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| Memorie di un anziano collezionista di storia postale (CXII parte): | ||||||||||||||
I CARI ESTINTI - BANCHE: |
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| Antonio Rufini | ||||||||||||||
§3) – Sono arrivato alla terza ed ultima vecchia Banca di Interesse Nazionale (B.I.N.) cioè il Banco di Roma Società anonima per azioni, poi S.p.A. (di seguito e per brevità solo “Banco” o anche la sua sigla telegrafica “BANCOROMA”). Ho avuto pochissimi commenti negativi sulle prime mie memorie a tema “Banche” (CREDIT e COMIT) per la loro lunghezza e certo mi fu difficile ridurre le vicissitudini, la vita di due Banche che fecero la storia d’Italia ad un “liofilizzato”; tenterò stavolta e le prossime di autolimitarmi, quantomeno nelle immagini di Storia Postale. Il Banco di Roma venne costituito verso la fine del XIX° secolo all’indomani del trasferimento a Roma della Capitale d’Italia, cioè il 9/3/1880 da un gruppetto di danaroso nobili romani(1) con capitale iniziale 2.000.000 di Lire: crearono il BANCO DI ROMA Società Anonima. La Capitale del Regno d’Italia negli anni seguenti ebbe uno sviluppo urbanistico da far paura; allo sviluppo urbanistico si accompagnò un pari sviluppo economico del quale si giovò il Banco di Roma che per i decenni successivi (fino alla partecipazione dell’Italia alla Prima Guerra Mondiale) fu un’istituzione molto intraprendente; di seguito l’espansione del Banco in Italia e all’Estero (fatti più rilevanti): 1901 apertura di sportelli bancari a Genova e Torino; Dovrei anche aggiungere che il Banco a poco a poco si espanse anche in Italia tanto da diventare un’istituzione di importanza nazionale e nonostante dovesse fronteggiare la concorrenza, spietata. delle due principali Banche italiane dell’epoca, cioè il Credito Italiano e la Banca Commerciale. Sia prima (anno 1914) che dopo la fine della prima guerra mondiale il Banco rischiò il fallimento per i troppi debiti accumulati ma venne salvato dal Governo italiano proprio per la sua grandezza e per il fatto che operava in tutta la Libia (rivierasca), diventata colonia dopo la vittoria del 1912 nella guerra contro la Turchia (città di Tripoli, Bengasi, Tobruch e forse Derna e Misurata). La Banca d’Italia fece rilevare le azioni del Banco da un’istituzione creata appositamente per il salvataggio delle Banche(2) cioè la “Società Nazionale Mobiliare”(3) poi trasformata in “Istituto di Liquidazioni” che poi negli anni ’30 venne rilevato in toto dall’I.R.I.. In somma dopo tanti giri, dopo tanti “balletti” di acquisizioni e salvataggi, a metà degli anni ’30 il 33% o più del capitale del Banco, forse l’intero capitale sociale divenne proprietà dell’I.R.I., le azioni non vennero quotate dalla Borsa Italiana e tale situazione restò immutata fino all’età delle “concentrazioni bancarie” (primi anni ’90 del XX° Secolo). Il Banco già dagli anni ’30 era presente su tutto il territorio del Regno d’Italia e quando venne promulgata la “Legge Bancaria” (RDL 12/3/1936 n. 375) aveva le speciali caratteristiche per essere definito “Banca d’Interesse Nazionale” dato che aveva sportelli aperti in più di 30 Provincie del Regno e Colonie. Anche se temo di ripetermi tale “condizione” prescriveva che le Azioni del Banco potessero essere di proprietà di soli cittadini italiani o di Società con sede nel Regno d’Italia (e chiaramente, poi, con sede nella Repubblica Italiana); si trattava della “blindatura” predisposta dal Beneduce per preservare il sistema bancario italiano dalle