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Affrancature irregolari nella provincia di Gorizia durante l'amministrazione militare alleata

Franco Obizzi (Bollettino ASP - FVG n. 23)

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, come noto, la Venezia Giulia fu divisa sulla base della c.d. “linea Morgan”. La Zona A, che a partire dal 12 giugno 1945 fu amministrata dai militari alleati, comprendeva anche Gorizia e buona parte della sua provincia. In tale territorio furono inizialmente utilizzati i francobolli della Repubblica Sociale. Con il 22 settembre 1945 entrarono in vigore e si dovettero utilizzare i francobolli che le autorità alleate avevano fatto soprastampare con la scritta AMG – VG.

La profonda crisi economica causata dalla guerra, la riduzione in molte zone della popolazione residente ed il generale stato di incertezza e di apprensione per il futuro fecero sì che la corrispondenza, salvo che nelle principali città, fosse piuttosto scarsa. Alla scarsità della corrispondenza, però, corrispose un elevato numero di affrancature irregolari, causato dalla confusione dovuta all’avvicendarsi degli eventi politici che avevano interessato l’Italia. Frequente addirittura è anche il caso di irregolarità non rilevate dagli uffici postali, gestiti da personale ridotto nel numero per le vicende belliche e non sempre adeguatamente preparato.

I casi qui illustrati sono soltanto un esempio di questo stato di cose.

Il primo riguarda una cartolina postale inviata il 9.1.1946 da Piuma a Cave del Predil. Il mittente aveva utilizzato una cartolina postale della RSI da 30 centesimi con l’impronta di Mazzini, non più valida, integrando l’affrancatura con un francobollo soprastampato AMG VG da 1 lira (secondo la tariffa in vigore dal 10.8.1945 al 28.2.1946 sarebbero bastati 1 lira e 20 centesimi). L’intero postale era stato giustamente ritenuto non più in corso, l’impronta era stata evidenziata senza timbrarla e l’intero era stato tassato.

La stessa precisione non fu invece mostrata dall’ufficio postale di Cormons l’11.8.1946, quando rimase inerte di fronte ad un altro intero postale dello stesso tipo, inviato a Gorizia per relazionare circa l’esito di una udienza tenutasi presso la locale Pretura. In questo caso il porto fu integrato con tre francobolli soprastampati AMG VG per 2 lire e 70 centesimi (dall’1.3.1946 al 24.3.1947 la tariffa per gli interi postali era di 3 lire).

Neppure a Gorizia l’irregolarità fu scoperta (forse perché il destinatario era un professionista molto noto e la cartolina si confuse nella corrispondenza a lui diretta) e l’intero postale fu regolarmente recapitato senza alcuna tassazione.

Particolarmente emblematico è anche quanto accaduto con la lettera impostata a Volzana il 22.4.1946 e diretta a Torino, dove giunse il 29 aprile.

Il mittente aveva utilizzato due francobolli tipo “imperiale” emessi nel 1944 ed uno della serie “democratica” del 1945 per complessive 4 lire (tariffa per lettere fino a 15 grammi dall’1.3.1946 al 24.3.1947), francobolli in corso sull’intero territorio nazionale, eccetto che per la Venezia Giulia sotto amministrazione alleata, dove era prescritti i francobolli soprastampati AMG VG. L’addetto all’ufficio postale ritenne ovviamente che i francobolli non fossero validi ed impresse il timbro di tassazione “T”. Il suo collega di Torino, invece, fu dell’avviso che quei francobolli fossero perfettamente validi (ed in effetti lo erano, ma a Torino) e provvide pertanto a depennare il timbro di tassa ed a far recapitare la lettera al destinatario.

L’ultimo caso, ancora più anomalo se non altro perché verificatosi un anno e mezzo dopo l’emissione dei francobolli e degli interi postali soprastampati AMG VG, riguarda l’ufficio postale di Piedimonte. Il 19.2.1947 l’addetto all’ufficio di tale località timbrò ed inoltrò senza alcuna obiezione un intero postale da 3 lire tipo “democratica” emesso nel 1946 e non valido nei territori soggetti alla amministrazione alleata.

L’irregolarità non fu scoperta neppure dall’ufficio postale del luogo di destinazione, anche qui probabilmente in quanto a Cave del Predil gli interi di quel tipo potevano essere liberamente usati.

Quattro casi, dunque, di irregolarità commesse dai mittenti, di cui una soltanto scoperta e sanzionata dagli uffici postali di competenza. Il numero in sé potrebbe essere ritenuto non significativo, ma lo è di sicuro se rapportato a quello delle lettere regolari presenti nella mia collezione di timbri postali del territorio, dove quelle di quel periodo non superano le trenta unità.