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Gianni Rodari: un centenario "dimenticato"

Lorenzo Oliveri

Molto probabilmente pochi quest'anno ricorderanno il centenario della nascita di Gianni Rodari, tanto meno sicuramente le Poste Italiane, che commemorano settantesimi, novantesimi, centodecimi, centoquarantesimi, duecentodecimi, duecentosettantesimi anniversari... Un tempo le commemorazioni avvenivano a scadenze "tonde", centenari, cinquantesimi..., ma ora è solo questione di "sponsor": se il "referente" è buono, ogni data viene bene... Quindi, nessun francobollo italiano per Gianni Rodari, anche perché è sempre stato un personaggio un po' "scomodo". Per fortuna ci giunge notizia che le Poste della Repubblica di San Marino il prossimo 16 giugno emetteranno due interessanti francobolli dedicati allo scrittore, riproducenti le copertine di due suoi libri: "Il libro degli errori"(1,10) e "Il pianeta degli alberi di Natale"(1,60). I disegni furono realizzati da Bruno Munari.

Nei miei trent'anni di insegnamento ho utilizzato tantissimo i libri di questo scrittore: le sue filastrocche e le sue favolette erano "pane quotidiano" per i miei alunni. Rodari, che inizialmente lavorò come insegnante, poi si dedicò al giornalismo e alla letteratura per l'infanzia e, unico italiano (a parte Innocenti, però nel settore illustratori), ricevette a Copenaghen nel 1970 il premio Hans Christian Andersen, considerato il Nobel della letteratura per ragazzi (se non altro, almeno per questo, sarebbe stato il caso di ricordarlo).

Era una persona di grande arguzia, originalità e fantasia e, giocando con le parole (o con le storie), riusciva a trasmettere i valori fondanti del nostro vivere civile. Certo, finché in una filastrocca diceva che l'AQUA senza"Q" "era un'acqua asciutta" (errore ROSSO), non dava fastidio a nessuno, ma quando faceva capire che certi comportamenti (errori BLU') erano criticabili, la musica cambiava.

Qualcuno comincerà a chiedersi perché, al di là di un ipotetico francobollo mancato, ho voluto parlare ai filatelici di questa persona: la risposta è nella seguente favoletta, che i miei alunni avevano addirittura drammatizzata, divertendosi moltissimo, e che si attaglia perfettamente al mondo filatelico. Basta sostituire alla volpe il nome di qualche commerciante filatelico e alle galline i soliti sprovveduti collezionisti, e vedrete che il tutto funziona benissimo...

IL FUNERALE DELLA VOLPE

Una volta le galline trovarono la volpe in mezzo al sentiero. Aveva gli occhi chiusi, la coda non si muoveva. - È morta, è morta - gridarono le galline. - Facciamole il funerale.

Difatti suonarono le campane a morto, si vestirono di nero e il gallo andò a scavare la fossa in fondo al prato. Fu un bellissimo funerale e i pulcini portavano i fiori. Quando arrivarono vicino alla buca la volpe saltò fuori dalla cassa e mangiò tutte le galline.

 

La notizia volò di pollaio in pollaio. Ne parlò perfino la radio, ma la volpe non se ne preoccupò. Lasciò passare un po' di tempo, cambiò paese, si sdraiò in mezzo al sentiero e chiuse gli occhi. Vennero le galline di quel paese e subito gridarono anche loro: - È morta, è morta! Facciamole il funerale.


Suonarono le campane, si vestirono di nero e il gallo andò a scavare la fossa in mezzo al granoturco. Fu un bellissimo funerale e i pulcini cantavano che si sentivano in Francia. Quando furono vicini alla buca, la volpe saltò fuori dalla cassa e mangiò tutto il corteo.


La notizia volò di pollaio in pollaio e fece versare molte lacrime. Ne parlò anche la televisione, ma la volpe non si prese paura per nulla. Essa sapeva che le galline hanno poca memoria e campò tutta la vita facendo la morta.
E chi farà come quelle galline vuol dire che non ha capito la storia.

Lorenzo Oliveri
30-05-2020

 

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