MEMORIE
di Antonio Rufini

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Memorie di un anziano collezionista di storia postale (CXVIII parte):

MARCHE FISCALI USATE COME FRANCOBOLLI

Antonio Rufini

§1 – “Il mondo” delle marche fiscali è, anzi dovrei dire che è stato, un mondo fantastico.
Allorquando si parli di Marche fiscali (qui da me ed in seguito, per brevità, solo “Marche” o “Marca”) viene immediatamente di pensare alle “vecchie” Marche da Bollo, quelle molto simili ai vecchi francobolli italiani della Serie Ordinaria “Siracusana” perché la maggioranza dei valori adesivi di dette Marche avevano il disegno della testa della Dea Roma.(1)

Il fatto vero è che di Marche ne sono esistite e ne esistono molte e per usi diversi: quelle “da bollo”, quelle “per cambiali”, quelle “per atti giudiziari”, quelle per “contratti di borsa”, etc.; e nel mondo variegato delle marche sono comprese anche le Carte Bollate per atti civili, per Atti Giudiziari, per Contratti di Borsa, i foglietti di base per Cambiali, le marche (lunghe e strette) per bevande alcooliche, quelle per le sigarette elettroniche, per le scatole di fiammiferi (cerini, Minerva, prosperi da cucina), per radiofonia e via dicendo.

Lo Stato italiano (Regno e Repubblica) ha prodotto moltissimi tipi di Marche tendenti a far pagare ai cittadini o un’imposta od una tassa particolare; molte di esse, col tempo, sono state abolite e la tassa o imposta o accisa che esse rappresentavano è stata dalla popolazione pagante “assolta”, cioè “versata” allo Stato in altro modo.
Ma nel “mondo” delle Marche Fiscali sono state ricomprese altre Marche, create per usi specifici, sempre di pagamento anticipato in favore dello Stato (Marche per Concessioni Governative, Marche Consolari, Marche per contratti verbali di locazione, Marche per Trasporto Merci, Marche per l’Imposta Generale sull’Entrata, etc.).(2)

Occorre considerare che anche i francobolli sono Marche con l’acquisto dei quali si anticipa il pagamento della tassa per ottenere il “servizio” di trasporto di corrispondenze o pacchi.

In moltissimi Stati l’uso delle Marche è ancora in uso (mi si perdoni la ripetizione che è “voluta”); nel Regno Unito, per esempio, per ogni uso fiscale s’usano come Marche, i semplici Francobolli.

Mi arresto a questo punto: dato che per parlare compiutamente di Marche e di come vengano distribuite e vendute, di che tipo di “aggio” abbiano i venditori finali nella cessione agli utilizzatori, etc. sconfinerei nella compilazione di un libro; do più avanti, qui di seguito una minuscola presentazione di varie Marche fiscali ma su documento riservandomi di mostrarne altre “assolute” (nuove ed usate) prima delle note in calce e molte di esse risalgono ai tempi che furono.

Nel nostro Paese è stata edita una formidabile pubblicazione dalla C.I.F. S.r.l. di Milano: il Catalogo Unificato delle Marche redatto da Fabrizio Balzarelli, un’opera superba (ed economicissima) che spazia dagli ex Stati italiani (ante 1859) alle Colonie Italiane, al Regno ed alla Repubblica, con indicate le varietà ed i valori commerciali attribuiti dall’autore ai singoli pezzi.

Le vecchie Marche da Bollo stampate dal Poligrafico dello Stato su carta filigranata sono ormai storia (sostituite nel 2005 da un nuovo pseudo francobollo autoadesivo stampato da remoto da concessionari dell’Agenzia delle Entrate); le vecchie Marche da Bollo sono ormai fuori corso dal 2007 e sono quindi diventate oggetto di collezione per veri appassionati; si salvano le Marche per bevande alcooliche e quelle per le sigarette elettroniche ma che vita avranno in futuro?

Ecco di seguito pochi documenti con incollate (e annullate) marche varie, tutte fuori corso ormai da tanto tempo ma ancora affascinanti; vorrei illudermi che i lettori che non si siano mai avvicinati ad esse, che non le abbiano mai viste, possano meravigliarsi su come lo Stato italiano riuscisse a finanziarsi imponendo ai cittadini l’acquisto e l’uso di quelle bizzarre “Carte Valori”:




Passo a questo punto a mostrare qualche documento postale che ha circolato affrancato mediante Marche varie.

