caratteri mobili di piombo per comporre le pagine. All’epoca le incisioni delle immagini su tavole di legno erano piuttosto difficili da ottenere e poco resistenti e inadatte alle grosse tirature. Il legno era difficile da trattare, quindi parallelamente ai caratteri in metallo per le immagini fu inventata la calcografia su lastre metalliche. La tecnica consiste nell’incidere un disegno col bulino su lastre di rame, e nei solchi creati porre dell’inchiostro che all’atto dell’impressione aderisce alla carta formando l’immagine. Altro sistema affine per ottenere delle matrici per riprodurre illustrazioni può essere realizzato con l’incisione del rame col sistema detto all’acquaforte. Fu inventato intorno al 1500. Si stende sulla lastra di rame una resina speciale isolante che è scalfita a formare il disegno. A disegno ultimato si immerge la lastra nell’acquaforte (acido nitrico) perché corroda il metallo sulle parti scoperte dalla vernice. Una volta ripulita la lastra dalla resina si procede per la stampa. Le matrici calcografiche a bulino e quelle ottenute con l’acquaforte non presentano sostanziali differenze, sebbene, con l’acquaforte sia possibile ottenere morbidezza del disegno e sfumature di stampa non possibili col bulino.

Fin qui abbiamo descritto il modo per formare i disegni con tratto pieno, netto, la superficie del cliché incisa raccoglie l’inchiostro per trasferirlo sulla carta, similmente alla funzione del rilievo dei caratteri mobili sporcati di inchiostro che può essere anche colorato.

Ma come si ottengono le sfumature continue in un’immagine incisa in calcografia? Con solchi incisi da grossi a sottilissimi, più sottili e distanti saranno le linee incise, e più chiara sarà la stampa in quella particolare zona, un metodo difficile e complicato. La difficoltà di realizzazione venne superata con l’invenzione del retino e con l’incisione fotomeccanica, creando una miriade di piccolissimi incavi di diversa dimensione e diversa distanza tra loro, Se proviamo a tracciare su d’un comune foglio bianco tanti puntini neri precisi ed equidistanti tra loro noteremo che alla distanza di qualche metro essi scompariranno come punti ed apparirà invece una zona di una distinta tonalità di grigio. Più piccoli e distanti saranno i puntini, minore sarà l’intensità del grigio. Se queste tracce vengono realizzate con il retino in relazione a delle figure con mezzi toni come nelle fotografie, otterremo una immagine tipografica stampata con sfumature di chiari e scuri. Per scomporre l’immagine in punti del retino, si utilizza l’incisione fotomeccanica. Tutto questo con stampa monocromatica che poteva essere nera o colorata.

La stampa a colori

Per secoli la stampa è stata tutta in inchiostro nero e se necessario le immagini erano colorate a mano, una tecnica che rimase di uso comune per lungo tempo. Il primo metodo che permise la stampa a più colori comparve all’inizio dell’Ottocento con la litografia, un tipo di stampa che permette di trasferire l’immagine inizialmente fatta a mano da una matrice di pietra calcarea ad un foglio di carta. Sulla superficie spianata della matrice viene riportato il disegno con matite grasse o resinose che trattengono l’inchiostro, mentre la lastra calcarea viene preparata per essere idrofila. Quando la pietra viene bagnata ed è ancora umida viene inchiostrata con un rullo, la pietra lo respinge mentre la parte disegnata trattiene l’inchiostro che è trasferito sulla carta, l’operazione di inchiostrazione può essere ripetuta molte volte. La stampa litografica permise di ottenere le immagini a più colori preparando diverse matrici che venivano inchiostrate con tinte diverse e impresse sullo stesso foglio: questo rese possibile l’ottenimento delle prime immagini con sfumature di colore alla stampa. Le immagini litografiche potevano essere realizzate unendole alle tecniche tipografiche, infatti spesso si stampava la base dell’immagine con il retino o con la fotografia in bianco e nero, poi con passaggi successivi si depositava il colore con la litografia.

Il passo finale è stata la stampa rotocalcografica e delle sue varianti, consistente nel fare la separazione dei colori dell’originale utilizzando una serie di filtri dei colori complementari per ottenere con metodo fotomeccanico le matrici incise dei tre colori: Rosso, Verde e Blu. più il nero ottenuto con il filtro Giallo. Ogni cilindro stampava e stampa, il suo colore sullo stesso foglio con incisioni più o meno cariche di inchiostro per formare secondo il principio sottrattivo i colori dell’immagine, con l’accortezza che gli incavi sui cilindri di stampa fossero realizzati sfalsati e con diversa angolazione per non sovrapporre i puntini nella deposizione dell’inchiostro.

Cartoline al … microscopio

Presento un compendio delle cartoline della mia collezione indagate da un punto di vista grafico, con ingrandimenti al microscopio. Tutte le immagini ingrandite riportano una superficie di mm 14 x 10, sufficienti per dettagliare e riconoscere il tipo di stampa usata.

Per renderlo maggiormente fruibile e non appesantire il lavoro, ho suddiviso in capitoli. L’argomento è svolto empiricamente per mostrare i risultati della stampa a colori della mia ricerca, nel tentativo di risalire alla tecnica adottata.

a) - Cartoline dello Stato con illustrazioni
b) - Incisioni in calcografia anche colorate
c) - Fotografia, stampa B/N fotografica e tipografica con retino
d) - Fotografie in B/N colorate in litografia
e) - Litografia
f) - Rotocalcografia.


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