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I CAIMANI DEL PIAVE
di Alberto CAMINITI (da http://www.acciesse.org/)

PREMESSA

E’ noto che, dopo la disfatta di Caporetto (24 ottobre 1917), la linea di resistenza del nostro esercito dovette essere arretrata fino al Piave. Per sempre, nella storia patria, questo fiume resterà legato nel ricordo di tutti all’eroica resistenza che sulle sue sponde venne fatta all’invasore austro- germanico che puntava diritto su Venezia. Le anse di tale fiume, dal corso sinuoso che in base alla stagione poteva diventare all’improvviso da sonnolento a travolgente, divennero la nuova trincea. Ora il fronte seguiva le sue sponde ed ogni soldato sapeva che bisognava fermare proprio lì il nemico, in quanto alle spalle non vi erano altre riserve. “Non passa lo straniero“ fu il grido lanciato dai nostri fanti. E sul Piave nacque ben presto una leggenda: quella dei CAIMANI, ossia degli ardimentosi incursori che di notte, silenziosi e micidiali come, appunto, gli alligatori americani, attraversavano le acque fluviali per eseguire azioni di ricognizione o di sabotaggio. Nessuno sa come nacque la citata denominazione, ma la spiegazione più logica appare quella derivante dalla tecnica di nuoto messa in atto: tagliavano le acque mostrando solo pochi centimetri di viso, la zona delle narici, appunto per respirare, né increspavano la superficie del fiume; impossibile – per sentinelle ed osservatori- notarli durante l’attraversamento.

CHI ERANO I CAIMANI



Un assalto dei “Caimani“ da Trinuna Illustrata del 1917


Inizialmente vennero scelti quasi tutti fra i nativi della zona del Piave; poi si aggiunsero volontari provenienti dagli Arditi che si distinguevano per abilità natatoria. Avevano avuto tutti un addestramento speciale, breve ma duro che, oltre alla tecnica del combattimento a mani nude, includeva il massimo uso del pugnale da combattimento. A proposito di quest’arma, si scoprì che quello regolamentare non era adatto … a sgozzare gli austriaci che indossavano una divisa col
colletto chiuso ed alto. Si finì con l’adottare la micidiale “pattada“ sarda, la cui lunga punta anteriore meglio penetrava nelle giugulari nemiche! All’inizio attraversavano il fiume coperti solo da semplici calzoncini da bagno, tenendo il coltello tra i denti; il corpo – specialmente d’inverno – era ricoperto da una mistura di grasso e nerofumo (quest’ultimo per mimetizzarsi nel buio). In seguito si portarono dietro, chiuse in un recipiente a tenuta stagna assicurato in vita, almeno due bombe a mano. In genere le loro incursioni notturne erano intese:
• A condurre ricognizioni, riconoscendo postazioni nemiche, nidi di mitragliatrici, osservatori d’artiglieria e posizione dei reparti;
• Ad azioni di sabotaggio, distruggendo postazioni avanzate e tagliando le linee telefoniche;
• A portare ordini – in luoghi d’incontro prestabiliti – a nostri militari che agivano nelle retrovie avversarie per creare scompiglio e sabotaggi. I caimani conoscevano a menadito i bracci del fiume, le correnti, le “grave“ (ossia: le secche) e sull’altra sponda potevano ricevere assistenza e riparo presso conoscenti fidati e parenti.
Qualche parola sul fiume diventato “Sacro alla Patria”. Il Piave è lungo 231 chilometri, nasce dalle Alpi Carniche, attraversa il Cadore e la conca di Belluno e sfocia nell’Adriatico, presso il porto di Cortellazzo.
In un secondo momento l’attività dei caimani si confuse essendosi moltiplicate le operazioni, con le incursioni degli Arditi dei nostri reparti d’Assalto.




Un petardo tipo Thevenot usato dai Caimani del Piave

GLI ARDITI

L’esercito italiano fu tra i primi ad intuire l’importanza tattica dei corpi d’elite, composti dai migliori, più temerari e coraggiosi soldati, estraendoli dai ranghi reggimentali della Fanteria (prima) e poi dai Bersaglieri e dagli Alpini. Vennero così creati già nel 1916 reparti scelti, idonei ad agire dietro le linee nemiche, adatti per rapidi colpi di mano; oggi li denomineremmo “commandos“.
Questi Reparti d’Assalto, i cui membri vennero esentati dal normale servizio di trincea, erano posti alle dirette dipendenze dei Comandi della 2^ e 3^ Armata, e – nei rispettivi settori di fronte – dei capi dei Corpi d’Armata. Furono addestrati a Manzano (Udine) in località Sdricca dove venne predisposto un poligono per il lancio delle bombe a mano modello Thevenot, e per l’addestramento al corpo a corpo (mani nude ed uso del pugnale). A Sdricca ogni anno si celebra una rievocazione storica l’ultima domenica di luglio.