Sono tutti documenti che ho potuto reperire, a poche migliaia di Lire o rimborsando poco, anzi pochissimo, tramite il mio indimenticabile amico Tobia, commerciante di francobolli e monete nel centro della mia città; alcuni furono inviati a me o a miei congiunti ma altri vennero recapitati a terzi. Potrei oggi, ex post, congetturare che egli abbia acquisito o chiesto l’invio dei seguenti oggetti postali a o da altri colleghi o piccoli commercianti occasionali e specifici (ma privati) presso il Circolo Diena (attivo ed operante la domenica mattina nella Concessione demaniale delle Poste sul Lungotevere Flaminio del Tevere), ma nulla posso affermare. Poi il mio vecchio amico per grave patologia perse conoscenza a fine anno 1998 e mancò ai vivi nel 2002; da allora non ho più potuto reperire e non mi sono più stati inviati oggettini postali affrancati con Marche; debbo aggiungere che non li ho più scovati nemmeno nei mercatini delle pulci di Rimini e Riccione, di Roma, di Firenze, Milano e Genova.
Sul “punto” mi riservo di fare qualche considerazione in fine di questa memoria.







Ho contenuto il numero degli oggetti mostrati in poco più d’una decina con la maggior parte di loro parzialmente oscurata per motivi di privacy, anche se sono trascorsi più di 30 anni; un invio venne fatto non con Marca fiscale ma con un pseudo francobollo per Diritti di Segreteria del Comune di Roma: fu una Marca? Dovrei rispondere “no”! Ma vada bene anche così.

In eBay e Delcampe talvolta compare qualche invio affrancato con Marche (sia periodo Regno che Repubblica) e quasi spesso offerto al costo di pochi €uro più spese di spedizione che, anche qui quasi spesso, superano il prezzo richiesto; non ne ho mai fatto acquisto; codesti oggetti per me sono una raccolta curiosa, non una collezione; nella raccolta (aperta) compaiono anche altri esempi di frode alle Poste fatta col altri mezzi pseudo postali; ne tratterò in una memorietta prossima ventura.

Per i miei “scambi” di materiale postale ho sempre valutato in maniera bassa o bassissima gli invii con Marche usate come francobolli: non ne ho avuto mai alcuna richiesta. Sono così disinteressanti?

Passo quindi, prima della chiusura di questa memoria, a mostrarvi due “stralci” ridottissimi di Valori Bollati, (alcuni già mostrati sopra) ma riservandomi di mostrarne altri nel secondo futuro paragrafo.


Mi riservo ora per allora, nel prossimo paragrafo, di mostrare ai giovani lettori de IL POSTALISTA cioè a quelli nati dal 1995 in poi (30 anni più o meno) cosa siano state anche le Carte da Bollo (o “fogli bollati”) che hanno avuto un grande uso generale nello Stato italiano e per più di un secolo e mezzo.

Per quanto riguarda alcune delle Marche mostrate qui sopra, specie quelle di valore più alto, va da sé che fosse quasi impossibile che venissero usate per affrancare, specialmente per le corrispondenze “a firma” che dovevano essere presentate negli U.P., cioè controllate dagli impiegati agli sportelli. Però dati i milioni o miliardi di corrispondenze transitate e alcune diciamo pure “anche di favore” potrebbe essere successo.
Vorrei illudermi di non aver annoiato.
Alla prossima……

 

NOTE:

1) A me è sempre sembrato che l’autore, nell’incisione della testa della “Dea Roma” proposta sulle Marche da Bollo, si fosse ispirato a due monumenti romani in pietra: la Dea Roma dell’Altare della Patria nel Vittoriano (Piazza Venezia) e per l’altra la statua nella fontana di Piazza del Popolo, che cioè avesse fatto una sincrasi delle “teste” delle due realizzazioni marmoree. Si tratta, sia chiaro, di mia impressione personale e coloro che non conoscano la città di Roma potranno trovare le foto dei due monumenti nel web: forse scoveranno tutte foto “di fronte”, comunque potranno farsi un’idea personale di massima e collazionarla con la mia. Ignoro chi sia stato, nel Poligrafico dello Stato Officina Carte Valori, l’incisore della Dea Roma per le varie Marche realizzate negli anni e con tantissimi valori facciali. Tanto per chiudere posso anche riferire che la Dea Roma da noi vecchi romani venga anche nominata con un aggettivo qualificativo particolare, cioè “Dea Alma Roma”.

2) Le Marche per l’Imposta Generale sull’Entrata (I.G.E.) a due parti <madre e figlia>, la prima da incollarsi sulla fattura consegnata al cliente o cessionario e l’altra da incollarsi sulla copia del mittente o cedente, hanno avuto validità fino al 31/12/1972 e poi sono state sostituite dall’I.V.A.. Solo coloro che abbiano la mia età o quasi possono ricordare l’uso delle vecchie Marche I.G.E..

3) Le Marche per Concessioni Governative sono state comunissime per molti anni e ne sono state stampate e vendute a milioni. Un tempo la tassa <regolata da ultimo con D.P.R. 26/10/1972 n. 641 e relativa Tariffa approvata con D.M. 28/12/1995 e successive modifiche prevedeva all’art. 15 il pagamento anticipato (con Marca) per le Patenti di abilitazione alla guida di veicoli a motore nonché il relativo rinnovo annuale>. I “patentati” nati dopo il 1978 non sanno proprio come s’usassero (dove incollare le relative Marche e come farle obliterare sulle patenti cartacee di guida).

Antonio Rufini
27-04-2026

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