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| di Gianni Vitale | ||||||||||||||
Oggi al telefonino affidiamo messaggi, foto, l’intera sfera del nostro privato, mentre una volta i messaggi segreti seguivano strade e percorsi non di rado difficili e tortuosi. Un tempo la scrittura con i suoi segreti era ben protetta nell’archivio della propria memoria, oggi salvata nelle Sim. L’amore non correva come oggi. Non c’erano messaggi istantanei, né notifiche sul telefono. Oggi basta un messaggio per dire tutto. Ma forse, proprio per questo, quel “tutto” vale un po’ meno. Il teatro storicamente è sempre stato un luogo di intrighi, messaggi nascosti e comunicazione tra spettatori e attori, o tra amanti, che avveniva attraverso messaggi tra i palchi. Nel XVIII e XIX secolo, i palchi dei teatri erano veri e propri salotti privati dove gli spettatori comunicavano tra loro, spesso inviando biglietti segreti tramite il personale di sala o gettandoli nei palchi vicini. Parallelamente a questo tipo di scrittura riservata, troviamo spesso un’altra forma di comunicazione, apparentemente diversa dalla prima, ma in realtà̀ spesso simile: la trasmissione di messaggi segreti, comprensibili solo per coloro che erano in grado di capirli, dissimulandoli in modo da non poter essere facilmente individuati e quindi censurati o manipolati. I messaggi tra amanti in teatro erano da attribuirsi a comunicazioni tra spettatori complici di tradimento e passione clandestina.
La cartolina nulla ha a che fare col servizio postale di stato o in concessione. Si tratta d’un curioso e simpatico fatto di costume, di cui ci sarà sicuramente traccia nella letteratura che riguarda il teatro e il mondo che gravitava intorno a tale istituzione e la maschera del teatro o cinema un secolo fa.
Tale consuetudine venne per così dire “istituzionalizzata” presso qualche teatro, tanto da utilizzare da parte delle maschere un timbro datario ad inchiostro grasso, per fissare la data del messaggio, e quasi sicuramente fornire una cartolina illustrata adatta allo scopo, da servire come piacevole supporto dello scritto. Era un modo ingegnoso per guadagnare qualcosa di più delle modeste mance che si usava corrispondere alle maschere che accompagnano gli spettatori ai rispettivi posti o palchi prenotati.
Un altro esempio di messaggistica interna ad un teatro, in questo caso il Teatro Paolo Ferrari di San Marcello, in provincia di Ancona, lo storico teatro della città tuttora funzionate.
L’ingegnere era in un palco di prima fila (il teatro aveva all’epoca due ordini di palchi), e la sua Teresina, che vien da basso, si trovava in uno dei 143 posti della platea.
A quanto pare, nel teatro la messaggistica tra spettatori chiamata “POSTA VOLANTE” o qualcosa di simile, era gestita da tale “BONDENO” che era ben organizzato con tanto di timbri che fissavano, oltre la data, la effettiva presenza del destinatario - VERIFICATO 17 DIC 1911 - e quindi la consegna del messaggio all’interessato.
Pensiamo a quanti messaggi d'amore segreti o mercenari, appuntamenti, scambio di indirizzi, patti d’affari o ancora argomenti strettamente privati tra persone che non potevano o volevano, per svariati motivi, rendersi palesi pubblicamente. Insomma un “servizio postale” che apre un mondo molto particolare e interessante. D'altronde è molto simile a quanto si faceva in albergo ove un messaggio ad un cliente, momentaneamente assente, veniva consegnato alla reception che lo conservava nella casella dove si riponeva la chiave della stanza. Al rientro del cliente si consegnava chiave e messaggio.
1) - Paolo Gallo: Quando l’amore viaggiava su carta: le cartoline romantiche di un tempo. 22 marzo 2026. Gianni Vitale |
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