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SANTA CATERINA DI ALESSANDRIA  
di Pietro Pallini (Santa Pazienza)


Emesso il 3 novembre 1973 dall'Ungheria
Yvert 2342, dentellatura: 12½
"La Santa Caterina, biribim biribim biribim bom bom, la Santa Caterina, biribim biribim biribim bom bom, era figlia di un re…" Iniziava così una filastrocca popolare che tutti gli italiani sopra una certa età hanno inteso, con ampie varianti regionali, cantare dalle loro mamme.

Come molte storie popolari di carattere religioso e non, la filastrocca aveva valenza educativa e scopi edificanti (anche se il gruppo cabarettistico dei Gufi ne aveva reso celebre una versione satirica), e narrava la breve vita di santa Caterina di Alessandria, una giovane nobile il cui padre (il re) era pagano. Infuriatosi per averla sorpresa inginocchiata a pregare, al rifiuto della figlia di alzarsi in piedi, il re le tagliò la testa mentre “gli Angeli del Cielo, biribim biribim biribim bom bom, cantavano Gloria”.

Questa versione popolare del mito trae le sue origini dalla storia della nobile Caterina, vissuta ad Alessandria d’Egitto intorno al 300 d.C., educata cristianamente, bella e colta, la quale dopo aver ricevuto in sogno la visione della Madonna che le infilava un anello al dito, aveva manifestato l’intenzione di consacrare la sua vita a Dio. Invitata al palazzo reale in occasione dell’insediamento del Cesare per l’Oriente Massimino Daia, Caterina si rifiutò di partecipare ai sacrifici in onore delle divinità pagane e si rese protagonista di una accanita e dotta discussione con il tetrarca stesso.

Questi, colpito da tanta bellezza e cultura, espresse il desiderio di farla sua sposa. Di fronte al suo fermo rifiuto, Massimino la condannò a morire con il supplizio della ruota dentata ma poiché lo strumento di tortura si ruppe Caterina fu fatta decapitare; si dice che dal suo collo mozzato fosse sgorgato non sangue ma latte, simbolo della sua purezza. Una martire della fede dunque, il cui corpo secondo un'altra leggenda fu trasportato dagli angeli sul monte Sinai.

Tutte queste leggende nascondono tuttavia un dato di fondo innegabile: essendo tutte nate tra il VI° e il IX° secolo lasciano aperto più di un dubbio sulla reale esistenza di Caterina, e più di uno studioso, in tempi più moderni si è spinto ad ipotizzare una strana sorta di “approprazione del mito”. Nel suo Sacred and Legendary Art la storica dell’arte, scrittrice e attivista per i diritti delle donne Anne Jameson, vissuta nella prima metà del 1800, fa infatti notare che “...c’è un fatto curioso legato alla storia di santa Caterina: che la vera martire, la sola di cui esistano dati certi, non era una cristiana, ma una pagana; e che i suoi oppressori non erano pagani tirannici ma cristiani fanatici.”

La storia, questa sì ricca di attestazioni contemporanee e riferimenti storici attendibili, dalla quale avrebbero preso ispirazione gli agiografi di Caterina sarebbe quella di Ipazia, la matematica, astronoma e filosofa neoplatonica uccisa e fatta a pezzi proprio ad Alessandria d'Egitto nel 415 da una folla di cristiani in tumulto aizzati, probabilmente su commissione del vescovo Cirillo, da un gruppo di monaci integralisti chiamati “parabolani”, formalmente infermieri ma di fatto usati dai vescovi di Alessandria come un vero e proprio corpo di polizia per mantenere l’ordine in città.


Emesso dalla Spagna il 5 aprile 2010
per l'assegnazione del Goya Award
al film Agorà, sulla vita di Ipazia
Yvert 4200, Dentellatura 13
Una martire, Ipazia, non più della fede ma della libertà di pensiero; una figura culturale e storica ampiamente studiata e rivalutata in epoca moderna ma che deve essere apparsa agli agiografi del primo millennio tanto scomoda da dover essere in qualche modo rimossa e cancellata, e al tempo stesso tanto luminosa da essere comunque consegnata al ricordo dei posteri, sia pure sotto mentite spoglie.

La stessa Chiesa Cattolica ha del resto espresso fondati dubbi sulla reale esistenza storica di santa Caterina di Alessandria, tanto che nella seconda metà del secolo scorso, pur senza mai proibirne espressamente la venerazione, fu deciso di escludere il suo nome dal Martirologio Romano.

Nel 2003 la santa venne reinserita tra i martiri da papa Giovanni Paolo II e la sua memoria facoltativa si celebra il 25 novembre.