Quando Rarità non fa rima con Qualità  

Una lettera delle 'vie di mare' del periodo Granducale di Toscana, che all'apparenza potrebbe essere considerata una seconda scelta, rivela invece, ad un esame più approfondito, delle importanti ed inedite caratteristiche che la possono connotare come una vera e propria rarità.

Il settore delle 'Vie di mare', anche detto 'di navigazione' è molto interessante da un punto di vista collezionistico e storico postale, sia in periodo prefilatelico che in periodo filatelico.

Questi tipi di relazioni postali ebbero, nel 1800, un notevole sviluppo perché' accompagnarono la forte l'espansione politica, militare e commerciale degli stati Europei verso i paesi del Mediterraneo ed oltreoceano, anche grazie alla invenzione della 'macchina a vapore' che soppiantò rapidamente la vela come mezzo di propulsione.
Quindi, tempi certi e sicurezza, le 'vie di mare' erano certamente più sicure di analoghe 'vie di terra', spesso impercorribili in caso di maltempo, con vari balzelli ai confini degli stati attraversati e con frequentati casi di brigantaggio.

Più sicure ma complesse: una corrispondenza viaggiata per 'via di mare', in periodo di stati preunitari, era praticamente SEMPRE una corrispondenza internazionale che andava ad impattare con complicati (e non sempre chiaramente normati) sistemi tariffari: vi era lo stato di origine, lo stato di destinazione, qualche volta uno o più transiti ed il compenso per il capitano della nave, ecc., oltre a ispezioni e controlli per problemi sanitari.
Quindi, dovendo il documento viaggiato testimoniare date, percorsi, tariffe e pagamenti, anche queste lettere presentano, sovente, interessanti combinazioni di bolli, scritte, segni grafici ecc. emergenti dalle varie situazioni.

Ne è un esempio la lettera da Firenze (5 settembre 1854) al Cairo.

Esaminando l'affrancatura (2+9 crazie, francobolli difettosi) si nota una incoerenza con la tariffa che doveva essere un doppio porto (scritta 2 in angolo superiore sinistro) e quindi 26 crazie; sembrerebbero quindi mancanti francobolli (a guardare bene se ne vede l'impronta residua): si tratta probabilmente un 6 crazie ed un altro 9 crazie.
Una lettera con affrancatura incompleta e difettosa è quindi da buttare?

Esaminiamo gli altri elementi che caratterizzano il documento:
Al recto, cerchio a banderuola di Firenze, doppio annullatore e ripetuto sulla soprascritta, accompagnato dal VIA DI MARE di Firenze (si tratta di un annullo inedito nella catalogazione Italiana - vedi NOTA a fine articolo).

Sulla soprascritta compare anche un P.D Sd (è quello di Livorno, non di Firenze). Questo timbro, che certifica il pagamento della tariffa a destino, veniva di solito applicato dall'ufficio di origine (che obliterava i francobolli), in questo caso, invece, fu l'ufficio di Livorno, cerchio a banderuola (R) I tipo - mese inclinato, 6 settembre 1854, al verso, a certificare la corretta tassazione, applicando, al recto, il timbro P.D
Era quindi l'ufficio di Livorno a fare il controllo e la certificazione delle tariffe?


La lettera arrivò in Egitto, ad Alessandria, come testimonia il DC di fornitura Francese (ALEXANDIE EGYPTE) del 24(?) settembre 1854 (data poco leggibile) e dove venne applicato il bollo ovale DIREZIONE DELLE POSTE EUROPEE / ALESSANDRIA D'EGITTO.
Si tratta di un caso di collegamento postale tra l'Italia e città all'interno dell'Egitto con tariffa assolta già in partenza.
L'annullo della Posta Europea, che attestava l'avvenuto pagamento della tratta Alessandria - altra città egiziana; ed era finora noto solo su lettere affrancate con francobolli sardi o italiani.
Poco noti, ma molto interessanti sono questi tipi di documenti misti egiziani-italiani che esistono, in varie configurazioni e combinazioni, fino al 1 gennaio 1873. Essi si dividono in 'ascendenti' (da Egitto a Italia) e 'discendenti' (da Italia ad Egitto); questi ultimi sono evidentemente molto più rari, perché' solo un esiguo numero di tali lettere, giunte in Egitto, vennero conservate e mantenute per tutti questi anni.

Questa è una lettera 'discendente' (e quindi molto rara) di provenienza Granducato di Toscana, (provenienza inedita), con una data di molto antecedente a quelle finora note.

Esaminiamo i francobolli, essi sono difettosi nei margini, ma presentano interessanti varietà di cliché'; il 2 Crazie la varietà F20 (angolo superiore sinistro tagliato) ed il 9 crazie la varietà C35 (lettera L e altre..)

Commento: una lettera, all'apparenza di poco valore, ha dimostrato, invece, di essere un importante e inedito documento storico postale, probabilmente una vera rarità'.

NOTA
Essendo l'annullo VIA DI MARE di Firenze inedito nella catalogazione Italiana (è solamente citato come RR nel Salles), è utile riportarne la dettagliata descrizione ripresa da uno scritto di Luigi Impallomeni:

"Nel periodo intercorrente tra il 1843 e il 1856 sono state rilevate impronte di “VIA DI MARE”, stampatello in carattere “Bodoni” su due righe nei colori nero e rosso, su corrispondenza in partenza da Firenze, in particolare nella posta diretta nel Regno delle Due Sicilie o per altre destinazioni orientali, tramite i vapori postali francesi.
Il “Via di Mare” impresso sulla corrispondenza in partenza da Firenze (altezza mm 10, lunghezza primo rigo mm 10, lunghezza secondo rigo mm 26) è completamente diverso da quello in seguito utilizzato a Livorno, sia per foggia che dimensioni, inoltre è impresso con lo stesso identico inchiostro dei bolli di Firenze che, di norma, annullavano, sulla stessa lettera, l’affrancatura. È pertanto inconfutabile che venisse utilizzato dalle poste di Firenze, come aveva anche ipotizzato lo studioso Conte Filippo Bargagli Petrucci e contrariamente quindi a quanto affermato nella sua monografia da Umberto Del Bianco e accettato da tutti i cataloghi filatelici.

Chi spediva dal contado fiorentino per destinazioni nel Regno delle due Sicilie o in Oriente aveva due possibilità:
“via di terra” ossia affidata a corrieri e staffette con tutti i pericoli dovuto al cattivo tempo, ai briganti, alle soste obbligatorie per il “transito per lo Stato Pontificio”;
“via di mare” con indicazione espressa chiaramente sulla lettera, per essere inoltrata a Livorno, unico porto postale toscano, e imbarcata per le varie destinazioni con bastimenti a vela o vapore; data la convenzione tra il Granducato di Toscana e la Francia quasi sempre venivano utilizzati i vapori francesi.
Non tutta la corrispondenza spedita via mare da Firenze presenta questo bollo, anzi è infrequente trovarlo, tanto che il Salles nella sua pubblicazione lo classifica RR."

(L.Impallomeni, Il VIA DI MARE di Firenze in
http://www.ilpostalista.it/unico2004pag44.htm)

© Copyright EMILIO FRANCO CALCAGNO luglio 2017 - 2127
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