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| Memorie di un anziano collezionista di storia postale (CXVI parte):
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I CARI ESTINTI – BANCHE: IL BANCO DI SANTO SPIRITO |
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| Antonio Rufini | ||||||||||||||
Continuo con la storia e la relativa Storia Postale di altri “cari estinti” e mi occupo ancora della mia città, si tratta sempre di Banche non più esistenti, stavolta del Banco di Santo Spirito Società anonima, poi S.p.A. (di seguito citato anche come “Banco” o col solo suo indirizzo telegrafico “SPIRITBANC”) che è stato una Banca vecchissima romana e italiana.(1) Venne costituito il 13/10/1605 col fine di gestire le proprietà, anche immobiliari, accumulate nel corso dei secoli dall’Arcispedale di Santo Spirito in Saxia, al quale fu collegato ed il quale aveva l’obbligo di finanziare: era una Banca pubblica degli Stati Pontifici e di Roma in particolare. Per la gestione delle attività la sede del Banco fu collocata proprio presso l’Arcispedale(2), sulla riva destra del fiume Tevere, vicino San Pietro, nel Rione Borgo. Successivamente la sede della Banca venne spostata in centro città, sul lato sinistro del Tevere nel palazzo Sforza Cesarini, Rione Ponte, cioè nell’ex sede della Zecca pontificia, in Via dei Banchi (poi Via del Banco di Santo Spirito) cioè ove quotidianamente si faceva commercio di tutto, operavano i cambiavalute, gli scrivani ed i Notai, proprio sulle bancarelle private all’aperto e coram populo, un po’ come avviene oggi nei mercati scoperti delle nostre città per generi food e non food. Nel XVIII Secolo il Banco lavorava come banca di deposito di Enti religiosi (come oggi lo I.O.R.) e collocava al pubblico sia le cedole di obbligazioni (come oggi i Buoni del Tesoro) dello Stato Pontificio, sia le obbligazioni di privati; ma il Banco emetteva anche proprie piccole obbligazioni cartacee che circolavano come titoli al portatore quasi fossero denaro contante. Alla fine del secolo e nel periodo napoleonico il Banco venne coinvolto da una bella crisi finanziaria e venne chiuso dall’amministrazione dell’Impero francese (che comprendeva anche Roma ed i territori laziali dello Stato pontificio); ma dopo la sconfitta di Napoleone a Lipsia il Banco fu riaperto dall’amministrazione degli Stati della Chiesa riprendendo la sua attività secolare e la situazione rimase pressoché invariata sia durante la Repubblica Romana del 1848 che successivamente, col Banco che usava gli interessi del Buoni del Tesoro del Debito Pubblico degli Stati pontifici (impiegando il denaro dei depositanti per tali acquisti) per il finanziamento dell’Ospedale. Tutto mutò con la conquista di Roma da parte del Regno d’Italia il 20 settembre 1870. Il Banco venne riconosciuto come Banca a tutti gli effetti (cioè come fosse una normale Società anonima), venne messo in grado di accettare i depositi anche dei privati, non solo dei pochi Enti religiosi non aboliti; fu PERFINO autorizzato ad emettere di nuovo proprie “obbligazioni” al portatore che vennero definite “cartelle”; fu anche autorizzato a praticare il Credito Fondiario (solo in Roma e nel Lazio), concedendo mutui edilizi sia in contanti che tramite le proprie cartelle(3). Il Banco, quindi, partecipò allo sviluppo edilizio di Roma capitale per i successivi 25 anni ma restava sempre legato all’Ospedale di Santo Spirito che continuava a finanziare coi propri utili. Il Banco fu coinvolto dalla “bolla edilizia” romana del 1888, messo in liquidazione nel 1894 per le gravissime perdite e chiuso definitivamente durante la prima Guerra Mondiale, nel 1917; l’Arcispedale restò senza finanziatore. Dopo la fine della prima guerra mondiale il Banco venne ricostituito nel 1921 come Banca ordinaria a sé stante (una normale Società anonima e senza collegamenti con l’Arcispedale) per impulso dell’allora Partito Popolare (cattolico) ed iniziò ad operare accettando i depositi di Istituzioni ed Enti religiosi e di privati ma nel 1929 venne coinvolto nella crisi economica della “grande depressione” mondiale, come tutte le Banche italiane del tempo(4); dall’epoca il Banco ebbe il seguente cartiglio quale emblema:
Poiché il Banco aveva acquisito importanza per i cittadini romani non potette essere posto in liquidazione ma fu quindi controllato completamente dell’Istituto Italiano di Credito Marittimo ma poi anche codesto Istituto venne, per legge, messo sotto il controllo di un altro Istituto di diritto pubblico, l’I.R.I.; era il 1935 e l’I.R.I. che già controllava il 33% dei capitali delle tre Banche di interesse nazionale (Credito Italiano, Banca Commerciale e Banco di Roma) si trovò ad essere anche proprietario del 100 % del capitale di SPIRITBANC. La situazione restò immutata per tutti gli anni ’30 e durante la seconda Guerra mondiale; nel dopoguerra il Banco, sempre di proprietà dell’I.R.I. partecipò alla ricostruzione ed allo sviluppo economico dell’Italia repubblicana