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Le Missioni Militari di Pace (seconda puntata)
Il Corpo di Spedizione Italiano in Estremo Oriente
(CSIEO)
di Alberto CAMINITI (da La Voce del C.I.F.R. 106)

PREMESSA.

Il CSIEO rappresentò la seconda missione militare di pace all’estero eseguita dal Regio Esercito.
Inquadriamola dal punto di vista storico e geografico.
Quando nel maggio 1915 l’Italia entrò in guerra contro gli Imperi Centrali, lo Stato Maggiore di San Pietroburgo avvertì lo Stato Maggiore di Roma di avere nei propri campi di prigionieri di guerra parecchie decine di migliaia di militari austro-ungarici d’etnia adriatica che parlavano italiano e che avevano espresso il desiderio di diventare cittadini italiani. Erano i cosiddetti Irredenti di Siberia, partiti come coscritti dai distretti di Trieste,
Trento, Zara e Fiume, ma che non avevano alcun legame con l’Impero di Vienna che era un vero coacervo di razze, lingue e religioni, senza alcun serio elemento di unificazione.
Venne organizzata una missione militare per il rimpatrio di tali irredenti dalla Russia ed un certo numero di essi venne imbarcato su piroscafi noleggiati appositamente, che partirono dai porti di Murmansk ed Arcangelo sul Mar Bianco e che raggiunsero l’Italia via Londra e Francia. Quando però quei porti si ghiacciarono, il rientro si bloccò. A capo della citata missione vi era allora il Maggiore dei Carabinieri Reali Marco Cosma Manera che non trovò altra soluzione che raggiungere Vladivostock ( sul Pacifico ) al fine di proseguire l’operazione di rimpatrio. Si era però già nel 1917 ed il nuovo governo bolscevico aveva parzialmente occupato quelle lontane regioni orientali. Altre zone siberiane intermedie erano invece occupate – a macchia di leopardo – dalle truppe fedeli allo zar dell’Armata Bianca dell’Ammiraglio Kolciak, cui si era alleata una potente formazione militare straniera, la cosiddetta Legione Ceca, formata da oltre 50.000 ex prigionieri di guerra austro-ungarici d’etnia ceco-boema-slovacca.

Postal card stampate a Vladivostock nel 1919 con le foto del famoso Capitano Andrea Compatangelo e del Tenente Mario Gressan del Battaglione “irregolare” Savoia.

 

L’intero CSIEO riunito in una caserma di Krasnojarsk prima di intraprendere le operazioni militari in Siberia
a fianco dell’Armata Bianca.


Manera formò parecchi convogli ferroviari e in sei mesi condusse i suoi irredenti a Vladivostock, aprendosi spesso la strada sui binari della Transiberiana con furiosi assalti alla baionetta, laddove i sovietici bloccavano la linea ferroviaria.
Fu una vera e propria epopea di straordinario coraggio e di immensi sacrifici: la temperatura notturna calava perfino a meno di 45 gradi sotto lo zero. I protagonisti di questa stupefacente avventura appartenevano alla formazione militare nota col nome di “ Legione Redenta “ . Molti di essi rimpatriarono via mare da Vladivostock per San Francisco, Londra e Genova. Esauriti però i piroscafi disponibili, Manera dovette cercare di nuovo altre soluzioni per il rientro in patria. I superstiti irredenti, pare in numero di 2.650, raggiunsero con la Transiberiana meridionale la Cina, dove l’Italia aveva una Concessione a TienTsin, che figurava come territorio italiano in terra cinese. In quei luoghi gli irredenti giurarono fedeltà al Regno d’Italia il 15 agosto 1918.
Nel frattempo le principali nazioni dell’Intesa, la Gran Bretagna, la Francia, gli USA e il Giappone, temendo che la nuova ideologia bolscevica si propagasse in Occidente, avevano inviato truppe, armi, equipaggiamenti e cospicui finanziamenti in appoggio all’Armata Bianca ed alla Legione Ceca.
Anche l’Italia volle fare la sua parte e nel Luglio 1918 costituì il CSIEO, oggetto del presente articolo.

Cartolina Reggimentale (non autorizzata la franchigia ) stampata
dal Battaglione Savoia.
Sul verso la dicitura : Battaglione Italiano“ Savoia “ – Samara – Siberia – Vladivostock.
Foto con un gruppo di Ufficiali dei Battaglioni Neri.
Seduto e secondo da sinistra il Maggiore Cosma Manera ; sul bordo a sinistra la sua firma autografa e la data 4 novembre 1919.

 

L’ARRIVO IN CINA DEL CSIEO.

Il Corpo partì da Napoli col piroscafo “ Roma “ agli ordini del Colonnello Barone Edoardo Fassini – Camossi, che a suo tempo era stato in Cina contro i Boxer. Il CSIEO era composto da circa 800 uomini e si articolava in una Sezione di Reali Carabinieri, una batteria d’artiglieria da montagna, una Sezione di mitragliatrici Fiat ed in tre compagnie di fanteria.
La nave “Roma“, che li trasportava, giunse a Tien Tsin, nella rada di Taku, il 17 ottobre 1918. Qualche bell’ingegno ministeriale aveva escogitato di arruolare gli ex irredenti come rinforzo del Corpo. Aderirono alla proposta circa 800 uomini che andarono a formare due Battaglioni denominati “Neri” dal colore delle mostrine cucite sui loro baveri.
Gli ex prigionieri austro – ungarici, ora freschi cittadini italiani, tornarono in Siberia per combattere i sovietici ancora per quasi due anni, mentre in tutto il mondo le armi tacevano !

IL CSIEO IN SIBERIA.

