STORIA POSTALE


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NON C’ERA LA BILANCIA ELETTRONICA, PERÒ…

di Lorenzo Oliveri (L'Annullo 221/2019 aggiornato)

Nel Regno di Sardegna, al momento dell’emissione dei primi francobolli, il peso del porto base di una lettera venne stabilito in 7,5 grammi. Mi sono sempre chiesto cosa fosse passato nella mente del legislatore quando stabilì che erano i decimi di grammo a determinare la tassa di una lettera, anche in considerazione delle bilance d’epoca (forse questo peso poteva aver un significato per i gioiellieri…).

In effetti, facendo ricerche, ho poi scoperto che i 7,5 grammi corrispondevano a 1/4 di oncia, la vecchia misura di peso piemontese.

Durante il periodo napoleonico nel Regno di Sardegna, così come nelle altre terre conquistate dai Francesi, era stato introdotto il sistema metrico-decimale, assai più semplice e comodo delle antiche misure, ma, alla caduta di Napoleone, volendo cancellare tutto quanto aveva avuto a che fare col regime francese, si ritornò alle precedenti complicate misurazioni. Nella città di Torino si discusse addirittura se lasciare o distruggere i ponti che erano stati costruiti dai Francesi... Però lo svilupparsi dei commerci portò alla necessità sempre più sentita di uniformare i sistemi di misurazione, e nel Regno di Sardegna il sistema metrico-decimale venne adottato dal 1° gennaio 1851, anche se una successiva legge ne spostò l'applicazione al 1° aprile successivo.

Così al momento dell'introduzione dei francobolli (1.1.1851) si utilizzavano ancora le vecchie misure e il primo porto di una lettera venne fissato nel quarto d'oncia. Non è che la situazione fosse molto diversa negli altri Antichi Stati: nel Lombardo-Veneto il primo porto di una lettera era fissato in 1 "lotto viennese", corrispondente a 17 grammi e mezzo, in Toscana si passò dalle "lettere di un foglio" a quelle di peso inferiore ad 1/4 d'oncia e a Parma e Modena in 8 grammi e 3/4... Nello Stato Pontificio, come nel Regno delle Due Sicilie, si conteggiava il numero di fogli di cui era composta una missiva. Una prima unificazione avvenne nel 1852 con la Lega Postale Austro-Italiana, alla quale aderirono buona parte degli Stati italiani.

Nel Regno di Sardegna il primo porto per una lettera rimase a 7,5 grammi fino al 31 dicembre 1857: dal giorno successivo venne portato a 10 grammi, tariffa che poi rimase in vigore anche nel Regno d'Italia.

 

Bilancino pesa-lettere delle Poste Sarde in cui appare chiaramente l'indicazione del primo porto delle lettere (7 ½).

 

27.11.1857 – Lettera da Garessio (CN) a Torino affrancata col valore da c. 20 della quarta emissione. La busta reca la scritta "Franco-bollo Insuficente" e il segno "2", impresso a tampone, a significare la tassa aggiuntiva, a carico del destinatario, di due decimi di lira, cioè altri 20 centesimi. Il documento qui riprodotto rappresenta bene l'estrema pignoleria degli impiegati postali dell'epoca: la lettera pesava 8 grammi (indicazione nell'angolo superiore sinistro) anziché 7 e mezzo, limite per il primo porto. Lascia qualche perplessità la possibilità di determinare esattamente il mezzo grammo con le bilance dell'epoca… Comunque il notaio pagò i 20 centesimi.

 

18.12.1872 - Lettera da Milano (bollo MILANO STAZIONE) a Pezzana, in provincia di Vercelli. La bustina venne affrancata con 20 centesimi (tariffa primo porto), ma durante un controllo venne stabilito che pesava 3/4 di grammo (!) in più (notazione nell'angolo 10 3/4) e quindi venne tassata per il doppio del porto mancante, cioè 40 centesimi, utilizzando un segnatasse da 30 e uno da 10 centesimi. I segnatasse sono obliterati col bollo numerale 2252 di Stroppiana, ufficio dal quale dipendeva Pezzana, dove il servizio postale iniziò solo a partire dal 1° aprile 1896.


7.11.1872. - Lettera da Girgenti (ora Agrigento) a Trapani. In sede di verifica si appurò che superava di mezzo grammo (10 1/2 nell'angolo in alto) il primo porto delle lettere. Venne apposto il bollo FRANCOBOLLO INSUFFICIENTE e si scrisse a penna"4", segno che indicava la tassa da pagate: 4 decimi di lira, ovvero 40 centesimi, il doppio della tassa evasa.

Lorenzo Oliveri
31.05.2019