durante gli anni d’oro del boom italiano (1949-1965) finanziando, tra l’altro, anche la Federazione Italiana dei Consorzi Agrari e intervenendo nel finanziamento delle nuove imprese private che parteciparono allo sviluppo edilizio gigantesco e disordinato della capitale, dato che il Banco, subito dopo la fine della guerra era un’importante istituzione bancaria romana, era la terza banca locale più importante dopo il Banco di Roma e la Cassa di Risparmio di Roma (CARIROMA) e quest’ultima era perfino autorizzata per legge a praticare il Credito Fondiario. Dal 1945 in poi l’I.R.I. non mise mai sul mercato il proprio 100% delle azioni di SPIRITBANC ma durante l’era delle privatizzazioni lo cedette (1989) alla Fondazione con finalità assistenziale/filantropica Cassa di Risparmio di Roma che era un Ente Pubblico Economico ma anche una Fondazione che gestiva quella che fu la più importante azienda bancaria romana (la Cassa di Risparmio di Roma, E.P.E.); quindi SPIRITBANC entrò a far parte del grande gruppo bancario, nel 1992 con BANCORONA e CARIROMA, che complessivamente ebbero varie centinaia di sportelli bancari in Roma, nel Lazio ed in Italia. Si verificò un fatto particolare degno di nota: a metà degli anni ’80 SPIRITBANC si trovò in difficoltà finanziarie e contemporaneamente la CARIROMA intendeva acquisire SPIRITBANC dall’I.R.I. ma non aveva le finanze in grado di poter fare l’acquisizione (oltre 700 miliardi); così CARIROMA cedette a SPIRITBANC tutto il proprio ramo aziendale (tutte le proprie centinaia di sportelli bancari) e col ricavato rilevò dall’I.R.I. il 100% del capitale di SPIRITBANC. Quindi, forse anche per motivi fiscali(5), si operò un’operazione che aveva dell’incredibile: si fusero CARIROMA e SPIRITBANC ma con incorporazione della grandissima CARIROMA nel piccolo SPIRITBANC; CARIROMA scomparve come banca (ma rimase la sua controllante Fondazione che partecipava al capitale della società risultante dalla fusione) e restò operante (come Banca) solo SPIRITBANC; del fatto noi vecchi romani rimanemmo stupiti ed a bocca aperta: per noi si trattava di una logica totalmente rovesciata, capovolta, un po’ come se ci avessero affermato che Venezia fosse in Provincia di Mestre……o che le valve di madreperla delle ostriche si fabbricassero usando i bottoni delle camicie eleganti da uomo; vorrei sperare di aver dato l’idea del pensiero di noi romani d’allora! Era l’epoca delle grandi trasformazioni bancarie iniziata nel 1992. Successivamente il grande Gruppo Bancario “CAPITALIA” gestito da Cesare Geronzi (comprendente SPIRIT BANC che aveva incorporato CARIROMA, Mediocredito Centrale, Banco di Sicilia, BiPopCarire) nel 2002 si fusero dando origine alla nuova grande banca “BANCA DI ROMA” risultante dall’atto di fusione; col 2002 di fatto il Banco di Santo Spirito sia come istituzione ma anche come denominazione, come nome, dopo 4 secoli, scomparve dal settore bancario. Ho cercato di essere succinto al massimo, cosa non semplice per una istituzione secolare; la storia di SPIRITBANC meriterebbe molto di più di quanto ho sopra riferito, anche se fosse del solo periodo dal 20/9/1870 (presa di Roma e fine dello Stato Pontificio) alla fine del XX° secolo; non ho voluto fare, inoltre, il “copia e incolla” dall’opera di altri, per esempio attingere dalla “Storia della Banca Italiana da Cavour a Ciampi” di Napoleone Colajanni (edizione Newton Compt di Roma anno 1995), libro ancora in vendita (usato) su eBay a poco più di 6 o 7 €uro più spese postali, che però non comprende l’epoca delle grandi fusioni e concentrazioni bancarie post anno 2000. Termino con la parte “postale”. Mi sono occupato di Storia Postale di SPIRITBANC per il solo periodo “Lira” repubblicano ed ho reperito quasi esclusivamente corrispondenze affrancate con affrancatrici private (della Banca) o inviate per Recapito Autorizzato; le mostro di seguito, autolimitandomi nel numero e mostrandone le scansioni per ordine di data; buona visione:
Chiudo questa breve memoria del vecchio Banco di Santo Spirito, veramente un “caro estinto”, allegando mie foto del palazzo della sede sociale in angolo della Via dei Banchi Nuovi, fronte a Via Santo Spirito(6):
Lo stralcio stradale romano qui sopra l’ho prelevato dal sito istituzionale di Roma Capitale e le foto della vecchia sede del Banco, come anticipato, le ho scattate personalmente con la mia vecchia Nikon che non ha un grandangolo ma comunque zero problemi di violazione di diritto d’autore; invito però i lettori ad entrare nel Web e visionare le foto della facciata della vecchia Sede di Spiritbanc: ci sono, tante e ben fatte (in primis in Wikipedia). NOTE: 1) Certo il Monte dei Paschi di Siena fondato nel 1472 non ha rivali, in Italia, per quanto riguarda l’anzianità di fondazione. Comunque il Banco di Santo Spirito, per anzianità di costituzione, con i suoi più di 400 anni non scherza, cioè non scherzava mica. Antonio Rufini | ||||||||||||||
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