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  La CRAZIA moneta per la storia postale
di Roberto Monticini

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In Toscana, in periodo Granducale, le tariffe postali venivano espresse in: (Lire) --.(soldi) --.(denari) --. rispettando quindi la forma riportata nella notificazione che segue.

Successivamente, le suddette tariffe mutano e vengono espresse in crazie, ma, in molte corrispondenze postali, come ad esempio quelle inviate dal compartimento aretino, venivano quasi sempre espresse in “crazie”.

Nello studio della storia postale della Toscana, “crazia” è un termine abitualmente usato nelle didascalie per la descrizione della tariffa della lettera, ma per noi cultori, fino ad oggi, ha sempre rappresentato una moneta, se non addirittura la moneta toscana per eccellenza!
Se però ci confrontiamo con la numismatica, scopriamo che il termine “crazia” è pressoché inesistente: non lo troviamo mai scritto al recto o al verso delle monete; a volte viene utilizzato nella descrizione del 5 quattrini o dei suoi multipli o sottomultipli.
La Crazia (dal tedesco Kreuzer: croce) era una moneta di mistura del valore pari a 5 quattrini, questo valore fu emesso per la prima volta da Cosimo I de' Medici, primo granduca di Toscana.

1 crazia (seconda serie) – Cosimo I de’ Medici (s.d. - Zecca: Firenze)


Monete da due crazie, sempre di mistura, del valore pari quindi a 10 quattrini, furono emesse anche sotto Pietro Leopoldo di Lorena, Ferdinando III di Toscana e Ludovico I di Borbone.

Moneta da 10 quattrini (2 crazie) – Ferdinando III di Toscana (1800 – Zecca: Firenze)


Moneta da 10 quattrini (2 crazie) – Leopoldo II di Lorena (1827 – Zecca di Firenze)

Crazia è il nome dato alla moneta, ma non lo troviamo mai iscritto né al recto, né al verso della stessa; nel ‘700, quella definita ½ crazia portava l’iscrizione: “QUATTRINI II½”.

Moneta da II ½ quattrini (½ crazia) – Cosimo III de’ Medici (1712 – Zecca: Firenze)

L’occupazione francese, ante Toscana Dipartimentale, non assoggettò le tariffe postali al franco francese, emanando, il 12 marzo 1808, un decreto che ai capitoli I e VII statuiva:

- “Le Poste delle Lettere negli Stati di Toscana saranno, a datare dal primo Aprile prossimo, organizzate in quanto alla Contabilità secondo i Regolamenti dell’Amministrazione Francese relativi alle Poste delle Lettere”
- “La Tassa sarà provvisoriamente quella stessa, che esiste al presente, colla sola differenza, che le Lettere saranno Tassate in Crazie, e Lire secondo il peso della Lettera, e che le Frazioni di Denari non esisteranno più, e passeranno a benefizio del Pubblico Tesoro”.


Nell’adottare questa decisione certamente era stato tenuto in debito conto che i già tanti cambiamenti introdotti, primo fra tutti il passaggio dal sistema duodecimale a quello decimale, avrebbero richiesto del tempo per poter essere assimilati dalla popolazione, nella sua stragrande maggioranza ancora analfabeta.

È da sfatare comunque la persistente credenza che, nella Toscana acquisita all’Impero francese napoleonico, i Toscani, per moneta corrente, usassero il franco, quando invece la storia testimonia che, prima durante e dopo il periodo in questione, circolavano le monete di quasi tutti gli Stati, perché la moneta, in quel contesto storico, incorporava o, quanto meno, ad essa era riconosciuto intrinsecamente il valore che coincideva, o avrebbe dovuto coincidere con quello del metallo o della mistura che la componeva.

Quindi le monete erano usate e scambiate secondo un tariffario, per il valore loro attribuito e riconosciuto.

Particolare di un manifesto del 10 gennaio 1809 riguardante il rapporto di cambio fra la lira toscana e il franco francese, riportante le varie pezzature circolanti.

G. Pallini, P. Saletti, I Corrieri del Mangia, Editrice DonChisciotte, San Quirico d'Orcia, 2003


L’occupazione francese della Toscana non portò alla sostituzione della moneta in circolazione, ma determinò soltanto che, da allora in poi, il franco sarebbe stata la moneta di conto per tutti i relativi riferimenti contabili.

Franchi, décimes e céntimes, sicuramente circolavano già abitualmente, solo che, da ora in avanti, gli amministratori ed i militari francesi ne avrebbero incrementato la quantità, usando quelli di cui disponevano ben custoditi nelle loro scarselle.

1 franco francese del 1808


L’entrata in vigore del franco, portò alla sostituzione della moneta toscana e quindi, nella tassazione delle lettere, esso sostituì la crazia, equiparando il suo valore pur essendone inferiore. Tutto diventò più semplice: il costo della lettera semplice, prima di 2 crazie, fu statuito in 20 céntimes, quando al cambio, sarebbero stati sufficienti 14 céntimes.

Lettera in porto dovuto tassata per 2 décimes, per il cui ritiro sono stati pagati 5 soldi, al cambio di 4 céntimes = 1 soldo, mentre 2 crazie corrispondevano a 3 s. e 4 d. invece dei 5 s. pagati

Note
L’immagine ed i riferimenti della moneta da quattrini 2 e 1/2 è stata tratta da:
https://www.ma-shops.com/saenn/item.php?id=19415&lang=en, le altre immagini delle monete ed i relativi riferimenti sono stati tratti da: LaMoneta.it, alla quale va il mio ringraziamento.
Per quanto riguarda l’equivalenza tra le monete toscane, si veda: R. Monticini, Il sistema monetario del Granducato di Toscana all'epoca di Leopoldo II. I siti sono stati consultati il 10.6.2018.