Stemma degli Arditi cucito sulla manica sinistra della divisa Mostrina degli Arditi

L’attacco degli Arditi era improvviso, silenzioso e rapido. Essi apparivano come diavoli scatenati già dentro le trincee austriache, scannavano i nemici e facevano saltare ogni resistenza col lancio simultaneo dei petardi Thevenot. Questi ordigni erano di tre tipi (difensivo – offensivo – ed incendiario) e – prima prodotti in Francia dalla F.Thevenot- furono in seguito fabbricati dalla metà del giugno 1916 presso la “Sutter & Thevenot“ in Italia. Gli Arditi divennero ben presto il terrore dei soldati di Cecco Beppe e furono usati inizialmente per espugnare tratti di trincea senza preliminari d’artiglieria o altri segnali d’avviso. Sul Piave, diventato in pratica l’ultima nostra trincea, nascerà l’“arditismo“ e si sperimenteranno forme inedite di combattimento (guerriglia ed incursione rapida). Sul Piave inoltre si forgiò la resistenza del nostro Esercito che ci permise, nel 1918, il grande slancio di Vittorio Veneto. Abbiamo parlato del pugnale che caratterizzò la loro nuova divisa. Le mostrine erano nere con un gladio romano che recava sull’elsa il motto FERT dei Savoia e più in basso il nodo reale. Lo stesso pugnale era dipinto sull’elmetto regolamentare ed uno speciale distintivo di panno veniva portato sul braccio sinistro e ripeteva l’effigie delle mostrine. L’oro era per gli ufficiali, l’argento per i sottufficiali ed il panno verde per la truppa.



Un assalto degli Arditi solo col pugnale e le bombe a mano




Ecco gli Arditi con la loro divisa regolamentare

Al momento di Caporetto risultavano costituiti 23 reparti d’Assalto, parificati ai Battaglioni. Essi operavano su tre agili compagnie di circa 150 uomini l’una. Ogni compagnia aveva l’appoggio di tre Sezioni autonome, rispettivamente dotate di:

• Mitragliatrici Fiat mod. 14
• Pistole- mitragliatrici leggere mod. Villar Perosa
• Lanciafiamme.

Con tali specialisti, un Reparto al completo raggiungeva la forza di circa 600 uomini. Taluni Reparti vennero tratti dai Bersaglieri e dagli Alpini; li si riconosceva dalle mostrine a fiamme cremisi o verdi in relazione alla provenienza dei membri. Ebbero la denominazione ufficiale di Fiamme rosse (i Bersaglieri) e Fiamme Verdi (gli Alpini). Ricordiamo che alcuni famosi generali della 2^ G.M. e perfino un Maresciallo d’ Italia (Giovanni Messe) militarono fra gli Arditi della Grande Guerra. Negli ultimi mesi del 1918 prevalse l’idea di raggruppare tutti i reparti di Arditi in un unico grande contingente e venne formata la 1^ Divisione d’Assalto, vera elite del Regio Esercito, sotto il comando del Maggior Generale Ottavio Zoppi. Il paese incominciò a conoscere questi Arditi quando le riviste settimanali presero ad illustrarne le gesta. Da essi in seguito il fascismo trarrà molti dei suoi primi iscritti, come farà D’Annunzio per l’impresa di Fiume. I caimani e gli arditi tutti divennero protagonisti di molti libri e romanzi del primo dopoguerra e – pensate – ancora nel 1950 ispirarono il noto regista Giorgio Bianchi che ne trasse un film di successo; appunto: “Il caimano del Piave“. Due oggi i monumenti che ricordano le gloriose impresi dei “Caimani“ ; uno a Falzè di Piave e l’altro a Sernaglia della Battaglia. Fu proprio da Sernaglia che la 1^ Divisione d’Assalto varcò il Piave nella battaglia di Vittorio Veneto di cui fu valida artefice. Ricordiamo infine che a Sdricca vi è ancora il casale in cui il 29.7.1917 nacquero ufficialmente gli Arditi.

Qui di seguito presentiamo altre immagini relative agli Arditi ed ai Caimani: la locandina del film girato nel 1950 ed i due monumenti oggi esistenti a loro ricordo :




Locandina del film: Il caimano del Piave



Il monumento agli Arditi a Falzè di Piave





Il monumero a Sernaglia della battaglia


Per quanto attiene ai supporti tematico-postali, siamo riusciti a reperire solo quanto segue:




Cartolina reggimentale d’epoca nuova, celebrativa delle Fiamme Rosse (Arditi tratti dai Bersaglieri)

Lettera P.M. del XIII Corpo d’Armata – dal 21° Reparto d’Assalto per Milano, viaggiata e bollata il 23.12.1917

Lettera P.M. del XIII Corpo d’Armata – dal 21° Reparto d’Assalto per Milano, viaggiata e bollata il 25.12.1917

Lettera P.M. del XIII Corpo d’Armata – dal 21° Reparto d’Assalto per Milano, viaggiata e bollata il 30.12.1917

Due righe di conclusione: in occasione del corrente centenario della Grande Guerra andavano ricordate le imprese audaci dei Caimani del Piave e degli Arditi, che caratterizzarono la resistenza sul Fiume Sacro alla Patria e la successiva gloriosa riscossa di Vittorio Veneto. Onore a questi eroi e che la memoria delle loro ardimentose gesta non si perda mai!


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