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  La CRAZIA, moneta per la storia postale toscana
di Roberto Monticini

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In Toscana, in periodo Granducale, le tariffe postali venivano espresse in: (Lire) -- . (soldi) -- . (denari) -- . rispettando quindi la forma riportata nella notificazione sotto riprodotta, datata 1768.

Nella Toscana granducale il sistema di misurazione era duodecimale e non decimale, di certo non deve essere stato facile applicare correttamente questo sistema, (a confronto è stata una passeggiata il nostro mutamente lira/euro): infatti, nella monetazione, 1 lira toscana era pari a 12 crazie oppure a 20 soldi nonché a 60 quattrini, ma anche pari a 240 denari o 30 duetti, per non parlare poi del Francescone che valeva 5 lire toscane oppure trattare del fiorino uguale a 100 quattrini o del Paolo che valeva 8 crazie: tutte monete toscane, ma la Crazia era la moneta postale per eccellenza.

La tassazione delle lettere in Toscana passa attraverso 4 periodi monetari:

a) - Nel primo, che termina nel marzo del 1808, è espressa in lire, soldi e denari,
b) - il secondo, inizia nel marzo 1808 e termina il 30 ottobre 1808 (periodo Dauchy), la tassazione è espressa in crazie,
c) - il terzo, inizia il 1° novembre 1808 e termina il 30 maggio 1814, la tassazione è espressa in franchi e decimés,
d) - il quarto, inizia il 1° giugno 1814 e termina il 1° gennaio 1860, la tassazione è espressa dapprima il lire, soldi, denari, successivamente, in crazie e quattrini.

Tralasciando il periodo Dipartimentale, quello dell’occupazione francese e del sistema decimale, le monete di tariffazione per la posta, erano due: la lira e la crazia.

La lira toscana si divideva in 20 soldi, il soldo in 12 denari, mentre occorrevano invece 5 quattrini per formare una crazia.
Il costo di una lettera semplice nel 1803 era di 3 soldi e 4 denari, con decreto Dauchy del 12.03.1808, Il costo di una lettera con foglio era di 2 crazie, non era cambiato nulla, perché: £ _ . 3 . 4 erano uguali a 2 crazie.

Dopo la parentesi napoleonica ritornano le tariffe del 1803, ancora espresse in lire toscane, ma era oramai consuetudine scrivere sulla lettera ora l’una, ora l’altra moneta, anche perché, durante il periodo napoleonico, la lettera di un porto, per la più breve distanza, pagava 2 decimes e quindi era già in uso annotare un 2 sul fronte della lettera.

A fronte di una tariffa in lire - soldi - denari, ma espressa in crazie sulla lettera, è necessario eseguire un calcolo semplice, ma che richiede attenzione:
£ _ . 3 . 4, erano: 3 soldi = 36 denari + 4 = 40 denari : 20 = 2 crazie

Non essendo però un sistema decimale, se l’importo in denari non corrispondeva a crazie finite, occorreva passare attraverso i quattrini, perché i “decimali” della crazia erano i quattrini, occorrevano 5 quattrini per formare una crazia:
£ _ . 2 . 8, erano quindi: 2 soldi = 24 d. + 8 = 32 d. : 4 = 8 quattrini : 5 = 1 crazia e 3 quattrini

Nello studio della storia postale della Toscana, la “crazia” è un termine abitualmente usato nelle didascalie per la descrizione della tariffa della lettera, ma per noi cultori della posta, ha sempre rappresentato una moneta, se non addirittura la moneta toscana per eccellenza!
Se però ci confrontiamo con la numismatica, scopriamo che il termine “crazia” è pressoché inesistente: non lo troviamo mai scritto al recto o al verso delle monete; a volte viene utilizzato nella descrizione del 5 quattrini o dei suoi multipli o sottomultipli.
Quindi la crazia era una moneta di conto che aveva funzione numeraria.

Occorre anche tener presente che il valore di una moneta era determinato in base al valore del metallo in essa contenuto, pertanto nell’Europa di allora, circolavano un po’ tutte le monete di tutti gli Stati. Ad ogni moneta veniva attribuito un valore di cambio con le altre a seconda della quantità e purezza dell’oro o dell’argento o della mistura di metalli in essa contenuta.

La Crazia (dal tedesco Kreuzer: croce) era una moneta di mistura del valore pari a 5 quattrini, questo valore fu emesso per la prima volta da Cosimo I de' Medici, primo granduca di Toscana.

1 crazia (seconda serie) – Cosimo I de’ Medici (s.d. - Zecca: Firenze)


Monete da due crazie, sempre di mistura, del valore pari quindi a 10 quattrini, furono emesse anche sotto Pietro Leopoldo di Lorena, Ferdinando III di Toscana e Ludovico I di Borbone.