acquisizioni da parte di banche ed Enti esteri; e tale condizione perdurò per mezzo secolo, fino alla privatizzazione selvaggia, disposta dall’U.E., del sistema bancario italiano (agosto 1993, in vigore dall’1/1/1994). Invito i lettori alla lettura della mia “memorietta” sul CREDIT (IL POSTALISTA 25/6/2025) nella quale, sconfinando nella narrazione, ho esposto per sommi capi la storia recente e recentissima del sistema bancario italiano (quindi anche del BANCOROMA). Ciò che c’è da aggiungere sul BANCOROMA è poco o pochissimo: il Banco venne fuso il primo agosto 1992 con il Banco di Santo Spirito S.p.A. (il quale aveva già acquisito il ramo aziendale, cioè tutte le Agenzie della Cassa di Risparmio di Roma) modificando la propria denominazione in BANCA DI ROMA S.p.A. e fece parte del Gruppo Bancario CAPITALIA S.p.A. (nel quale erano confluite anche il Banco di Sicilia, Bipop Carie, Fineco e Mediocredito Centrale). A seguito della fusione, come anticipato, il Banco mutò quindi, ma semplicemente, la propria denominazione da “BANCO” a “BANCA” così anche gli oggetti postali circolati con la nuova denominazione sono stato costretto a classificarli assieme ai “vecchi” intestati come “BANCO” e li mostrerò di seguito dopo i primi sette “storici”. Il Banco ebbe sempre sede in Roma; io lo ricordo in Palazzo De Carolis in Via del Corso c.n. 307 (ex Ambasciata di Francia forse fino al 1800) un edificio storico acquistato nel 1908 e rimaneggiato anche dal Piacentini, con un fantastico salone per la clientela in stile Liberty ed una bellissima scala elicoidale opera forse di Alessandro Specchi (1666-1729), un Architettore che ebbe intitolata una strada proprio lì vicino e nella quale via ci fu la sede della sopra citata quasi “nuova” BANCA DI ROMA S.p.A.. Come sempre i miei mezzi “tecnici” (cioè una Nikon elettronica) non mi consentono la realizzazione di foto panoramiche; quindi aggiungerò in fine la foto del vecchio BANCOROMA tratta da Wikipedia, quindi immagine impiegata per motivi si studio anche con finalità didattica e senza fine di lucro.
Come anticipato, qui subito appresso le foto (da Wikipedia) della gigantesca vecchia Sede, nella mia città, del Bancoroma in Via del Corso; da annotare le due cose tipiche dei fabbricati storici, delle architetture “romane”: il colore ocra della facciata (in Roma l’”ocra” viene declinato in tutte le sue sfumature, dall’ocra tendente al giallo a quello tendente al terra di Siena bruciata) ed i “marcapiani” (esclusivamente in periodo rococò i fabbricati presero, ma per breve tempo, coloriture bianco avorio, rosa, celeste e verde acqua: eleganza e leggerezza, ripudio della monumentalità). Ecco qui di seguito la facciata del vecchio BANCOROMA, presa di scorcio per la difficoltà di scatto dalla Via del Corso che è strettina:
Palazzo De Carolis (4) Tutti i documenti postali sopra presentati sono di mia proprietà, quindi zero problemi di violazione del copyright. Per le vecchie tre ex Banche d’Interesse Nazionale ho terminato con il BANCOROMA, veramente un “Caro Estinto”; non ho ancora deciso quale altra Banca, non più esistente, dovrò affrontare per i lettori de IL POSTALISTA, ma mi darò da fare. NOTE: 1) - Si trattava del Principe Bandini, del Duca Borghese, del Marchese Merenghi, del Principe Gabrielli; tutti forse di nobiltà “nera”, come si diceva al tempo, cioè nobiltà del cessato Stato Pontificio e legati al nuovo Pontefice Leone XIII° (un “laziale” di Carpineto Romano).
Antonio Rufini | ||||||||||||||
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