Il Corpo di spedizione italiano rifece il cammino a suo tempo compiuto dalla Legione Redenta, ma in senso inverso, partecipando brillantemente a parecchi fatti d’armi. Era stato inserito in una forza bianca di circa 3.500 uomini agli ordini del Generale zarista Rosanoff unitamente ad un contingente ceco di circa 1.800 miliari.
Inizialmente furono impiegati in un’operazione a sud della Transiberiana, tesa a liberare la zona intorno al villaggio fortificato di Stepno Balsceikoe, tenuto dal Corpo d’Armata sovietico del Generale Kravcenko. Dopo aspri combattimenti il nemico fu cacciato dal citato villaggio (fine aprile 1919).
Il CSIEO partecipò ancora ai seguenti scontri : Janowski (15 maggio 1919), Semenowskoe (17 maggio), Imbesci (18 maggio) ed Agiskoe (20 maggio). Venne raggiunto il fiume Mana, un impetuoso corso d’acqua rigonfio per la piena invernale. Nel frattempo un altro contingente del CSIEO si batteva, il 17 maggio 1919, a Rubenskey in appoggio ad una Divisione cecoslovacca, mettendo in rotta un forte raggruppamento di sei reggimenti sovietici, che ripiegarono sotto il tiro dei nostri obici alpini e per l’attacco alla baionetta da parte di italiani e cechi.



Solita cartolina reggimentale, stavolta coi colori più vivaci, utilizzata dal Capitano Compatangelo.




Con la firma autografa del Capitano Compatangelo, il raro timbro in gomma artigianale usato dal Battaglione
Savoia, e la dedica: “All’Aspirante Sotto Tenente Gressan Mario, perché uno dei primi nove volontari del mio Battaglione Savoia, quale ricordo del suo Capitano offro. A. Compatangelo.”

L’avanzata bianca nel senso est – ovest continuava.
Nella prima quindicina di giugno si avanzò verso sud, al di là del villaggio già citato di Stepno Balsceikoe. Il Battaglione Nero del maggiore Gaggiotti il 15 giugno oltrepassò il fiume Mana su battelli di fortuna, costituendo una testa di ponte che permise in seguito il passaggio dell’intera truppa di Rosanoff.
Nel frattempo si svolgevano, sempre lungo la Transiberiana, le battaglie di Narva (23 maggio) che portò alla conquista della predetta città, di Aleksejewska (1° giugno) e del fiume Leiba (10-12 giugno), dove un Battaglione Nero tenne coraggiosamente la testa di ponte, che consentì poi ad una Divisione cecoslovacca di attraversare il fiume e di sfondare la linea sovietica.
Gli atti d’archivio parlano poi di un curioso raid oltre le linee nemiche, del tipo commando, compiuto da un gruppo di 13 uomini agli ordini del Capitano Emilio Ferraris. Questi avevano ricevuto dal Colonnello zarista Romeroff l’ordine di gettare nel caos le retrovie bolsceviche, risalendo il fiume Jenissei fino alla confluenza con l’Angara. L’operazione aveva altresì una valenza propagandistica per evidenziare alle popolazioni locali che i
bianchi erano presenti, tentando così di evitare la saldatura tra militari rossi e abitanti del posto. I nostri divennero famosi come “i tredici della tàiga”e rientrarono in seguito felicemente nelle linee bianche. Alla fine però il governo bolscevico riuscì a formare un forte esercito di oltre tre milioni di soldati (l’Armata Rossa) che un po’ alla volta rioccupò i territori siberiani, per poi dilagare verso oriente. Come noto, Kolciak, rimasto isolato a Omsk capitale della sua “Repubblica Bianca”, venne catturato il 14 novembre 1919 e successivamente fucilato. I contingenti alleati iniziarono lo sganciamento e si imbarcarono per rientrare in patria, abbandonando l’idea di sconfiggere il bolscevismo sul nascere.
Il sogno di una restaurazione zarista sfumò quindi nel freddo gelido della Siberia !
Il CSIEO lasciò in Russia 22 caduti, tumulati in alcuni piccoli cimiteri di guerra. Furono centinaia i feriti, che, ancora a distanza di due anni dalla fine ufficiale della Prima Guerra Mondiale, avevano versato il loro sangue nella fredda steppa russa, per onorare il giuramento fatto alla Patria che avevano nel cuore.

IL RIENTRO DEL CSIEO. CONCLUSIONE.

A fine agosto 1919 il CSIEO ricevette l’ordine di rientro e tutti i reparti vennero concentrati a Krasnojarsk, da dove a scaglioni partirono per la Cina, nella città di Tien Tsin, sui vagoni della Transiberiana – tratto meridionale. La Cina era colpita in quel periodo dal colera, e parecchi irredenti si ammalarono. Fra quarantena e scarsità di navi, passarono ancora parecchi mesi perché l’intero Corpo potesse essere evacuato. I rimpatri durarono fino al febbraio del 1920, quando il “ France Maru “, una nave giapponese che era stata all’uopo noleggiata, partì il 23 febbraio da Chin-kwan-tao con gli ultimi 13 ufficiali, il Colonnello Fassini- Camossi e 463 uomini di truppa. Giunsero, via Suez, a Napoli il 2 aprile, dove il reparto venne ufficialmente sciolto ed infine arrivarono a Trieste il 16 aprile 1920.
La seconda missione militare di pace in Estremo Oriente si era definitivamente conclusa.

BIBLIOGRAFIA

Caminiti Alberto: Gli irredenti in Siberia 1918/20. Edizioni Liberodiscrivere. Genova, 2012.

Tutte le immagini ed i supporti sono di proprietà dell’autore ( Archivio storico ex Mestroni, Trieste). Chi fosse interessato ai 13 timbri usati in Siberia, legga il bell’articolo di Giuseppe Marchese esposto sul sito www.giuseppemarchese.it/art.74 .

 

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