Moneta da 10 quattrini (2 crazie) – Ferdinando III di Toscana (1800 – Zecca: Firenze)


Moneta da 10 quattrini (2 crazie) – Leopoldo II di Lorena (1827 – Zecca di Firenze)

Crazia è il nome dato alla moneta, ma non lo troviamo mai iscritto né al recto, né al verso della stessa; nel ‘700, quella definita ½ crazia portava l’iscrizione: “QUATTRINI II½”. Il 2 inciso in numeri romani.

Moneta da II ½ quattrini (½ crazia) – Cosimo III de’ Medici (1712 – Zecca: Firenze)

L’occupazione francese, ante Toscana Dipartimentale, non assoggettò le tariffe postali al franco francese, emanando, il 12 marzo 1808, un decreto che ai capitoli I e VII statuiva:

- “Le Poste delle Lettere negli Stati di Toscana saranno, a datare dal primo Aprile prossimo, organizzate in quanto alla Contabilità secondo i Regolamenti dell’Amministrazione Francese relativi alle Poste delle Lettere”
- “La Tassa sarà provvisoriamente quella stessa, che esiste al presente, colla sola differenza, che le Lettere saranno Tassate in Crazie, e Lire secondo il peso della Lettera, e che le Frazioni di Denari non esisteranno più, e passeranno a benefizio del Pubblico Tesoro”.


Nell’adottare questa decisione certamente era stato tenuto in debito conto che i già tanti cambiamenti introdotti, primo fra tutti il passaggio dal sistema duodecimale a quello decimale, avrebbero richiesto del tempo per poter essere assimilati dalla popolazione, nella sua stragrande maggioranza ancora analfabeta.

È da sfatare comunque la persistente credenza che, nella Toscana acquisita all’Impero francese napoleonico, i Toscani, per moneta corrente, usassero il franco, quando invece la storia testimonia che, prima durante e dopo il periodo in questione, circolavano le monete di quasi tutti gli Stati, perché la moneta, in quel contesto storico, incorporava o, quanto meno, ad essa era riconosciuto intrinsecamente il valore che coincideva, o avrebbe dovuto coincidere con quello del metallo o della mistura che la componeva.

Quindi le monete erano usate e scambiate secondo un tariffario, per il valore loro attribuito e riconosciuto.

Particolare di un manifesto del 10 gennaio 1809 riguardante il rapporto di cambio fra la lira toscana e il franco francese, riportante le varie pezzature circolanti.

G. Pallini, P. Saletti, I Corrieri del Mangia, Editrice DonChisciotte, San Quirico d'Orcia, 2003


L’occupazione francese della Toscana non portò alla sostituzione della moneta in circolazione, ma determinò soltanto che, da allora in poi, il franco sarebbe stata la moneta di conto per tutti i relativi riferimenti contabili.

Franchi, décimes e céntimes, sicuramente circolavano già abitualmente, solo che, da ora in avanti, gli amministratori ed i militari francesi ne avrebbero incrementato la quantità, usando quelli di cui disponevano ben custoditi nelle loro scarselle.

1 franco francese del 1808


L’entrata in vigore del franco, portò alla sostituzione della moneta toscana e quindi, nella tassazione delle lettere, esso sostituì la crazia, equiparando il suo valore pur essendone inferiore. Tutto diventò più semplice: il costo della lettera semplice, prima di 2 crazie, fu statuito in 20 centimes, quando al cambio, sarebbero stati sufficienti 14 centimes.

Lettera in porto dovuto tassata per 2 décimes, per il cui ritiro sono stati pagati 5 soldi, al cambio di 4 céntimes = 1 soldo, mentre 2 crazie corrispondevano a 3 s. e 4 d. invece dei 5 s. pagati

Verificare l’affrancatura di una lettera toscana in crazie, quando la tariffazione è espressa il lire, magari con il costo espresso per oncia e la lettera è: “per consegna”, non è cosa immediata, occorre fare calcoli per il passaggio tra le due monete.
Attraverso semplici formule, ho creato un foglio di calcolo che mi permettesse di passare da una moneta all’altra con facilità, Pietro Pallini ha invece curato la realizzazione per questa pagina web:

https://www.ilpostalista.it/convertitore.htm

Che ci auguriamo possa essere anche a voi utile per lo studio delle tariffe della posta lettere toscana.

 

Note

L’immagine ed i riferimenti della moneta da quattrini 2 e 1/2 è stata tratta da:
https://www.ma-shops.com/saenn/item.php?id=19415&lang=en, le altre immagini delle monete ed i relativi riferimenti sono stati tratti da: LaMoneta.it, alla quale va il mio ringraziamento.
Per quanto riguarda l’equivalenza tra le monete toscane, si veda: R. Monticini, Il sistema monetario del Granducato di Toscana all'epoca di Leopoldo II. I siti sono stati consultati il 10.6.2018.