Lì dove il tempo si è fermato
 

di Daniela TESTA


 

Un po’ ovunque ci sono paesi che vanno morendo; i giovani li abbandonano per trasferirsi in città e i vecchi restano lì, immobili e immutabili come le loro case. A volte, però, ci sono località che pur essendo parte del nostro passato non sono cresciute con noi, non ci appartengono, non sono arrivate a far parte del nostro presente. Per me questo paesino è Cascano, in quel di Sessa Aurunca, in provincia di Caserta, non distante da quel Teano di garibaldina memoria.

Cartolina B/N di Sessa Aurunca, Piazza Ercole.
Nell’emiciclo si intravede di profilo la fontana D’Ercole realizzata da Angelo Solari nel 1825 per celebrare il completamento dell’acquedotto

Lato indirizzo della cartolina 01 inviata in occasione della Pasqua 1929. Nel 1927 Mussolini accorpò questo territorio alla provincia di Napoli. Nel 1945 il primo governo repubblicano istituì la provincia di Caserta

 



La fontana d’Ercole come appare ora: rappresenta Ercole che strozza il leone nemeo, simbolo della città di Sessa Aurunca. Sotto sono due sfingi

Cascano, paesino di poco più di 1000 anime, è situato a 205 metri sul livello del mare, sulla sella che fa da spartiacque tra la piana del Garigliano e quella del Volturno. È un paesino molto antico; il suo territorio risulta antropizzato fin dall’epoca preistorica e alcuni reperti archeologici risalgono persino al 9000 a.C. ma è soprattutto con la conquista da parte dei Romani che questo territorio si sviluppò.


Francobollo del periodo fascista
celebra la via Appia

Cascano specialmente ebbe grande rilevanza quando, a seguito della modifica del vecchio tracciato della via Appia, si ritrovò sull’asse principale che univa il Lazio alla Campania. Allora vi era una fiorente produzione di manufatti in ceramica.


L’arte della Ceramica in due francobolli

Con la caduta dell’impero romano, Cascano visse un periodo di decadenza ma verso il X-XII secolo l’intera area riprese vita.
Oggi ci si arriva uscendo dall’autostrada A1 al casello di Capua e percorrendo la via Appia che in quel tratto si snoda sul blando collinare, tra pini messaggeri del mare poco distante. Per quella strada si andava a trovare il nonno che a Cascano, nella casa di famiglia, vi trascorreva le vacanze.


l'auto dello zio

Ci pigiavamo nella macchina dello zio, noi bambini seduti in braccio ai grandi, allegri e vocianti, richiamati periodicamente all’ordine dallo zio: “silenzio, devo guidare!”


Cartolina B/N di Cascano nei primi anni ‘50. La piazza
principale si apre sulla via Nazionale (o via Appia)

Ed eccoci nella piazza del paese dove era meglio lasciare l’auto e proseguire a piedi per le strette e storte vie del compatto tessuto edilizio dai chiari influssi arabi, dove muri scrostati si alternavano a portoncini e finestrelle ingentiliti dai vasi di fiori. Lungo quelle viuzze si incontravano le donne in lunghi abiti neri che andavano a prendere l’acqua alla fontana portando con disinvoltura le cannate in equilibrio sul capo, e che ti salutavano con cortesia e malcelata curiosità. E lì in fondo, al di là del buio sottopassaggio a volta che attraversavo con timorosa rapidità, era la casa. Il nonno ci accoglieva con baci, timide coccole, con il caffè e qualche bevanda fresca.


campagna e albero

In quella grande casa, mi affacciavo ai balconi lasciando vagare lo sguardo sulla campagna che a me “cittadina” sembrava senza fine. Mi aggiravo per le grandi stanze curiosando tra gli oggetti: gli spartiti di musica sul pianoforte della nonna, lì rimasti a perpetuarne la presenza, le


Donizetti ed i pentagrammi

porcellane e i piccoli oggetti d’argento sui tavolini della sala, le fotografie dei familiari e di giovani amici che erano partiti per la campagna d’Africa inseguendo il sogno di Mussolini di un Impero Italiano e di una vittoria dell’Asse nella 2° guerra mondiale, e che non erano più tornati. Guardavo a lungo quei giovani sconosciuti che fieramente posavano nelle loro divise perdendomi nella malinconia dei loro sguardi, finché non venivo richiamata all’attualità dalla mamma: era tardi, era ora di tornare a casa.


l’Alleanza tra Mussolini e Hitler

Molti anni dopo, saltano fuori da una vecchia scatola di latta, di quelle dove si è soliti riporre quelle piccole cose che, si sa, saranno altri a gettar via, vecchie cartoline e lettere. E l’occhio della mente immediatamente recupera immagini che credevo perdute, piccoli frammentari ricordi di un paesino di poche anime che è stato teatro di larga parte della vita dei nonni, un paesino che negli anni si è ingrandito, continua a vivere la sua vita e a celebrare le sue feste, ma per me è rimasto fermo ed immobile ad un tempo che è passato.

 


Biglietto postale spedito da Cascano nel 1948


Testo del biglietto scritto da Alessandro a suo figlio Giuseppe in data 3/8/1948

 


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